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Lettera aperta di don Sabino Lattanzio al direttore di "Famiglia Cristiana"

«Barletta non è il ricettacolo dell'illegalità, come viene spesso descritta». Chiarezza in merito all'articolo sul crollo apparso sulla nota rivista

Lettera chiarificatrice inviata da Don Sabino Lattanzio, Parroco di San Giacomo, al Direttore di Famiglia Cristiana Antonio Sciortino, in seguito alle polemiche sorte riguardo al crollo della palazzina di Via Mura Spirito Santo – Via Roma

«Stimatissimo Direttore, leggo e diffondo "Famiglia Cristiana" per la corretta ed equilibrata informazione che dà degli avvenimenti di vario genere, oltre al fatto che contribuisce a creare una coscienza retta nei lettori. Con la stessa predisposizione buona ho letto l'articolo apparso nella sua rivista del 16 ottobre 2011 (nel n. 42, p. 42), a riguardo della tragedia che ha gettato nella costernazione il mio territorio parrocchiale e l'intera città di Barletta, a causa del crollo di una palazzina, avvenuto inopinatamente nella mattinata del 3 ottobre scorso, che ha schiacciato sotto le macerie le vite dell'adolescente Maria Cinquepalmi (a cui il 27 maggio 2007 amministrai la Prima Comunione) e di quattro giovani mamme, che stavano lavorando in un piccolo laboratorio di maglieria sottostante la palazzina e, inoltre, ha spazzato via l'abitazione di cinque famiglie che, in un attimo – come il povero Giobbe -, si sono viste volatilizzare una vita di enormi sacrifici.

Puntuale e acuto è stato il magistrato Adriano Sansa, autore del succitato articolo, nel descrivere i mali che stanno a monte di tale sciagura e di tante altre simili, mali – come ha giustamente sottolineato l'articolista – diffusi "non soltanto al Sud", ma dappertutto.

Devo, però, prendere le distanze dall'affermazione a riguardo "delle povere donne di Barletta che stavano chine in locali fatiscenti". A causa della rapida diffusione mediatica di tali errate notizie, noi barlettani siamo stati etichettati in tutta Italia e all'estero come coloro che abitano e lavorano in condizioni disumane, in catapecchie o topaie, e che appoggiano il lavoro nero e l'illegalità.

E' un dato di fatto e sotto gli occhi di tutti che, purtroppo, c'è una grande crisi globale, a causa della quale molti ci speculano, mettendo alle strette chi è costretto a sopravvivere, rinunciando ai propri diritti, sottoponendolo a 13-14 ore di lavoro al giorno, pagate a sottocosto. Questa triste constatazione - per la nostra circostanza - è stata evidenziata anche dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Intanto, i nostri politici continuano a dormire sonni tranquilli, non preoccupandosi di porgere alternative che blocchino questo sistema iniquo diffuso. Essi non si degnano neanche di lasciare qualche "segno" di solidarietà. Ne è prova che "la Manovra di bilancio approvata dai nostri Parlamentari, che chiede durissimi sacrifici agli italiani, ha risparmiato la casta dei politici" (Famiglia Cristiana, n. 38, p. 3). Tutto ciò ci rende ancor più rabbiosi, al pensiero che ci sarebbe un salvadanaio ad hoc che contribuirebbe a risollevare questa pesante crisi, prelevando, appunto, dai vitalizi dei nostri politici e di altre "caste".

Ritornando all'ultimo evento doloroso di Barletta, si è ampiamente parlato di "vittime a causa del lavoro a nero". Ribadendo che questa "piaga" lede la dignità di qualsiasi lavoratore ed è per questo inammissibile e da combattere, nel caso specifico va sottolineata un'altra piaga da combattere: quella della mala edilizia e degli organi competenti, addetti ai controlli vari, spesso incompetenti e superficiali.

Qui entrano in causa tutti coloro che già in precedenza e, addirittura, qualche minuto prima del crollo erano stati interpellati dagli interessati, affinché valutassero le condizioni dello stabile, seriamente danneggiato a causa della demolizione della palazzina adiacente. Bisognava decidere tempestivamente sullo sgombro o sul puntellamento dell'edificio crollato, e, invece, questi irresponsabilmente cercavano di smorzare ogni allarmismo. Essi sono i "Pilati di turno che se ne lavano le mani", così come ha scritto il nostro concittadino missionario, padre Saverio Paolillo, raggiungendoci dal Brasile con una profonda lettera di solidarietà e di incoraggiamento, esortando a non rassegnarci, "per sconfiggere la cultura dell'omertà, del comodismo, della dipendenza e della rassegnazione", affinchè certe cose non accadano più.

A una settimana dalla tragedia, nella serata dello scorso 11 ottobre, eravamo in diecimila (inclusi cittadini delle città limitrofe) a muoverci silenziosamente per le vie della città, confluendo per una veglia di preghiera in Cattedrale - incapace di contenere la moltitudine - per chiedere "verità e giustizia" e per ribadire che queste nostre cittadine – compresa la figlia del loro datore di lavoro - sono morte non perché stavano lavorando, ma perché vittime di chi non ha fatto bene il proprio lavoro.

Il Meridione in genere - inclusa Barletta - non è il ricettacolo della illegalità, così come viene sempre descritto. Qui ci sono cittadini onesti che, forti di una radicata cultura cristiana e civile, lottano e operano per la crescita del bene comune.

Sono sicuro che questo mio intervento chiarificatore sia preso in seria considerazione e pubblicato sul prossimo numero del Suo periodico. Aiutateci a riscattare il nostro amato Sud!».
  • Lettera aperta
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