Barletta retrocesso in Eccellenza. <span>Foto Cosimo Campanella</span>
Barletta retrocesso in Eccellenza. Foto Cosimo Campanella
Calcio

Undici anni senza Serie C (sesta parte): da una rivoluzione mancata a un'incredibile retrocessione

Stagione 2023/24: il Barletta di Ginestra (e di Schelotto) resiste fino a novembre. Poi crolla tutto

Nardò, 21 maggio 2023. Con i gol a inizio ripresa di Gjonaj e Dambros, i salentini di Nicola Ragno superano il Barletta, privo dello squalificato mister Farina, nella semifinale playoff del girone H di Serie D.

A catturare però l'attenzione di tutti gli addetti ai lavori al seguito del Barletta, non è tanto quel che combinano le due squadre in campo, quanto ciò che sta accadendo sugli spalti.

"Vogliamo chiarezza sul futuro del Barletta" recita uno striscione esposto dal Gruppo Erotico, e in larghissima parte condiviso dagli oltre mille barlettani partiti alla volta di Nardò, nonostante la conclamata quasi inutilità dei playoff di Serie D, e soprattutto nonostante il clima tutt'altro che idilliaco in seno all'ASD Barletta 1922, e tra la società e gli stessi tifosi biancorossi: clima di tensione tra l'altro pienamente confermato dalle pesanti parole di mister Farina dopo Barletta-Nardò 3-2.

"Vi riporterò dove vi ho preso…" sarebbe stata, secondo più di una testimonianza, la furente risposta del presidente Mario Dimiccoli allo striscione esposto dai tifosi barlettani presenti a Nardò.

Ora, non è certo nostra intenzione, in questa sede, quella di reimbastire processi già peraltro brillantemente superati dalla storia di questa bellissima primavera biancorossa 2026.

Ci limiteremo a raccontare, purtroppo, la storia di una rivoluzione drammaticamente fallita, e di una impressionante concatenazione di errori, disastri, scelte infelici (decida il lettore come meglio definirli…) che hanno portato a una stagione 2023/2024 che forse nemmeno il più pessimista tra i tifosi biancorossi avrebbe mai potuto immaginare. Ma andiamo con ordine, a partire da quanto accaduto nella controversa estate 2023.


L'estate rovente del "nuovo" Barletta 1922

Cordialmente rifiutata la cessione dell'ASD Barletta a una cordata di imprenditori guidata da Vincenzo Bellino, il presidente Mario Dimiccoli incassa nella stessa giornata l'addio definitivo di Francesco Farina e del diesse Savino Daleno.

Una settimana dopo è il vice presidente Francesco Divittorio a salutare la compagnia, motivando il tutto con: "una diversa visione della gestione societaria rispetto a quella di Mario Dimiccoli con il quale ho avuto diverse divergenze nell'arco della stagione."

Dimiccoli però tira avanti per la sua strada, e in meno di un mese rivoluziona completamente l'assetto tecnico-dirigenziale della squadra affidando il ruolo di direttore sportivo a Gigi Pavarese, quello di direttore generale all'ex Molfetta Beppe Camicia, e il ruolo di allenatore all'ex tecnico di Fidelis Andria, Bisceglie, Casertana e Team Altamura Ciro Ginestra.

Tra un piccato botta e risposta a distanza e l'altro (particolarmente aspri quelli con l'ex tecnico Farina e con l'ex capitano Massimo Pollidori), Mario Dimiccoli piazza il colpo a sensazione, andando a ripescare dal Deportivo Moron (seconda divisione argentina) il 34enne ex Atalanta, Inter e Brighton Ezequiel Schelotto, che andrà ad aggiungersi ai vari Marsili, Bramati, Marconato, Sepe e Lacassia, e più tardi ai portieri Sapri e Provitolo, al cavallo di ritorno Antonio Caputo, e ai vari De Marino, Ngom, Fornaro, Venanzio e Lippo, mentre della vecchia guardia vengono confermati i soli Cafagna, Milella, Russo e Di Piazza, per quella che nelle intenzioni della società dovrebbe essere una rivoluzione all'insegna del bel gioco, da coniugare con quel "vogliamo vincere in campionato" pronunciato quasi all'unisono dai vertici societari e dirigenziali in quella famosa conferenza stampa del 14 luglio 2023.

