Barletta-Andria, il capitano Allegretti esulta per la vittoria
Barletta-Andria, il capitano Allegretti esulta per la vittoria
Calcio

Riccardo Allegretti, anatomia di un leader

Il capitano biancorosso riferimento dentro e fuori dal campo, consapevolezza all'ambiente dalle sue parole

Leader si nasce, condottieri sul campo si diventa. Indossare quella fascia al braccio non significa solo oneri, ma anche e soprattutto oneri: Riccardo Allegretti, capitano del Barletta Calcio, questo lo sa, e la sua assunzione di responsabilità domenica scorsa, in conferenza post-partita dopo il 2-2 contro L'Aquila, lo ha testimoniato ancora una volta: è lui il riferimento apicale dentro e fuori dal campo per l'ambiente tecnico biancorosso.

Poche parole, ma chiare
"A me piace essere molto realista e sincero: credo che questa squadra abbia grandi limiti ma anche grandi margini di miglioramento. Tutti dobbiamo capire che quest'anno la storia è diversa rispetto allo scorso anno. In molti calciatori sono arrivati quest'anno con grande volontà ma sono al primo anno in questa categoria. La strada è solo questa, al di là dei malumori che è giusto che ci siano. Non ho mai visto una squadra che perde e non viene contestata dai suoi tifosi. Le critiche fanno parte di questo lavoro, chi non le accetta cambi lavoro. Siamo una squadra normale, che in questo momento probabilmente sta facendo il massimo. Dobbiamo lavorare per dare a tutti il maggior numero di soddisfazioni possibili". Parole d'oro, sincere e chiare, parole da Riccardo Allegretti: il capitano del Barletta Calcio dopo il 2-2 contro gli abruzzesi ha preso virtualmente carta e penna, tracciando i confini entro i quali oggi la rosa biancorossa. Dopo tante discussioni, tante parole spese al vento, finalmente chiarezza, sincera chiarezza. Dichiarazioni che hanno riecheggiato quelle facenti riferimento all'"anno di costruzione" rimaste nell'ambiente biancorosso dopo la conferenza stampa del 29 settembre del presidente Roberto Tatò, ma che mai erano arrivate dall'interno dello spogliatoio: una sana "botta" di realismo, se non altro.

Il primo gol, quasi scritto nel destino
Alle 16:17 di domenica, minuto 61 di Barletta-L'Aquila, è stato Allegretti a sfatare il tabù del gol, perdurante dal 2 giugno, return-match degli spareggi-salvezza contro l'Andria: era quasi scritto che a infrangere quell'antipatico quanto inedito record- quasi tale su scala europea- dovesse essere il capitano, e dovesse farlo con uno dei suoi "colpi" da piazzato. Dicevamo dei numeri, che attestano l'irrinunciabilità di Allegretti. Dal suo arrivo all'ombra di Eraclio, il regista classe 1978 ha saltato tre partite dall'inizio: lo 0-2 del "Francioni" di Latina (17 febbraio) per squalifica, lo 0-0 di Ascoli per infortunio e infine appunto il ko contro il Prato. 48 minuti (recupero compreso) di Allegretti, un solo punto all'attivo e zero centri realizzati, per una media di 0.33 punti/partita. Numeri che cambiano radicalmente con il capitano in campo: 29 punti in 25 partite, da Prato al Pisa al "Puttilli", eccezion fatta per la Coppa Italia Lega Pro, per un totale di 1.16 punti a gara. Una differenza di 3 a 1, per capirci: negli ultimi 11 mesi, il Barletta senza il suo capitano in campo dall'inizio, non ha mai vinto né fatto gol. E questo basti per tirare le dovute somme.

Assunzione di responsabilità per la prima vittoria
Siamo chiari, i due pareggi contro Lecce e L'Aquila fanno sorridere ma certo non bastano per guardare a un futuro diametralmente migliore: sullo sfondo restano tanti punti di domanda sul pianeta-Barletta Calcio, ma una certezza come Allegretti è sicuramente un tassello di partenza per aiutare la maturazione dei tanti giovani, oggi promettenti incognite e poco più, presenti nella rosa biancorossa. In questo momento il Barletta non è allestito per il nono posto, il messaggio è chiaro: ma alla tattica da migliorare di gran lunga, fa da contraltare un aspetto mentale nel quale gli uomini di maggior carisma come il 35enne meneghino, Pippa, Di Bella e Picci sono chiamati a fare da guide, per andare con il cuore oltre l'ostacolo. Ormai non bisogna più inseguire quel nono posto a lungo promulgato come "obiettivo minimo" durante l'estate, ma regalare con il carattere il maggior numero di soddisfazioni ai tifosi- che han deciso di fare buon viso a cattivo gioco e stare dal lato di squadra e dirigenza- in un torneo che perlomeno non comporta il rischio-retrocessioni. Una volta reciso l'incantesimo del "gol mancato", è tempo di iniziare a sorridere e vincere: già domani contro il Lecce e domenica a Pagani capiremo se le parole del capitano biancorosso avranno avuto l'effetto sperato.
(Twitter: @GuerraLuca88)
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