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Renato Russo risponde ad alcune critiche di Victor Rivera Magos

«Quando ci si arrampica sugli specchi»

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una nota del dottor Renato Russo, a riguardo di un nostro precedente articolo: "Ma quali 100 chiese"

«Leggo sul giornale Barlettalife.it un'intervista che un giovane cronista - Tommaso Francavilla - fa a Victor Rivera Magos sui due volumi Le cento chiese di Barletta che ho scritto qualche anno fa. L'intervistatore chiede al giovane studioso se la "teoria" delle 100 chiese barlettane sia storicamente fondata; con sussiego, con l'aria di chi sveli chissà quale arcana verità, egli risponde che a Barletta non esistevano contemporaneamente 100 chiese ma solo 100 intitolazioni, perché le chiese erano molto meno. Sono restato incredulo perchè queste valutazioni sono di una banalità sconcertante, e oltretutto dimostrano una volta di più, che il giovane Victor - tutto preso da un incomprensibile livore - non s'è neppure dato la pena di leggere le introduzioni ai due libri sui quali sproloquia. Infatti in esse è chiaramente ribadito il concetto che trattasi di duplicazioni: avrei dovuto proprio essere uno sprovveduto per sostenere il contrario!!
»

«In realtà con la duplicazione delle titolazioni, esse raggiunsero un numero ben superiore a cento. Ma il punto è un altro, è che quel titolo (usato più volte dallo stesso Santeramo) è un modo di dire, come capirebbe qualunque persona di comune buon senso; come dire: "i mille campanili di Italia"! E allora, di quale "teoria delle cento chiese" va farfugliando il nostro ingenuo interlocutore?!»

«Il dottor Rivera Magos - facendo riferimento al sottoscritto - precisa che: ci sono casi in cui i documenti storici sono male interpretati e ciò è causato da una sbagliata metodologia storica. Può darsi che sia vero, ma per approfondimenti di tematiche più ardue e complesse, non su questo tema dove la mancanza di qualsiasi fondamento critico è manifesta, e un malevolo risentimento fa velo alla obiettività del giudizio. A beneficio di quanti ne vogliono sapere di più sulle nostre chiese, ricorderò che quelle inventariate nei due volumi sono 137 distribuite in un arco di tempo di 14 secoli, di cui una cattedrale, 3 basiliche, 4 santuari, 5 ospedaliere, 15 campestri, 38 tra monastiche (Benedettini, Celestini, Cistercensi ed altri), conventuali (Francescani, Domenicani, Agostiniani, Carmelitani) e abbaziali (Premostratensi); alcune di epoca remotissima (Basiliani), altre di epoca moderna (Gesuiti, Teatini, Fatebenefratelli, Serviti) ed altre contemporanee (Giuseppini ed altri); 8 infine le chiese legate agli ordini cavallereschi (Templari, Teutonici, Gerosolomitani, Santo Sepolcro, San Lazzaro). Delle 40 chiese superstiti, 12 sono state costruite nel Novecento, 28 nei secoli passati, e una (San Paolo, la quarantumesima) in questo millennio. E inoltre delle chiese giunte sino a noi 24 sono permanentemente attive e officianti (di cui 21 parrocchiali) e 16 inattive (di cui 4 rupestri saltuariamente officianti, 4 chiuse al culto, 4 in restauro e 4 sconsacrate da tempo immemorabile). Da questa elencazione l'auspicio che Victor si confronti sulle cose, sui numeri, sul contenuto di quelle storie e sul loro giudizio e non offenda gratuitamente con trancianti giudizi negativi sulla persona, il che mi pare sia moralmente scorretto e scientificamente riprorevole.»

«Ma per restare alla sostanza delle cose, in realtà Victor, tutto preso dalla sua intemperanza demolitrice, non solo non ha mai letto le introduzioni ai due volumi (sono di mons. Michele Seccia e del prof. Pasquale Corsi, che credo qualcosina in più abbiano da dire), ma non ha mai letto neppure le introduzioni che accompagnano altri miei libri, alcune di studiosi di chiara fama dove - bontà loro - certificano che, a fronte di una eccellente metodologia storiografica, i libri sono scritti in maniera narrativamente chiara e gradevole. Mi riferisco, per citarne alcuni, a Pasquale Corsi, Cosimo D'Angela, Francesco Maria De Robertis, Vito Fumagalli, Ludovico Gatto, Raffaele Iorio, Saverio Monno, Raffaele Nigro, Vito Antonio Sirago.»

Dalla introduzione di mons. Michele Seccia al primo volume
sulla Storia delle cento chiese di Barletta


«... Siamo davanti ad una presentazione storica lineare ed articolata delle singole chiese, dei luoghi di culto e dei contesti vitali in cui esse si sono sviluppate, ma anche all'esito di una ricerca al tempo stesso analitica e globale, capace di offrire documentate risposte alle tante affermazioni generiche che sono entrate a far parte di quelle convinzioni comunemente acquisite, che hanno tuttavia ancora bisogno di un solido sostegno documentario per diventare credibili. La ricerca storica esige infatti la dimostrazione puntuale delle "ipotesi di lavoro" o delle "deduzioni logiche", correndo diversamente il rischio di perdersi nei labirintici percorsi di fantasiose ricostruzioni.
Ma per conseguire questo risultato, bisognava partire dalla conoscenza dei dati, delle notizie, delle interpretazioni, delle "storie" già scritte, per verificarne l'attendibilità, ampliando così l'ambito della investigazione ed aprendo la strada a studi più approfonditi. É questo l'arduo compito, a mio modesto avviso ben riuscito, che l'Autore si era prefissato e che ha conseguito nella ideazione e nella pubblicazione della sua ricerca su "Le cento chiese di Barletta
"».
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