Ossario dei Caduti Slavi di Barletta
Ossario dei Caduti Slavi di Barletta
La città

Ossario dei Caduti Slavi di Barletta: il ricordo della guerra e l'enigma

Una riflessione sull'opera progettata dallo scultore croato Dušan Džamonja

«Arrivando dal litorale di Ponente, l'Ossario dei Caduti Slavi di Barletta appare in lontananza, appoggiato sul bordo di una leggera china rivolta verso l'Adriatico, ed emerge appena, con le sue sagome turrite, dalla rigogliosa vegetazione cimiteriale. Sin dal primo sguardo, il monumento impressiona per la misteriosa eloquenza delle sue forme, che appaiono assertive, magniloquenti, però anche ambigue ed ermetiche» scrivono Giuseppe Tupputi e Massimiliano Cafagna del Laboratorio di immaginazione urbana

«Tenendo insieme, all'interno di un'unica e coerente narrazione architettonica, la perentorietà dei segni e l'ermetismo dei significati, quest'opera – progettata dallo scultore croato Dušan Džamonja – traduce la tragica memoria legata agli eventi bellici del secolo scorso (della Prima e Seconda guerra mondiale) nel corpo di una sfinge. È questa la sua caratteristica peculiare e di più attuale interesse, ed è infatti significativo notare come l'originalità dei contenuti morfologico-spaziali del memoriale di Barletta – che soggiace al suo fascino misterioso – sia l'esito di un calibrato disegno, di una strategia compositiva appositamente ideata per rispondere a determinate esigenze concettuali ed estetiche, relazionate a ben precisi ideali politici e culturali, oltre che a una specifica traiettoria di ricerca autoriale sul tema della composizione plastica dei volumi nello spazio.
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A Barletta, la figura del cerchio (in questo caso leggermente deformato in ellisse), adottata in planimetria, diviene un dispositivo capace di assemblare una pluralità di parti scultoree, ognuna delle quali ha un differente significato spaziale ed è al contempo integrata all'interno del disegno compiuto di un'unità sintattica e figurativa d'insieme, assicurando perciò una dialettica armonica tra la forma logica della struttura architettonico-spaziale e la struttura poetica della forma plastica del monumento.
La parte visibile del memoriale – quella costruita fuori terra – è composta dalla ripetizione in serie radiale di differenti profili scultorei realizzati in blocchi di cemento sagomati che, disposti su una pianta ellittica, costituiscono nell'insieme una massa articolata e compatta.

Ancora, l'attenzione alla dialettica tra l'elemento ripetuto e la forma d'insieme si ripercuote anche e soprattutto nella definizione degli spazi interni del memoriale, in quanto la composizione radiale consente di mettere in scena una «convergenza di spazi prospettici»: ognuno disegnato da differenti ritmi plastici, gli spazi interstiziali tra i diversi profili in cemento si direzionano simultaneamente verso il centro dell'opera, come metafora di diverse esperienze individuali che si fondono in una comunità.

Infine, osservando più da vicino i profili in calcestruzzo, si può osservare che, se l'unità dell'organismo architettonico si costruisce nel rapporto dinamico tra la forma spaziale complessiva e l'elemento ripetuto, il linguaggio plastico della scultura lavora in bilico tra astrazione e figurativismo. Si percepisce sin da subito la dimensione allusiva della forma, ma il rapporto tra le parti è scevro di qualsiasi sovrastruttura decorativa e cela i contenuti semantici e i rimandi simbolici all'interno di una composizione scultorea astratta di volumi nello spazio.

L'Ossario dei Caduti Slavi di Barletta è dunque una complessa narrazione architettonica che si fonda sulla ritualità dei movimenti nello spazio, sul rapporto con il sito e con il luogo, sul simbolismo delle forme, sulla plasticità dei volumi e sul rapporto con la luce.

La memoria delle tragedie del passato, in questo caso legate al dolore del lutto e della guerra ma anche all'ideologia soggiacente al progetto socio-politico dell'ex Federazione Jugoslava, sono volutamente trascritte in forme statuarie che, da un lato, aspirano ad essere monumentali, stabili e durature, e dall'altro rifiutano ogni assertività e dogmatismo, aprendosi a differenti modi possibili di interpretazione.
Strutturata secondo calibrati principi compositivi, ma capace al contempo di «conservare alcune zone di insubordinazione»; assemblata mediante la complessa articolazione di una pluralità di ritmi plastici incanalati in un corpo unitario, quest'opera appare potente e al contempo inoffensiva, «magnifica nella sua pace esteriore piena di movimento interiore».

Essa ci offre l'occasione di riflettere su una particolare possibilità della forma che, interpretando quel «tessuto illusorio di contrari» che è il mondo che ci circonda, li scioglie nella sua stessa unità, dischiudendo il fascino tragico e seducente dell'enigma».
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