Le amichevoli pre campionato si rivelano abbastanza contraddittorie, e vedono un Barletta che passa da un incoraggiante pari con l'Avellino (squadra di Serie C), alla sconfitta per 2-1 sul campo del Molfetta (squadra di Eccellenza).

Tutto questo però non scoraggia affatto i tifosi biancorossi che risponderanno con qualcosa come circa tremila abbonamenti: più del Como, che proprio in quella stagione con Cesc Fabregas partiva per riconquistare la Serie A.

Un po' meno entusiasta si rivela però Ciro Ginestra, che in una famosa intervista del 24 agosto, dal ritiro precampionato di Rivisondoli, in Abruzzo, dice la sua sulle potenzialità dell'organico a disposizione:

"«Manca ancora qualcosa, manca qualche giocatore, la società sa che deve intervenire perché così si fa più fatica [...].
«Il direttore
(Gigi Pavarese NdA) è uomo di calcio, si vede nettamente che manca qualcosa a questa squadra, non c'è bisogno del parere dell'allenatore solamente, si vede a occhio nudo anche da fuori.

Io farò le mia valutazioni con la società, ma la stessa sa benissimo che qualcosa ancora serve e mi rendo conto che ci deve essere anche la condizione giusta per farlo. In caso contrario resteremo così come ho sempre detto, ma la squadra va migliorata».


Che dire, parole difficilmente mal interpretabili quelle di mister Ginestra, ma altrettanto chiara ed inequivocabile è la risposta di Pavarese:

«Il mercato è chiuso, forse il mister avrà bisogno di qualcosa stasera a cena perchè c'era difficoltà per la reperibilità di qualche elemento. Noi riteniamo di aver completato l'organico, ma nello stesso tempo siamo vigili. Abbiamo la presunzione di credere di avere una squadra che sicuramente dirà la sua in questo campionato, non dico altro perchè sono stato oggetto di critiche per le mie dichiarazioni.

Chiedo aiuto a voi per aiutarmi a spiegare a chi non arriva a capire la lingua italiana. Questa squadra rispetto alla passata stagione ha cambiato almeno 24 giocatori su 28, abbiamo bisogno di cercare amalgama e unità di intenti e per questo chiedevo ai tifosi di trasmetterci senso di appartenenza e amore per la maglia».


Falsa partenza

È con queste premesse che domenica 3 settembre 2023 prende il via la stagione ufficiale del nuovo Barletta targato Dimiccoli-Pavarese-Ginestra, con il match del Puttilli contro il Bitonto valevole per il primo turno di Coppa Italia di Serie D, un match che soprattutto nei primi quarantacinque minuti mette in mostra un Barletta in chiara difficoltà di manovra, con gli ospiti (a loro volta tutt'altro che una corazzata…) che vanno in un paio di occasioni vicino al gol.

Nella ripresa il Bitonto legittima la sua prestazione portandosi in vantaggio, ma poi, grazie soprattutto all'intraprendenza dei nuovi entrati trova il pareggio grazie a una deviazione ravvicinata di Ngom, pareggio che a poco serve perchè ad accedere al secondo turno di Coppa Italia di Serie D sarò il Bitonto ai calci di rigore.

Negativo si rivelerà la domenica successiva anche l'esordio in campionato in casa della Paganese, che vince la partita grazie a un gol di Coquin, con un Barletta che soltanto nel finale proverà ad esercitare un sterile supremazia territoriale.

I dubbi sulla effettiva consistenza del Barletta restano anche dopo la stentatissima vittoria al Puttilli contro il Santa Maria Cilento, arrivata soltanto in pieno recupero grazie a un dubbio rigore procurato e poi trasformato dal neo entrato Matteo Di Piazza, il quale si lascia poi andare ad un'esultanza piuttosto polemica verso la tribuna.

