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Pasqua: dal volto di povertà il nostro voto di solidarietà

Don Mario Pellegrino scrive dalla parrocchia di pacas (Pinheiro), Brasile. Messaggio in attesa dell'arrivo della Pasqua

Carissimi,
Cristo è veramente risorto! È questa la verità della Pasqua: é questo il grido di giubilo che percorre di nuovo il mondo e che fa fremere il cuore dei credenti. Cristo è risorto! La Pasqua non è semplicemente una festa tra le altre feste, ma è "la festa delle feste", così come l'Eucaristia è il sacramento dei sacramenti, perché la risurrezione di Cristo è il supremo intervento di Dio nella storia. Per questo l´evangelista Giovanni non manca di fissare un tempo per un evento così decisivo: "Il primo giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino".

Cosa è avvenuto in quel primo giorno dopo il sabato? Maria di Magdala, con sollecitudine, va al sepolcro di Gesù mentre è ancora buio: vede la pietra ribaltata ma non riesce a capire cosa sia accaduto. Pensa: "Hanno portato via il corpo di Gesù!" e corre da Pietro e da Giovanni: "Hanno portato via il Signore!". Il grido di questa donna attraversa il sorgente mattino della Pasqua: il suo è un grido di dolore e di amore: "Hanno portato via il Signore…!". Anche oggi, nella gente, c'è la percezione che qualcosa di grande, decisivo, essenziale ci è stato tolto: ci hanno portato via il Signore! Maria di Magdala sa che Lui è il grande bene, è l'unico bene: ed è stato portato via! E allora corre da Pietro e da Giovanni come a risvegliarli a una consapevolezza: ci hanno portato via il Signore! Maria di Magdala diventa per noi oggi símbolo di chi "irrompe" nella nostra comunità per ridestarci a una responsabilità: ma non ve ne accorgete che vi hanno portato via il Signore? E il vangelo della risurrezione continua: Pietro e Giovanni alle parole della donna escono dal Cenacolo e corrono verso il sepolcro di Gesù: "Correvano insieme tutti e due", è il segno del loro attaccamento a Gesù. Quanto significativo questo correre dei due discepoli di Gesù nel mattino di Pasqua: corrono incontro alla Pasqua, corrono incontro alla vita. Il correre di Pietro e di Giovanni diventa simbolo del cammino di ogni uomo verso la fede nel mistero di Cristo risorto, e in quell'avventura è rappresentata l'avventura di ogni credente, anche la nostra; è la corsa verso la certezza della risurrezione. Perché "se Cristo non è risorto – è il messaggio di Paolo ai primi cristiani –è vana la nostra fede".

Dobbiamo riscoprire oggi con gioia e stupore che Cristo risorto é per tutti il dono pasquale della luce che fuga le tenebre della paura e della tristezza; è il dono pasquale della pace che spezza le catene della violenza e dell'odio. Per questo motivo, la vita del cristiano deve essere Pasqua ! E' assolutamente necessario portare nella nostra città, nelle nostre famiglie, dentro il mondo del lavoro e della scuola come nel mondo della sofferenza, la serenità, la speranza e la fiducia che nascono dalla certezza della risurrezione di Gesù.

É in questa ottica che voglio condividere con voi il mistero di morte e risurrezione, contemplato sul volto di tante persone di Pacas nei quali incontro lo stesso volto di Gesù Cristo. Durante questa Quaresima, infatti, nel e con il popolo pacaense, sto toccando con mano il Cristo sacrificato sulla croce del mercato, appeso alla croce dell´avere, torturato dalla croce del potere e morto per la croce dell´apparire, ma contemporaneamente risorto in tante persone, gruppi e comunità ecclesiali di base impegnate a favore della vita. In questo senso vorrei condividere con voi due esperienze che abbiamo vissuto durante questo tempo come parrocchia di Pacas. La prima nasce da una prioritá che il Consiglio Pastorale Parrocchiale ha elaborato a novembre dello scorso anno per il nuovo anno pastorale (ricordo che qui coincide con l´anno solare e per questo inizia a gennaio): l´urgenza di formazione per tutti i laici. Formazione nel significato di "form azione"; cosí mensalmente dedichiamo un fine settima per la formazione biblica, pastorale, catechetica di tutti gli animatori e leaders pastorali e un altro fine settimana, con circa cinquanta missionari laici, visitiamo un settore della nostra parrocchia (in media cinque-sette villaggi) entrando di casa in casa per ascoltare la gente, conoscere quali sogni nutrono, sentire le loro necessitá e come Chiesa, alla luce della Parola e del Magistero, dare una risposta concreta per vivere il potere dei segni e non i segni del potere. E tutto questo per essere Chiesa profetica, che non solo annuncia la Bella Notizia, ma anche denuncia ogni forma di ingiustizia e rinuncia a essere connivente con il male. Si, perché oggi essere voce di Dio e voce dei poveri è la stessa cosa, perché Dio si è fatto povero una volta per sempre, anche Lui senza difese, se non quelle dell'amore, davanti all'indifferenza, al potere e alla cupidigia.

