Arresto
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Cronaca

Provincia Bat, arresti domiciliari per il funzionario colpevole della "palpata"

Ieri mattina sono scattate le manette per Giuseppe Di Biase. Sin dallo scorso 8 marzo Barlettalife aveva denunciato l'accaduto

L'accorato appello, unito a una scrupolosa azione di denuncia che ha aperto la pista alle indagini del caso, lanciato da Barlettalife l'8 marzo 2011, data simbolica nella quale si festeggia la donna, ha trovato oggi giusto compimento a tutela di una rappresentante del genere femminile e dei lavoratori in particolare e della dignità del cosidetto "sesso debole" in generale.

Ieri mattina i Carabinieri della sezione di polizia giudiziaria presso la procura della Repubblica di Trani hanno tratto in arresto il dottor Giuseppe Di Biase, dirigente in servizio presso la Provincia Bat, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in regime di arresti domiciliari emessa dal gip del tribunale di Trani, Francesco Zecchillo, a seguito di un'indagine attraverso la quale sono stati raccolti inconfutabili elementi di colpevolezza a carico del predetto che avrebbe rivolto negli uffici della Provincia attenzioni sessuali nei confronti di un'impiegata tranese, da poco assunta.

Noi di Barlettalife eravamo stati i primi a denunciare l'accaduto, sfondando quei paletti fatti di negazioni e smentite al quale la politica della Bat e i suoi esponenti si erano apprestati a dar vita: arriva con l'esecuzione dell'ordinanza di arresto messa in atto dai carabinieri tranesi la parola "fine" su una squallida storia di molestie sussuali. Oggi i fatti dimostrano che quanto da noi raccontato non era affatto infondato. Noi di Barlettalife avevamo denunciato con scienza e coscienza, mancavano solo le prove: l'atto dei carabinieri della sezione di Trani certifica la buona fede e il certosino lavoro messo in atto dalla nostra redazione.

Il dirigente della Bat si era reso protagonista ormai 6 mesi fa di una "palpata" al bacino ai danni di una giovane impiegata di Trani, fresca di assunzione negli uffici di Andria: subito la faccenda era stata chiusa come una qualsiasi bolla di sapone. E altrettanto presto erano stati individuati i nomi della presunta invisibile e del presunto innocente, senza però che gli stessi uscissero allo scoperto. Il tutto era paradossalmente avvenuto mentre nello stesso edificio della Provincia si teneva una conferenza stampa indetta dall'Assessore ai servizi sociali Carmelinda Lombardi, prodiga nel far valere i principi della donna, nella quale si illustrava il lungo ed articolato programma di celebrazioni dalla donna che si sarebbe articolato in quasi tutte le città della Sesta Provincia.

L'intera Istituzione, la Sede Legale stessa erano stati presto ricoperti di spiacevoli commenti, perché la sopraffazione, non tanto quella fisica ma psicologica, aveva investito la giovane ragazza che era stata trasferita prontamente negli uffici di Trani appena inaugurati. Una vicenda dai toni quasi boccacceschi che oggi ha forse trovato la parola fine. Ma non possiamo certo parlare di "happy ending": solo la costanza e la pervicacia messe in campo dalle Forze dell'Ordine hanno permesso di arrivare a un punto di svolta, risarcendo almeno sulla carta la ragazza, la cui carriera e professionalità sono state temporaneamente svilite dall'incauto e impudente gesto, mentre è da rimarcare il muro di gomma silenziosamente e maldestramente eretto dall'arena politica della Bat a difesa delle indagini interne poi avviate.

In seguito alla misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un Dirigente della Provincia di Barletta - Andria - Trani per le presunte molestie nei confronti di una dipendente provinciale, è intervenuto pochi minuti fa il Presidente della Provincia Francesco Ventola.

«Abbiamo appreso stamani del provvedimento che dispone gli arresti domiciliari di un Dirigente della Provincia di Barletta - Andria - Trani - spiega Ventola -. Per il momento posso solo manifestare piena ed incondizionata fiducia nell'operato della Magistratura, in attesa che la verità possa venire a galla quanto prima. Nel frattempo, mi sento di esprimere totale vicinanza e pieno rispetto verso tutte le persone coinvolte in questa vicenda, augurandomi che le stesse possano al più presto chiarire le proprie posizioni nelle sedi opportune e con le autorità preposte».
"Non ci sono prove né denunce" quindi si è diluito omertoso il silenzio tombale su una vicenda che travalica il semplice fatto di cronaca attinente la violenza sessuale di un alto dirigente della provincia Bat. Le prove possibili dell'atto immorale, Barlettalife le ha circostanziate al limite della facile querela con la quale è avvezza muoversi la Bat contro i giornalisti "inadempienti". L'eco della palpata dell'8 marzo era troppo fragorosa e circostanziata per finire sotto vuoto spunto nelle sacche dell'esigenza politica. Omertà. Nulla a seguire di più a questa turpe vicenda, fortunatamente scandagliata, nell'imbroglio della casta degli inquirenti che non si sono arresi di fronte alla cerba contiguità politica della Bat che non poteva non sapere. Non poteva non allarmare la propria, a questo punto, presunta moralità. Come immediata conseguenza all'arresto del dirigente presunto colpevole, ci attendiamo ora il consulto laconico comunicato stampa dello staff del presidente Ventola che così potrebbe recitare: "Quanto accaduto ci lascia attoniti ma confidiamo nella verità che il finale giudizio della magistratura, solo quella, scriverà". Se così Ventola dovesse scrivere è del tutto evidente che risulterà insufficiente al territorio della sesta provincia in agonia istituzionale come tutte le altre inutili provincie dello stivale. Devo scrivere di me, quale direttore di Barlettalife in prima persona, e non me ne compiaccio ovviamente. Ma più volte dalle pagine di Barlettalife su questo caso infelice ho chiesto la cocciuta, ferma indelebile solidarietà delle donne tutte, delle associazioni tutte comprese quelle dei centri antiviolenza di Barletta o Andria che pur di non inimicarsi la bruna affabulatrice assessora ai servizi sociali, non hanno intentato alcun coro dannato per scuotere la generale omertà. Non solo. A cavallo della settimana dell'8 marzo, tutto un programma provinciale in favore della dignità femminile era stato geograficamente in modo sublime disseminato nelle sedi delle prestigiose sigle femminili della Bat. Circoli, ampie sale, giardini d'inverno erano gremiti di donne vip che accogliendo il simbolo della purità e della progressione femminile, l'assessore Carmelinda Lombardi, erano ben istruiti dal commentare il silenzioso orgoglioso urlo di una giovane impiegata neoassunta della provincia. Io stesso in più riunioni avevo soliditato l'apertura del caso ma donne di destra e di sinistra coordinatrici locali e provinciali della Bat, attillate nel più ingiustificato silenzio, non hanno curato l'eclatante caso. Non si dimetteranno, nessuno lo farà ma noi licenziamo e bandiamo dalla nostra coscienza la loro coscienza. Si diano tutti una palpata al cuore e si accorgeranno che le fibrillazioni dello sdegno collettivo stanno incalzando.

Michele Sarcinelli
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