Decisamente diversa poi si rivelerà la prestazione dei biancorossi al Puttilli contro il Gallipoli, dove un abbozzo di Ginestra-pensiero inizia a farsi vedere in campo. Il problema però resta sempre quello dell'attacco (dove nel frattempo ha fatto esordio Guido Marilungo, altro "pezzo da novanta" della campagna acquisti di Pavarese), perché seppur al termine di una buona prestazione, con il Gallipoli è solo zero a zero.

Il primo serio banco di prova della stagione del Barletta è in programma domenica 1 ottobre in quel di Matino, dove i biancorossi ritrovano il Nardò di Nicola Ragno, a pochi mesi dalla primavera caliente dell'intemerata di Farina e di quel presunto "d'andò v'è pgghjet dè v'è lassè" che ancora fa discutere.

Nardò che in questo 2023 assurge evidentemente a squadra del destino del Barletta "dimiccoliano", dal momento che non solo la squadra di Ginestra torna dal Salento con le ossa rotte dopo un umiliante 3-0 subito dai nettamente superiori granata neretini, ma il rovente post partita costerà un anno di DASPO al presidente onorario del Barletta Mario Dimiccoli, il quale nel frattempo decreta il silenzio stampa da parte della società.

Pavarese ai saluti. Dopo la tempesta, un'apparente quiete

Dopo la tempesta la quiete, recita un vecchio adagio che sembra andare bene anche per il Barletta, che dopo tanto tribolare, domenica 8 ottobre 2023 si prende una gran bella rivincita contro il Bitonto con un gran bel 3-0 maturato nel secondo tempo di una partita nella quale si è vista una squadra che gioca un buon calcio, soprattutto quando non è chiamata a "fare la partita" e a giocare in spazi stretti.

E tutto questo grazie finalmente a capitan Schelotto, il quale si procura e trasforma il calcio di rigore del 1-0, poi seguito dalla punizione del 2-0 di Mauro Marconato (forse il migliore dei nuovi arrivati), e dal ritorno al gol in biancorosso dopo tre anni di Antonio Caputo.

Bella vittoria sì, che però passa quasi in secondo piano il mercoledì successivo alla notizia delle improvvise e tuttora misteriose dimissioni di Gigi Pavarese.

Dimissioni giunte al culmine di tre mesi e mezzo nei quali il buon Gigi ha polemizzato nell'ordine: con presunti ricattatori ; poi con il povero mister Ciro Ginestra, colpevole in fin dei conti di aver detto in data 24 agosto che il Re è nudo (il Barletta non è competitivo); e infine con noi umilissimi e indegni scribi della ars pedatoria barduliana, colpevoli a suo dire di non padroneggiare a sufficienza quella tanto aulico quanto ostico derivato del latino volgare che è la lingua italiana.

Il Barletta di Ginestra, nel frattempo, conferma i suoi progressi andando a vincere a Matera (cosa che non succedeva dal marzo 1975) grazie a un'eccellente prestazione difensiva, ma anche con una certa intraprendenza in avanti, dove però i biancorossi continuano a fare fatica nonostante i nomi illustri a disposizione.

Prova ne è il fatto che nelle due domeniche successive, con la Gelbison al Puttilli, e in casa del neopromosso Manfredonia (gara a porte chiuse), vale a dire dove il Barletta avrebbe dovuto "fare la partita", arrivano altrettanti zero a zero.

Le cose sembrano andare meglio nel turno infrasettimanale casalingo del 1 novembre, quando a Barletta arriva la Palmese ultima in classifica, con i biancorossi che trovano il vantaggio ancora su rigore firmato da Schelotto.

Il Barletta del secondo tempo, però, oltre a sciorinare una prestazione non certo indimenticabile, ha il grave torto di non chiudere la gara, fallendo grosse occasioni con Sante Russo e Antonio Caputo.