Alla luce di questa prima esperienza che ci caratterizzerá l´intero anno, é nata anche la seconda esperienza, che abbiamo denominata GIORNATA DELLA SOLIDARIETÁ. La prima Giornata della solidarietá si é realizzata il 27 marzo proprio quando nella nostra Arcidiocesi credo si sia celebrata la GIORNATA PRO PACAS (e penso che sia provvidenziale questa coincidenza!). Siamo riusciti a coinvolgere non solo medici (pediatri, cardiologi, gastrologi e medici chirurgici) che hanno visitato gratuitamente 67 malati, prelevati da noi dalle loro case e dai villaggi, ma anche parrucchieri per uomo e donna che hanno tagliato i capelli a 122 persone (e qui si usa fare anche manicure e pedicure alle stesse persone...) che con noi hanno fatto "voto di solidarietá", proprio perché i tanti volti di povertá che ci circondano chiedono e gridano il nostro voto di solidarietá! (e ho pensato come sarebbe bello se tutti noi sacerdoti e religiosi, per rendere credibile la nostra promessa di povertá, durante la nostra ordenazione, facessimo anche un voto di solidarietá da vivere nella ferialitá del nostro ministero sacerdotale). E per tutti poi abbiamo offerto prima una merenda a base di succo di frutta, latte e caffé, cioccolato caldo, pane, biscotti e a mezzogiorno abbiamo celebrato il pranzo comunitario.

Ho trovato una splendida esemplificazione di questa idea del "voto di solidarietá" che tutti noi battezzati dovremmo professare in un testo di sant'Ambrogio, vescovo di Milano e dottore della chiesa, quando parla dei beni della chiesa: "Colui che inviò senza oro gli apostoli (Mt 10,9) fondò anche la chiesa senza oro. La chiesa possiede oro non per tenerlo custodito, ma per distribuirlo e soccorrere i bisognosi. Dunque che bisogno c'è di conservare ciò che, se lo si custodisce, non è in alcun modo utile? Non è forse meglio che i sacerdoti fondano l'oro per il sostentamento dei poveri, piuttosto che di esso si impadroniscano sacrilegamente i nemici? Forse non ci dirà il Signore: Perché avete tollerato che tanti poveri morissero di fame, quando possedevate oro con il quale procurarvi cibo da dare loro? Meglio sarebbe stato conservare i tesori viventi che non i tesori di metallo". Tutto questo mi convince sempre di piú che la speranza in questa terra nasce dal basso, dall'impegno silenzioso di tanti, perché sulle varie morti vinca sempre la Vita; vedo cosí sbocciare tanti piccoli segni di una nuova primavera: tante realtà che dal basso lavorano per la vita.

Ricordo come durante il ritiro di una settimana con circa 320 giovani abbiamo riflettutto sui profeti e, cercando di attualizzare Geremia, leggevamo: "Che cosa vedi, Geremia?" chiede Dio al profeta durante un momento difficile per il regno di Giuda. "Vedo un ramo di mandorlo in fiore", risponde il profeta. Sicuramente Gesù di Nazaret è per tutti i popoli della storia quel "ramo di mandorlo in fiore", una boccata di ossigeno che ha fatto rinascere la speranza nei poveri, negli emarginati, esclusi e abbandonati. "Essi lo uccisero appendendolo ad una croce, ma Dio lo ha risuscitato". Gesú aveva sfidato il Sistema Imperial Romano e il Tempio: doveva essere eliminato. Gesù morì perché voleva cambiare le cose. Morì per mutare la logica dello status quo. E questa é la stessa missione che Lui oggi affida alla Chiesa: sovvertire le strutture della violenza sacra rendendo così impossibile dimenticare come Gesù morì e mostrare al mondo come vivere senza tali strutture di violenza. E' questa la Pasqua, quella quotidiana, quella che ci vede impegnati sulle frontiere dove si decide la vita o la morte di milioni di persone. E dovrebbe vederci impegnati tutti in prima fila!

Abbiamo tutti bisogno di ritornare a sognare, a impegnarci ogni giorno ed esserci dentro questa nostra tormentata storia umana.

La speranza può nascere solo da qui. "E' degna di credito solo la speranza che si dà - scrive il vescovo Pedro Casaldiga - la speranza che rischia, quella che lotta contro ogni ingiustizia e contro ogni menzogna e conformismo. E' speranza cristiana solo quella che si allea con i Poveri della Terra e "condivide la loro sorte". Seguendo Colui che fallì di fronte ai poteri religiosi, economici e imperiali e fu escluso, fuori dalla città come un sovversivo maledetto appeso a una croce, ma che è Risorto e che fa "nuove tutte le cose", rivoluzionando tutte le coscienze e tutte le strutture, fino alle strutture della stessa morte"! E conclude: "Crediamo nella Pasqua! siamo Pasqua".

Vi porto, allora, con me sulle strade dove, come aveva scritto don Tonino Bello, la "Pasqua è in agguato".
Un abbraccio a tutti voi e una santa Pasqua!

Sac. Mario Pellegrino
Fidei Donum in Brasile
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