Marco Cilli
Marco Cilli
Calcio

Cilli: «Barletta nel mio cuore, spero di restare qui»

Il portierino biancorosso si racconta ai microfoni di Barlettaviva

Il calcio è strano, perchè tanto toglie e altrettanto spesso restituisce. Deve averlo pensato anche Marco Cilli, portierino classe 1995 (nato il 22 agosto) e barlettano "doc", che il 13 aprile, mentre sulla pellicola biancorossa scorreva il consueto film fatto di risate altrui e pianti calcistici nostrani, si è tolto una soddisfazione probabilmente indimenticabile in carriera: l'esordio in Prima Divisione Lega Pro contro il Catanzaro a 18 anni e 8 mesi. Nei fatti, l'esordio di Cilli resta uno dei pochi motivi di soddisfazione calcistica per Barletta nella stagione andata in archivio: ragazzo equilibrato e portiere di prospettiva, con un futuro a tinte biancorosse sotto valutazione, il giovane Marco si racconta così ai microfoni di Barlettaviva:

Marco, facciamo un passo indietro a quel 13 aprile: raccontaci le tue emozioni per l'esordio nei "pro".
«Esordire con la squadra della tua città è una sensazione meravigliosa, sono entrato in campo molto emozionato. La prima presenza in Lega Pro fa il suo effetto: dopo i primi minuti sono però stato sempre più calmo. Nel secondo tempo poi ho ricevuto il sostegno della curva, un tifo sempre presente e avvolgente».

Fosti tra i pochi a raccogliere applausi, visto che il Catanzaro passò per 1-3.
«Purtroppo il risultato non ci sorrise. Barletta, si sa, è molto affettuosa con i suoi figli e regala sempre un calore importante da questo punto di vista. E' stata davvero una cartolina che porterò con me per tutta la vita».

Per te doveva essere la stagione del riscatto dopo l'infortunio che ti aveva tenuto fermo per mesi nel 2012/2013: invece è stata un'annata in chiaroscuro, come mai?
«Purtroppo ha giocato Volpe, che è un amico, ma è stata una scelta societaria più che di mister Pavone. Praticamente con la Berretti ho giocato solo una partita: stare fuori non piace a nessuno, ma ho mantenuto la calma e mi sono concentrato con forza sugli allenamenti, cercando di stare sempre e comunque vicino ai miei compagni. Credo sia stato un segno di maturità, penso si possa essere importanti per la squadra anche senza giocare: è servito e mi ha fatto molto crescere dal punto di vista caratteriale».

Diciamo che con mister Carrara è arrivato il premio dell'esordio tra i "pro".
«Sì, il mister mi ha anche spiegato che il fatto di avermi fatto esordire contro il Catanzaro è stato anche un riconoscimento alla professionalità da me dimostrata durante l'anno: ovviamente poi purtroppo è stata l'espulsione di Liverani ad aprirmi le porte».

Del gruppo della "Berretti", con chi hai stretto un rapporto migliore?
«Sicuramente con Luca Pellegrino e Giovanni Morsillo, con cui ci vediamo spesso a scuola: però ho avuto un bel rapporto con tutti, siamo stati un gruppo coeso e davvero portiamo con noi tanti bei ricordi. E' stato un biennio magico».

Hai parlato di scuola. Come si concilia la vita di un atleta con i libri?
«Non è facile, perchè devi sacrificare molto tempo libero. Io lo faccio, ma forse non quanto dovrei (ride, ndr). Devi avere la capacità di unire lo studio e il calcio, e soprattutto dopo un allenamento non è mai facile farlo».

Il tuo modello tra i pali?
«Sono di fede interista, quindi ho sempre ammirato Julio Cesar: per esplosività e coraggio è sempre stato il portiere che mi è piaciuto di più. Ora il numero uno secondo me è Neuer del Bayern Monaco, per me il portiere più completo in circolazione».

Qual è la tua situazione contrattuale con il Barletta?
«In realtà sono in scadenza di contratto, ora starebbe alla società decidere se farmi il pre-contratto o meno. Vedremo ora con la nuova società quali decisioni prenderanno: io dalla mia posso solo dire di avere la massima voglia e il desiderio di restare di proprietà del Barletta».

Con un'eventuale permanenza in biancorosso, ti andrebbe bene anche un anno in prestito per fare esperienza?
Certo, se la società lo riterrà utile, mi andrebbe bene. Però ripeto, attendiamo di vedere che decisioni prendono.

Il club biancorosso sta vivendo il cambio di proprietà: come hai vissuto le fibrillazioni delle scorse settimane?
«Io dico solo che il calcio a Barletta non poteva finire: io sono nato nel 1995, l'anno del fallimento, quindi ho vissuto quel periodo attraverso i racconti. La piazza è troppo appassionata e calorosa, merita un calcio di Lega Pro. Una domenica senza Barletta Calcio non è domenica: ho in mente tante partite, dagli incroci con Brindisi e Bitonto, passando per un Barletta-Taurisano in cui perdemmo ma lo stadio era stracolmo».

In chiusura, che saluto vuoi fare alla piazza di Barletta?
«Voglio ringraziare l'ambiente e la tifoseria, che mi hanno sempre trattato e sostenuto come un figlio. L'invito è quello di stare sempre vicini alla squadra, nel bene o nel male, ma a Barletta questo già accade. Speriamo di rivederci l'anno prossimo».
(Twitter: @GuerraLuca88)
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