Dicataldo, Cannito, Mele
Dicataldo, Cannito, Mele
Politica

“Les liaisons dangereuses” della maggioranza: comincia l’atmosfera elettorale

Nel momento decisivo l’amministrazione Cannito potrebbe restare appesa a un filo

"La verità – parafrasando il noto brano del cantautore Brunori Sas sul senso di una vita assalita dalla paura – è che vi fa paura l'idea di scomparire". A Palazzo di città, però, di sensato non c'è molto, o forse sì. Di musica poi, neanche l'ombra se non per il ritmo con il quale si sono succeduti i cambi in Giunta.

L'idea di scomparire, politicamente parlando, invece, è probabilmente la paura che assilla molti politici locali, intenti nell'impresa di restare a galla rinnegando la propria appartenenza politica, salve le temerarie comunicazioni sulla stampa che la rievocano.

E allora, pur di non scomparire dallo scenario politico, la soluzione è stata camaleontica. Una coalizione civica che interrompesse l'amministrazione del Partito Democratico degli anni passati, la veste perfetta sotto cui nascondere riferimenti dello stesso PD. Non è una tesi complottista, ma ciò che emerge dal recente documento siglato da sei consiglieri comunali, tre assessori e addirittura dal Presidente del Consiglio comunale, Sabino Dicataldo e rimarcato con la nota diffusa ieri in risposta alle considerazioni della consigliera Stella Mele.

Una maggioranza desertificata

Il sostegno espresso a Michele Emiliano per la candidatura al governo della Regione e il riconoscimento dell'impegno politico profuso dall'uscente consigliere regionale del PD, Filippo Caracciolo, non hanno fatto altro che rivelare la vicinanza di ben 10 membri dell'amministrazione al Partito Democratico.

Un partito, quest'ultimo, già presente con quattro esponenti in Consiglio comunale, ma all'opposizione. Un gruppo che ben potrebbe contare, a questo punto, sul sostegno dei sei consiglieri (sette, contando anche Dicataldo) firmatari del suddetto documento, per un totale di 11 riferimenti in Consiglio. E allora, se la matematica non inganna, l'amministrazione a guida Cannito, al momento meno opportuno, potrebbe essere appesa ad un filo. Potrà, infatti, contare su una maggioranza desertificata, con soli 15 consiglieri (sindaco compreso) lontani da interferenze con il Partito Democratico.

Un conto che, tuttavia, scende a 14 se sottraessimo la posizione assunta dalla segretaria cittadina di Fratelli d'Italia, Stella Mele, e addirittura a 12 se i suoi compagni di militanza, Riccardo Memeo e Luigi Antonucci, dovessero seguirla nell'azione amministrativa.

La campagna elettorale è servita

La campagna elettorale è così servita, a scapito del garante della Coalizione del Buon Governo, il sindaco Cosimo Cannito che si ritroverà, presto o tardi, a dover riassemblare la sua maggioranza. Il tutto, senza considerare le anime, di variegata estrazione politica, che coabitano l'amministrazione non solo nella compagine consiliare, ma anche in quella assessorile.

Alle propaggini Dem di cui abbiamo già detto, si sommano il Presidente del Consiglio Dicataldo e gli assessori Ruggiero Passero, Graziana Carbone e Maria Anna Salvemini. Si aggiunga il riferimento in Giunta di Fratelli d'Italia, l'assessore Gennaro Cefola, e quello di Forza Italia, Marcello Lanotte. Partito, quest'ultimo, che conta in Consiglio Pier Paolo Grimaldi e Giuseppe Losappio. Salve quel paio di anime socialiste, infine, i consiglieri rimanenti, restano non meglio identificati "civici".

Intanto, il documento non è certo passato inosservato alla restante opposizione. I primi commenti in proposito giungono dal Movimento 5 Stelle. «Tutti i nodi vengono al pettine» esclama dalla sua pagina Facebook il consigliere Antonio Coriolano, invitando il sindaco alle dimissioni. «L'allegra macchina elettorale barlettana si è messa in moto – osserva critico, invece, Giuseppe BasileTutti schierati, allineati e coperti, però se glielo fai notare si offendono».
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