Succede così che al 94' un gran diagonale di Potenza fa secco il portiere barlettano Sapri regalando un punto d'oro alla Palmese, e scatenando l'ira del Puttilli, di cui a fare le spese è principalmente Schelotto, che a fine gara è protagonista di un acceso battibecco con alcuni tifosi della tribuna.

E non è un Barletta certo esaltante nemmeno quello che vince 2-0 a Rotonda grazie a una goffa autorete di un difensore lucano, e a un gran calcio di punizione di Marsili.

A questo punto, in occasione di Barletta-Gravina, Ginestra, privo dell'infortunato Schelotto, decide di osare di più, e contro i murgiani opta per un tridente composto da Russo e Ngom sugli esterni, e Augusto "Tato " Diaz al centro dell'attacco: Tato Diaz arrivato in settimana da Lamezia Terme in sostituzione di Matteo Di Piazza, che in settimana ha rescisso il suo contratto con il Barletta ponendo fine a un'esperienza in biancorosso tutt'altro che da ricordare.

Dopo un primo tempo a reti inviolate il Gravina va avanti due volte grazie alle reti di Curvino e del fresco ex Brindisi Santoro, mentre il Barletta riacciuffa i murgiani prima con Ngom, e poi grazie a un rigore messo a segno dal "Tato" Diaz.

In pieno recupero poi, il Barletta si riprende con Caputo ciò che aveva lasciato con la Palmese, portando a casa una vittoria più di carattere che figlia dei tanto auspicati "tre passaggi di fila" annunciati in estate.

Nonostante tutto però, dopo undici giornate, il tanto vituperato Barletta di Ciro Ginestra è quinto con 19 punti a -4 dalla capolista Team Altamura degli ex Lattanzio, Loiodice e Petta, e con soli due punti in meno rispetto al Barletta di Farina dell'anno precedente: tutto questo nella settimana che porta al derby del Degli Ulivi con la Fidelis Andria, squadra guidata (ancora per pochi giorni) proprio dall'ex tecnico biancorosso.


Il Barletta più bello battuto dalla Fidelis dei tanti ex, e l'esiziale ko interno con la Team Altamura

Fidelis Andria-Barletta del 19 novembre 2023 non è un derby, non è una semplice partita di calcio, ma un crocevia di emozioni presenti, passate (e anche future…) davvero difficile da descrivere.

Fidelis Andria-Barletta avrebbe dovuto essere il grande incrocio di Francesco Farina con il suo recentissimo passato biancorosso, perché la panchina del tecnico ex Barletta salta a causa della sconfitta dei federiciani in casa del Gallipoli: sconfitta che porta la Fidelis sotto in classifica di due punti rispetto al Barletta, e il presidente della Fidelis Giuseppe Dibenedetto (quello del Trinitapoli in Eccellenza di un paio di anni prima…) a sostituire il tecnico casertano con il molfettese Pasquale De Candia.

Ma se è saltata la rimpatriata con mister Farina, non salta di certo quella dei quattro freschissimi ex Feola, Telera, Padalino e Scaringella, e soprattutto quella con Savino Daleno, ora diesse della Fidelis, del quale ben si percepisce a bordo campo l'emozione per quella che è a tutti gli effetti la sua partita.

Ginestra schiera ancora una volta il 4-3-3 con il chiaro intento di giocarsela ad armi pari contro un avversario sulla carta più attrezzato. La partita è uno spettacolo, con la Fidelis subito in vantaggio grazie a un preciso diagonale sottomisura di Esteban Giambuzzi, ma con il Barletta che, non solo raggiunge il pari con Diaz, ma va vicinissimo al vantaggio con un gran colpo di testa di Marsili.

Poi, purtroppo per il Barletta, sale in cattedra un certo Nicola Strambelli, che con una grande apertura mette Giambuzzi nelle condizioni di servire Michele Scaringella per il 2-1 Fidelis, e poi con il suo sapiente sinistro mette egli stesso Scaringella in condizioni di superare per la terza volta Sapri.

È però un Barletta all'arma bianca quello che scende in campo nella ripresa, e che sugli sviluppi di un corner riduce le distanze con un gran colpo di testa di Silvestri.

