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I 5 stelle e l'appoggio esterno di Dipaola. A Barletta Cannito va avanti

I pentastellati si astengono dal voto e dal Pd Mennea vota a favore

Pericolo scampato. Il Consiglio comunale di Barletta approva il rendiconto finanziario 2020 con 15 voti a favore, 4 astenuti e 14 contrari. In ballo c'era lo scioglimento dell'assise e le elezioni anticipate in primavera. Ma prima del commissariamento il Prefetto avrebbe assegnato un termine di 20 giorni per approvare in extremis il provvedimento economico.

L'amministrazione Cannito prosegue, ma gli assetti dovranno ugualmente essere rivisti. I sei consiglieri di Cantiere Barletta dovrebbero uscire dalla maggioranza. A loro si aggiunge il presidente del Consiglio comunale, Sabino Dicataldo, contrario al rendiconto. Questo, almeno in linea di principio e in coerenza con le scelte prese. Per loro il capitolo Cannito si chiude oggi.

Un atto di fiducia

«Questo è un atto con cui si misura la fiducia nell'amministrazione», ha detto prima del voto Ruggiero Dicorato definendo «senza precedenti» la crisi politica in corso. «Per lei ho provato tenerezza», ha aggiunto commentando la nota con cui ieri il primo cittadino faceva appello alla responsabilità del Consiglio. «Quando le è stato richiesto di incontrare la sua maggioranza, i nostri appelli sono rimasti inascoltati». Il consigliere spiega così il motivo della frattura che ha provocato il dissenso di sei consiglieri comunali e le dimissioni dalla giunta prima di Ruggiero Passero e poi di Graziana Carbone e Maria Anna Salvemini.

Nei nuovi equilibri amministrativi resterebbe in maggioranza Giuseppe Dipaola, astenutosi dalla votazione. Lui è stato l'appoggio esterno conquistato nelle ultime ore dal primo cittadino e conteso fino all'ultimo minuto con il gruppo consiliare dissidente. «I problemi di questa maggioranza - ha detto Dipaola - si possono risolvere tornando al dialogo».

L'astensione dei 5 stelle

Un ruolo ancora da definire attende il Movimento 5 stelle. L'astensione dal voto, nei fatti, si è tradotta in un salvataggio dell'amministrazione. «Opposizione siamo e opposizione rimaniamo», hanno chiarito i consiglieri Giuseppe Basile e Antonio Coriolano. «Non accetteremo assessorati, né tanto meno li chiederemo. Il sindaco affidi i posti in giunta vacanti a persone di competenza», le parole della consigliera Carone. Ma se i pentastellati non entreranno in giunta, né in maggioranza non è da escludere che si prospetti un accordo programmatico nella nuova stagione del governo Cannito.

Il rischio di commissariamento e la gestione dei fondi economici in arrivo (44 milioni di euro) per la città, le motivazioni dell'astensione di Giuseppe Basile, Maria Angela Carone e Antonio Coriolano. «Non è un fallimento del sindaco, ma della maggioranza», ha detto il consigliere Giuseppe Basile. «A volte abbiamo anche chiesto le dimissioni del sindaco - ricorda - ma questa volta le vostre ragioni per mandare a casa il sindaco sono diverse dalle nostre. Per questo, non possiamo condividere la vostra posizione». Una decisione arrivata nella serata di ieri, dopo il confronto con gli attivisti.

Le opposizioni

Ferme, sulla linea già anticipata del voto contrario, le restanti forze di opposizione. Non hanno mai mostrato segnali di incertezza i tre consiglieri di Coalizione civica. «Il nostro gruppo consiliare agisce nel nome della coerenza», l'intervento di Carmine Doronzo. Il Partito democratico, invece, aveva già comunicato ieri le sue intenzioni. A votare contro il rendiconto quattro consiglieri su cinque. In controtendenza al suo gruppo, l'esponente regionale Ruggiero Mennea che, dopo aver votato a favore del rendiconto, ha comunicato di abbandonare il ruolo di capogruppo Pd. «L'opposizione non può essere utilizzata per un regolamento dei conti - le parole che Mennea rivolge ai consiglieri di Cantiere Barletta -. Non pensate che staccando la spina al sindaco Cannito voi possiate costruire un progetto politico con noi».

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