Tatò e Martino
Tatò e Martino
Calcio

Barletta, una mazzata a ciel (poco) sereno

Il ko di Pagani porta in dote l'addio del presidente Tatò a fine stagione: quali prospettive in via Vittorio Veneto?

Quello del 27 ottobre 2013 può tranquillamente definirsi un pomeriggio da dimenticare per la storia recente del Barletta Calcio. La già difficilmente digeribile sconfitta con la Paganese sul terreno del "Torre", uno 0-2 maturato al termine di una prestazione a dir poco mediocre, è stata subito e purtroppo superata dallo sconcertante comunicato ufficiale a firma del patron biancorosso Roberto Tatò, che ha di fatto anticipato l'abbandono della carica a fine stagione. "Alla luce dei risultati sin qui ottenuti, nell'ammettere errori di cui mi assumo tutte le responsabilità, ritengo che la mia esperienza calcistica sia giunta al termine. Sento inoltre di dover chiedere scusa a tutti i tifosi per non essere stato in grado di dare loro le soddisfazioni che meritano. Comunico comunque che garantirò la regolare conclusione del campionato al 30 giugno 2014". Questo il testo della nota ufficiale diffusa dal sodalizio di via Vittorio Veneto.

La fine di un'era: da dimissionario a dimesso
Fare calcio a Barletta non è certamente cosa facile, questo è un asserto basilare. Dalle strutture al bacino d'utenza, limitato rispetto ad altri centri della categoria, tante sono le limitazioni poste e imposte: Tatò ha investito tanti soldi ed energie in tre anni in biancorosso, sebbene a fasi alterne e altalenanti, passando dalle folli spese della gestione-Castagnini al budget ridotto dato a Pavone, fino alla fiducia riservata all'operata del dg Martino, quest'ultimo oggi individuato dalla piazza come primo responsabile per le falle in sede di mercato. Detto delle responsabilità degli altri componenti del "pianeta"-Barletta Calcio, l'impressione che resta oggi sullo sfondo del vialone dello stadio "Cosimo Puttilli" è che si sia smarrito un credito acquisito nel tempo, perseverando su errori del passato, e si rischia di perdere non solo un anno nel processo di "crescita" del sodalizio biancorosso, ma di tornare indietro di anni, cronologicamente e logisticamente. Dall'estate 2012- in assenza di un comunicato ufficiale, ma solo di azioni che ne hanno smentito i frutti- Tatò era dimissionario, da ieri è dimesso dalla carica: quali prospettive si fanno largo in via Vittorio Veneto?

Martino e Orlandi, effetto-domino?
Le parole del numero uno biancorosso, inserite in un comunicato scarno quanto lapidario, hanno colpito tutto l'ambiente. Sembrano lontani anni luce gli applausi tributati dal tifo barlettano a Tatò il giorno dello spareggio-salvezza vinto contro l'Andria, eppure era appena quattro mesi e mezzo fa. Allora cosa ha portato a questa decisione che non potrà che avere l'effetto di destabilizzare calciatori e staff che già faticano a trovare la retta via? I tifosi biancorossi, quei 1.012 che hanno sottoscritto l'abbonamento in agosto in particolare, meritano di saperlo, e subito. Cosa ne sarà del braccio destro del presidente, il dg Gabriele Martino? I due dovranno certamente chiacchierare a 360 gradi per definire il futuro e quel che ne resta. Un effetto-domino dal quale non può essere escluso mister Nevio Orlandi, sul cui capo pende l'ombra di Francesco Cozza. E soprattutto, che ne sarà di tutte le "grandi opere" avviate e mai concluse sotto l'egida biancorossa? Dall'ufficio stampa al Settore Giovanile, passando per l'allargamento dell'organigramma, oggi il Barletta Calcio è strutturalmente una grande incompiuta.

Otto mesi per programmare il futuro
Di certo c'è che per ora Tatò mette un punto alla sua avventura in seno al Barletta Calcio: sarà una scelta definitiva- aperta così a eventuali nuovi investitori- o un annuncio con possibilità di "rientro", come avvenuto nell'estate 2012? Certo è che oggi più che mai quella che era partita come una stagione con il "nono posto" (parole proferite in giugno dal presidente) come obiettivo minimo, costruita attraverso una campagna acquisti non all'altezza delle attese serbate e maturate e proseguita a suon di sconfitte e pochissimi sorrisi, rischia di essere non l'"anno di costruzione", ma l'"anno di distruzione"- nel peggiore dei casi- del giocattolo biancorosso. In attesa di capire se la posizione di Tatò è irremovibile, gli imprenditori che negli scorsi mesi si erano detti interessati- chi per mera pubblicità personale, chi per reali intenzioni- al Barletta Calcio- si facciano avanti, per poter programmare con il tempo restante un futuro all'altezza dell'utenza e delle potenzialità del bacino biancorosso. Chi si avvicina alle porte di via Vittorio Veneto lo faccia però con fondi reali e consapevole del fatto di trovare una società senza debiti, "evento raro" nel calcio di Lega Pro di oggi.

L'anonimato continua
Intanto, su forum e social networks, i tifosi del Barletta si sono presto schierati: dai "delusi" da Tatò, ai soddisfatti per l'addio del presidente, ai preoccupati per un futuro dove gli imprenditori che investono tanti soldi nel calcio sono davvero pochi, i "partiti" sono stati presto fatti: nelle menti di tutti scorrevano 37 mesi (dal 14 settembre 2010) di presidenza, tre anni e un mese con Roberto Tatò alla guida del Barletta. Nel mezzo due sofferte salvezze, dei playoff annunciati in agosto ma solo sfiorati a maggio tra campo e Commissione Disciplinare, le battaglie per la querelle-"Puttilli", cinque direttori sportivi e sei allenatori, dimissioni annunciate nell'estate 2012 e poi rientrate, infine l'ultimo, buio capitolo. Le prime avvisaglie di un allontanamento del presidente dalle sorti barlettane erano arrivate negli ultimi tempi, leggibili tra le righe dell'ultima conferenza stampa datata 29 settembre: oggi sono dura realtà, da accettare e incassare. Intanto, il Barletta in campo resta nell'anonimato: il rischio concreto è che vi entri anche fuori dal rettangolo verde.
(Twitter: @GuerraLuca88)
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