Ma è anche un Barletta che già dalla sudata vittoria con il Gravina sembra aver perso quella solidità difensiva che gli aveva consentito di portarsi al quinto posto in classifica, e non stupisce quindi che il giovane Sasanelli, pochi minuti dopo, porti la Fidelis sul 4-2, approfittando di una difesa biancorossa tutt'altro che irreprensibile.

Il Barletta però continua a crederci e prima si riporta a contatto con la squadra di De Candia grazie al primo gol in biancorosso di Guido Marilungo, e poi, negli ultimi convulsi minuti di gara, manca di poco il pareggio con Sante Russo.
Ed è così, che dopo cinque minuti di recupero la Fidelis Andria porta a casa con grande fatica un bellissimo derby, con le squadre che escono dal campo tra gli applausi, e con un Ciro Ginestra da un lato soddisfatto per aver visto un gran bel Barletta, ma dall'altro fortemente rammaricato per il risultato finale.

La domenica successiva, ancora un rendez-vous tra il Barletta e altri suoi tre illustri ex come Riccardo Lattanzio, Andrea Petta e Nicola Loiodice, che tornano al Puttilli con la maglia della capolista Team Altamura.

Anche stavolta arriva una sconfitta, ma questa volta senza attenuanti, perché i murgiani di Domenico Giacomarro dominano in lungo e in largo la partita, e portano a casa un comodo 2-0, prima grazie a Saraniti, che approfitta di un brutto errore in fase di impostazione di Inguscio, e poi, nel secondo tempo, grazie proprio a Nicola Loiodice (che non esulta), il quale approfitta di una colossale topica in fase di costruzione dal basso di De Marino e non lascia scampo a Provitolo.

Il brutto ko contro la capolista scatena ancora fischi e contestazioni da parte del pubblico del Puttilli, con la società che proclama un altro discutibile silenzio stampa.

La stagione 2023/2024 del Barletta finisce di fatto qui, perché da ora in avanti sarà solo agonia: un'agonia che ha inizio con la famosa conferenza stampa del 30 novembre 2023.

Il dignitoso addio di Ciro Ginestra

Ok, sicuramente avrà avuto le sue colpe. Ok, il suo Barletta non è certamente da annoverare tra i migliori del secolo, ma ha avuto l'innegabile pregio di aver parlato sempre chiaro e netto sin dall'inizio di questa tormentatissima stagione biancorossa, e ancora di più lo ha fatto durante la conferenza stampa di mercoledì 30 novembre, con il suo ormai celebre "chi vi ha detto che potevamo vincere il campionato vi ha detto una ca..ta", frase questa volta sparata praticamente in faccia al presidente onorario Mario Dimiccoli, e al direttore generale Beppe Camicia, con il primo che ammette i propri errori aprendo a suoi eventuali successori, e il secondo che, oltre ad annunciare interventi sul mercato, lamenta il clima di negatività intorno alla squadra.

La domenica successiva il Barletta strappa un sofferto ma prezioso e prestigioso pareggio al Capozza di Casarano, grazie principalmente a una prestazione monstre del portiere Provitolo, nella partita che, a causa di alcune intemperanze dei tifosi barlettani scesi giù in Salento, porterà alla sanzione di un turno a porte chiuse per il Barletta: turno a porte chiuse che coincide con Barletta-Martina del 10 dicembre 2023, una partita che costituisce una delle pagine più buie in assoluto della storia del Barletta degli ultimi decenni.

Perfettamente inutile raccontare una partita che per il Barletta si è rivelata un incubo sin dai primissimi minuti, ed è terminata con un 2-5 che è stato tale soltanto per la volontà dei biancazzurri della Valle d'Itria di non infierire ulteriormente su una squadra di ectoplasmi, come tra l'altro lasciato intendere tra le righe da un quasi intenerito mister Pizzulli.

Al termine della partita ecco le dimissioni di mister Ginestra, che lascia il Barletta con 20 punti in 15 partite (due terzi esatti di quelli che saranno i trenta punti finali), e con una tifoseria, fuori dallo stadio, a dir poco imbufalita, che chiede senza sofismi e mezzi termini un cambio ai vertici della società.

