Eraclio
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Barletta, Eraclio tornerà come nuovo

Il gigante di bronzo verrà sottoposto a restauro

Tra le voci del nuovo bilancio cittadino capeggia il restauro del nostro gigante Eraclio - o Arè, che dir si voglia -, ormai divenuto simbolo ufficiale della città di Barletta e uno dei monumenti più visitati del centro storico. Verranno spesi più di 200mila euro per rimettere a nuovo la gigantesca (è alta quattro metri e mezzo) statua in bronzo di fattura bizantina che troneggia davanti alla Chiesa del Santo Sepolcro, in corso Vittorio Emanuele.

«I danni da eliminare - spiega il sindaco Nicola Maffei - sono quelli provocati dallo smog, che come noto intacca particolarmente il bronzo. L'intervento, che potrebbe essere eseguito anche entro l'anno, verrà realizzato in loco, ingabbiando la statua». Ma il restauro di Eraclio non è l'unica opera pubblica di rilievo prevista a Barletta con il nuovo bilancio. Finalmente si metterà mano alla sistemazione di piazza Marina (400mila euro), realizzando i nuovi sottoservizi, sistemando le basole e anche l'antica fontana di San Ruggiero emersa durante alcuni lavori e oggi trasformata in una sorta di discarica a cielo aperto. L'intervento è previsto per ottobre, quando dovrebbero partire anche quelli ai giardini a ridosso del vecchio carcere (500mila euro) e al basolato alle spalle della Chiesa di Sant'Andrea.

Breve spazio alla storia: la tradizione, narrata dagli scritti di un gesuita del XVII secolo, vuole che il Colosso, forgiato da tal Polifobo, fosse asportato dai veneziani durante il sacco di Costantinopoli del 1204, e abbandonato durante il viaggio di ritorno sulla spiaggia di Barletta a causa della navigazione resa critica da una tempesta e dal pesante carico. Analisi chimiche inquadrate negli ultimi restauri non hanno riscontrato, però, segni di un'eventuale presenza in mare della statua.

La versione preferita dagli storici negli ultimi anni proviene da un resoconto del 1279 del frate minorita Tommaso da Pavia. A cavallo tra il 1231-1232 fu infatti rinvenuta, durante degli scavi effettuati dall'imperatore Federico II di Svevia a Ravenna, una statua colossale: pertanto è possibile che proprio Federico II, appassionato ricercatore di antichità ed impegnato nella renovatio imperii, abbia fatto trasportare in Puglia la preziosa statua.

Le uniche notizie certe e documentate del Colosso risalgono invece al 1309, quando i domenicani di Manfredonia chiesero ed ottennero da Carlo II d'Angiò il permesso di asportare e fondere gli arti della statua, situata a quel tempo presso la dogana di Barletta, per farne delle campane per la loro chiesa.

Fu durante la metà del XV secolo che, su commissione dei cittadini di Barletta, la statua, rifatte le gambe e le braccia dallo scultore Fabio Alfano di Napoli in forma molto differente dallo stile originale, venne posta nella sua attuale collocazione sotto il Sedile del Popolo, una loggia edificata sulla parete orientale della basilica del Santo Sepolcro e abbattuta nel 1925.

L'ultimo restauro risale alla metà degli anni Novanta, quando peraltro venne data stabilità all'opera che risalirebbe al V secolo.
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