Politica

«Ora esaminiamo il Comune di Barletta» di Nicola Corvasce

Seconda parte del nostro viaggio sulla trasparenza. «Un processo che ha necessariamente una durata di alcuni anni»

Continua l'intervento del dott. Nicola Corvasce sulla trasparenza, con la seconda parte di una felice e cristallina disanima di quanto avviene attorno a noi nell'analisi di uno dei concetti più fumosi che la nostra politica spesso ci propone.

Tutti gli aspetti considerati non possono e non devono essere considerati come assestanti, essendo evidente la trasversalità ed il rapporto che lega ciascuno di essi a tutti gli altri. Aggiungo che proprio in ragione di ciò, la messa in opera di tutti gli elementi del sistema ha un effetto virtuoso che non è pari alla somma dei singoli interventi, ma molto di più. E l'effetto più virtuoso di tutti è la crescita della democrazia, che non è poco.

Inoltre, per scongiurare ogni impressione di utopia, ricordo che non stiamo parlando della lampada di Aladino, ma di un processo che ha necessariamente una durata di alcuni anni, ma che proprio per questo è già parzialmente delineato dalla delibera CIVIT n. 2/2012 (Programma triennale per la trasparenza e l'integrità) e mi fermo qui per l'impegno che ho assunto di non cadere in tecnicismi.

Per fare un esempio sulla prima cosa che viene in mente in questi casi, prendiamo il sito istituzionale di un Comune. Se organizzato secondo i principi suddetti dovrebbe essere uno strumento contemporaneamente di informazione, di documentazione sulle attività degli organi del Comune, di partecipazione, di accesso, di fruizione di servizi ecc. Nel suo piccolo (rappresenta infatti solo una piccola parte del problema generale) esso tuttavia è una sorta di carta di identità. Il modo in cui un Comune si presenta al mondo, rendendo chiaro quanto, come e cosa intende far sapere e se, quanto e come intende dialogare con i propri cittadini, non attiene soltanto alla sfera di quel Comune, ma crea una percezione (di apertura o chiusura, di modernità o arretratezza e così via) che si estende inevitabilmente a tutta la città.

Ora, alla luce di quanto rappresentato, esaminiamo il sito del Comune di Barletta. E' sufficiente un'occhiata per rendersi conto di quanto sia inadeguato (per usare un termine politicamente corretto), anche alla luce di standard non particolarmente elevati. Da questo punto di vista, esso è abbastanza coerente con il resto dello scenario comunale.

Un pacchetto organico di questo genere ha molte conseguenze positive contemporaneamente. Vediamone alcune:
  • rende la vita più difficile agli imbroglioni, interni o esterni, politici o burocrati. Nulla è impossibile agli affaristi della politica, il male è incurabile, ma l'effetto di dissuasione e di prevenzione della malattia è evidente, se soltanto ci limitiamo a mettere a confronto, in termini di qualità amministrativa e anche di consenso, Comuni che operano già totalmente o parzialmente organizzati in questo modo e Comuni che agiscono nell'opacità;
  • necessitando di innovazione tecnologica, produce conseguenze importanti sul piano della modernizzazione della gestione in senso generale. Trasparenza, semplificazione ecc. non possono essere separati da una applicazione sistematica della c.d. "agenda digitale";
  • previene i populismi distruttivi e senza prospettive, in quanto se le istituzioni non fanno rete con i cittadini, questi fanno rete tra di loro contro le istituzioni, come si può constatare proprio in questo periodo;
  • aumenta il grado di soddisfazione dei cittadini e delle imprese in quanto utenti, semplificandogli la vita;
  • abbatte il livello di contenzioso per l'Amministrazione pubblica (con ulteriori ricadute positive per tutti, tranne che per gli avvocati, ovviamente);
  • in generale a livello di percezione, ed è questa forse la cosa più importante, fa sì che il Comune non venga più visto come "altro" o secondo la concezione del "chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori", ma per quello che realmente è, e cioè semplicemente come una parte della nostra organizzazione economica e sociale complessiva e una espressione della democrazia che appartiene a tutti.

Credo a questo punto che quanto detto, sia pure in forma sintetica e forse anche in modo frettoloso, sia sufficiente a far capire che chiunque governerà nei prossimi anni questa città dovrà necessariamente partire da qui, per puntare ad una gestione non autoritaria ma autorevole, che ascolta di più e non teme di essere visibile. Diversamente non facciamoci illusioni perché, in caso contrario, ci aspettano altri anni di ulteriore degrado amministrativo e di guerre per bande, nel cui contesto l'unico ruolo che sarà consentito di svolgere ai cittadini che sono "fuori", sarà quello di schierarsi in una delle curve rivali.

Riprendendo l'esempio dell'asino di Buridano, riportato nell'intervento di Paolo Doronzo, prevedo che, in mancanza di una netta sterzata nella direzione che ho indicato, a quei mucchi di fieno e a quei secchi d'acqua continueranno a saziarsi e a dissetarsi i politicantucoli di casa nostra, appartenenti al cosiddetto centrodestra e al cosiddetto centrosinistra (sono un qualunquista, è naturale). Solo che, a differenza dell'asino di Buridano, continueranno a farlo passando da un mucchio all'altro e da un secchio all'altro, senza indecisione né esitazione alcuna, preferibilmente a luci spente, alla faccia nostra e della trasparenza.
  • Nota politica
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