Il tira e molla societario, mentre la squadra nel frattempo affonda

Alla vigilia di Fasano-Barletta, e al culmine di una settimana tra le più assurde che la storia del Barletta ricordi, accanto al presidente onorario Mario Dimiccoli, ecco spuntare in conferenza stampa Michele Dibenedetto, imprenditore barlettano nel campo della sicurezza sui luoghi di lavoro.

Il clima è di assoluta cordialità, tanto da far sembrare imminente l'ingresso in società di Dibenedetto, con Mario Dimiccoli che nel frattempo comunica il ritorno in biancorosso del diesse Marcello Pitino, e di Dino Bitetto, già tecnico del Barletta nella stagione 1997/98, anno della prima promozione dall'Eccellenza alla Serie D.

L'idillio Dimiccoli-Dibenedetto però dura soltanto qualche giorno, anche perchè la trattativa per il passaggio di consegne si arena, dopo che solo pochi giorni prima era stato annunciato per maggio il passaggio delle quote societarie.

Tutto questo in aggiunta a un rifiuto nelle stesse ore, da parte di Mario Dimiccoli, di cedere la società a una cordata guidata dal suo ex socio Francesco Divittorio, come dichiarato dallo stesso Divittorio durante una conferenza stampa.

E mentre una tifoseria sempre più inquieta assiste a questo balletto di voci, smentite, trattative abbozzate e poi non concluse, la squadra sta letteralmente affondando.

Dopo il pari di Fasano, con Cristian Carbone in panchina, il Barletta di Dino Bitetto, tra Angri e Paganese in casa, Santa Maria Cilento e Gallipoli in trasferta racimola la miseria di un punto, ottenuto peraltro in casa del Santa Maria Cilento fanalino di coda.

La squadra, già di per sé non certo una corazzata, viene ulteriormente indebolita dalle partenze di Provitolo, Silvestri, Marsili, Marconato, Venanzio, Milella e Sante Russo, a fronte degli arrivi del centrale difensivo Capone, del cavallo di ritorno Camilleri, dell'esterno offensivo Pulina, dell'attaccante La Monica, e dei centrocampisti Del Prete, Basanisi e Gian Marco Mancarella.

A tutto questo si aggiungono poi la rescissione di Marilungo, un Ezequiel Schelotto ora inviso anche a mister Bitetto (oltre che a molta parte della piazza), e poi il mal di pancia del Tato Diaz, rientrato in ritardo dalle festività natalizie in Argentina.

Si arriva così al 27 gennaio, data di Barletta-Nardò, partita che i salentini vincono con un gran calcio di punizione di Luca Guadalupi su di un Barletta praticamente in disarmo, in una partita passate alle cronache per l'esordio in biancorosso del centrocampista Eyango (lo si vedrà praticamente solo quel giorno…), per l'ennesima fragorosa contestazione della curva all'indirizzo di Mario Dimiccoli, ed infine per l'esonero di Dino Bitetto, la cui seconda esperienza in biancorosso si chiude con un punto in cinque partite, e una squadra completamente allo sbando.

Al posto del tecnico barese arriva Salvatore Ciullo, le cui parole dopo l'esordio negativo (0-2) contro il Bitonto "siamo messi peggio di quanto pensavo" non lasciano spazio a ulteriori interpretazioni.

E mentre in città si fantastica, seppur molto tiepidamente, di un possibile interesse di Claudio Lotito per il Barletta, dopo che Michele Dibenedetto ha annunciato il suo ritiro dalla trattativa con Dimiccoli, un piccolo illusorio barlume di speranza arriva dal successo dei biancorossi sul Matera firmato da capitan Camilleri e da un rigore messo a segno dal redivivo Diaz.

Successo sul Matera salutato con un certo sollievo sia perché arrivato dopo tre mesi, sia soprattutto perché l'obiettivo del Barletta è ora quello di evitare i playout.

Ma la vittoria sui lucani si rivelerà purtroppo del tutto illusoria, perché dopo il buon pari in casa della Gelbison, e quello del tutto incolore e insapore al Puttilli con il Manfredonia, il Barletta cade, come purtroppo da pronostico, in casa di una Palmese che si sta dimostrando tutt'altra squadra rispetto a quella più fortunata che altro vista al Puttilli nel sopra citato match di andata.

Nelle due successive gare il Barletta getta letteralmente al vento le speranze di evitare i playout, prima pareggiando in casa con il Rotonda (1-1), e poi rendendosi protagonista al Vicino di Gravina di un vero e proprio harakiri, quando in vantaggio di due gol e di un uomo a dieci minuti dal termine, prima rimette in pista il Gravina grazie a un clamoroso errore su retropassaggio di Rizzo che favorisce il gol del 1-2 di Stauciuc, e poi, a recupero appena iniziato subendo la rete del pari da parte di un certo Mateus Castro Da Silva, il quale firma sostanzialmente il gol della svolta stagionale per entrambe le squadre: in positivo per il Gravina, che di lì a poco otterrà una brillante salvezza diretta; fortemente in negativo per il Barletta, che ora vede praticamente inevitabili i playout, e tutto questo alla vigilia del derby di ritorno con la Fidelis Andria, la cui vigilia sarà purtroppo segnata dalla notizia della prematura e improvvisa di Pietro "Pedro" Di Giorgio, storico e amatissimo membro del Gruppo Erotico.

Barletta-Fidelis Andria di giovedì 28 marzo non è una partita, ma la perfetta rappresentazione di un'interminabile agonia, che si gioca tra l'altro in un silenzio triste, per le ragioni appena citate, e surreale allo stesso tempo, con una Curva Nord priva dei gruppi del tifo organizzato biancorosso per le ragioni appena citate, con il rispettoso silenzio della tifoseria andriese, e con distinti e tribuna che alternano rassegnata quiete ai comprensibili mugugni per ciò che nel frattempo accadeva in campo.

La partita che nel frattempo si sta giocando tra Barletta e Fidelis, è infatti, se possibile, ancora più irreale del silenzio che avvolge gli spalti, con una Fidelis che, quasi in modo annoiato, trova la rete del vantaggio, ancora con Esteban Giambuzzi, per l'1-0 che sarà anche il definitivo parziale del primo tempo.

Nella ripresa, alla mezz'ora circa, al culmine di una fase di gioco che vede il volenteroso ma disordinato assalto del Barletta su di una Fidelis piuttosto pigra, Ngom trova il gol del meritato pareggio, per un 1-1 che sembra stare benissimo agli andriesi, mentre il Barletta deve a tutti costi cercare i tre punti.

Finisce però che a sette minuti dal 90', un'azione imbastita dagli ex del Barletta che fù Sante Russo e Michele Scaringella, mettono a tu per tu con Sapri il giovane Cecere, il quale non ha difficoltà a realizzare il gol che condanna il Barletta alla sesta sconfitta interna stagionale, mettendo inoltre i biancorossi dinanzi allo spettro di una possibile retrocessione diretta.

Retrocessione diretta che, dopo le a questo punto quasi scontate sconfitte in casa di Team Altamura e Martina, inframezzate dallo zero a zero del Puttilli contro un Casarano praticamente già in ferie, il Barletta ha un solo modo per provare ad evitare: battere al Puttilli un Fasano letteralmente in caduta libera, e che rischia seriamente a sua volta di finire nel tritacarne dei playout.

L'anonimo addio del "Galgo" Schelotto

Nei giorni che seguono la sconfitta nel derby con la Fidelis Andria, il Barletta dice addio a Ezequiel Schelotto, giocatore passato in pochissimi mesi da simbolo per eccellenza del nuovo corso dell'ASD Barletta 1922, a simbolo (anche suo malgrado) dell'Eccellenza e basta…
Non certo prodigo di gesti di affetto e vicinanza verso la tifoseria barlettana, Ezequiel Schelotto, nella prima parte della stagione, insieme a mister Ginestra, era stato nel bene e nel male il volto più rappresentativo del Barletta 2023/24.

Con l'addio di Ginestra, unito poi all'arrivo di Pitino in dirigenza, di Bitetto, e poi di Ciullo in panchina, Schelotto ha progressivamente perso peso nella squadra, fino a finire completamente ai margini, tra un Inter-Atletico Madrid e l'altro, il tutto mentre nel frattempo, per dirla alla Tito Livio, Sagunto-Barletta (intesa come squadra) stava cadendo inesorabilmente.

La serata di Champions League al Meazza distrugge definitivamente un rapporto con la piazza già da tempo ridotto ai minimi termini, a causa di un rapporto forse mai nato, in un contesto e in un'atmosfera pesante per la verità era di molto antecedente all'arrivo di Schelotto, e che affonda le proprie radici in tutto ciò che è successo da Martina Franca 2022 in poi.

In tutto questo il quadro che viene fuori dell'esperienza di Schelotto a Barletta, è quello di un calciatore che pur mettendoci spesso la faccia, poco o nulla ha fatto per farsi apprezzare dalla piazza, ferma restando, nonostante i fuochi d'artificio di luglio, la sua condizione di illustre passeggero di un treno (la ASD Barletta 1922) ormai destinato ad andare a sbattere.

Un Fasano fino a quel momento in crisi nera, spedisce di fatto il Barletta in Eccellenza. Ad Angri arriva soltanto l'ufficialità di un fallimento epocale

4 punti nelle ultime 11 giornate (ovvero dalla 5a alla 15a di ritorno); 5 gol fatti e 28 subiti. Questi i numeri da retrocessione diretta del Fasano, che scende in campo al Puttilli domenica 28 aprile 2024: Fasano che però, soprattutto in virtù di un buon girone di andata, vanta ancora 5 punti di vantaggio su di un Barletta, frutto a conti fatti dell'apocalittica parentesi Bitetto di metà campionato, con un solo punto in cinque partite, tra cui gli scontri diretti persi a Gallipoli e in casa del Bitonto, e lo scialbo zero a zero in casa del Santa Maria Cilento, squadra da tempo condannata alla retrocessione diretta, che però proprio sette giorni prima aveva vinto per 3-0 a Fasano.

Con queste premesse battere il Fasano così allo sbando è praticamente un obbligo per il Barletta, per provare perlomeno a garantirsi i playout,

Ma lo spareggio salvezza diventa ben presto una chimera, perchè domenica 28 aprile 2024, un Barletta più che mai in versione fantasma, riesce nell'impresa di resuscitare un Fasano completamente alla deriva da quasi tre mesi, ma che complici ennesimi e assurdi errori difensivi di una squadra biancorossa ormai in stato confusionale, domina in lungo e in largo al Puttilli e, al netto dei due lampi di platonico orgoglio di Diaz e Basanisi in chiusura, porta a casa un 3-2 che si rivelerà determinante ai fini della salvezza diretta.

Al Barletta invece non restano che i fischi e la sacrosanta contestazione da parte dell'intero stadio per una retrocessione che, pur ancora teoricamente evitabile in quel di Angri, a giudicare dalla condizione tecnica e mentale della squadra, a meno di un allineamento di qualche migliaio di corpi celesti, o di un qualche evento divino del tipo Mosè che apre le acque del Mar Rosso, pare ormai scontata.

Il triste destino biancorosso si compie infatti domenica 5 maggio al "Pasquale Novi" di Angri, quando un rigore di Palmieri certifica il mesto ritorno in Eccellenza del Barletta ad appena due anni dall'apoteosi di Taranto e Rieti 2022.

Ora non restano che le lacrime: le lacrime dei calciatori biancorossi affranti, e forse persino liberati dall'insostenibile peso di una stagione nata male, e finita addirittura peggio di quanto persino il tifoso più scettico, pessimista e critico nei confronti della rivoluzione biancorossa targata Dimiccoli avesse potuto mai immaginare.







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