Borgiac per Claudio Lasala
Borgiac per Claudio Lasala
Cara Barletta ti scrivo

«Siamo tutti colpevoli», la lettera di un cittadino barlettano

«Claudio lascerà un vuoto che il tempo non potrà mai colmare»

«Nella realtà in cui viviamo sarebbe razionale o perlomeno opportuno abrogare il verbo meravigliare assieme al suo derivato sostantivizzato meraviglia. Sia a Barletta come in tutto il territorio nazionale, oramai vige la legge unica gestita in modo coercitivo dall'individualismo o soggettivismo morale, che nei modi e nei fatti, ha relegato i quattro codici su un piano decisamente secondario. Ognuno fa quello che gli aggrada quando, dove e con chi gli pare. La certezza del diritto, al pari della certezza della pena, vacillano giorno dopo giorno.

L'atteggiamento soggettivista di cui sopra ,non fa altro che generare, incrementare e implementare la maleducazione intesa per definizione come mancanza di rispetto, coniugata fisiologicamente all'arroganza e alla scorrettezza. La realtà ci dimostra come l'antitesi della maleducazione, ovvero la educazione, sia latitante sia nella famiglia come nella scuola ,nella parrocchia, nelle associazioni e dulcis in fundo nei curricula dei referenti istituzionali.

Un ragazzo di vent'anni è stato costretto a partire per sempre, recando con sé i suoi sogni, i suoi domani, lasciando nel cuore dei suoi cari e di quanti lo hanno amato, un vuoto che il tempo non potrà mai colmare. Questo giovane è stato assassinato vilmente e manualmente da due elementi pregiudicati che non hanno esitato nel rinnovare il rito di Caino. Ritengo questo atto criminale, un delitto consumato da tutti. Siamo tutti colpevoli. Noi genitori, noi scuola, noi istituzioni, noi cittadini, noi chiesa e quant'altro. Si! Nelle debite proporzioni siamo tutti colpevoli!

Nelle famiglie barlettane, come in quelle italiane, sia il cellulare piuttosto che la TV e la Playstation sono stati fatti salire in cattedra, defenestrato la cultura vera, fatta di musica, di lettura, di teatro, di poesia, di letteratura e di tutte le arti in genere, proponendo come modelli negletti di vita, l'egoismo, l'ignoranza e il perbenismo più inquietanti. Nelle scuole non s' insegna più l'educazione civica. Nelle famiglie il dialogo è stato prima ghettizzato e poi abolito. Nelle Sedi Istituzionali, veri esempi di etica, si litiga tessendo tramette ipogeiche a danno completo della res publica, disertando il concetto di etica facendo scuola di comportamenti antipedagogici.

Ma quando accade una qualunque disgrazia, dopo, solo ed esclusivamente dopo, da parte dei referenti politici e istituzionali, si è costretti ad ascoltare spocchiose loquele soloniche, stucchevolmente condite con promesse da marinaio e lacrime acquistate di seconda mano al mercato delle pulci.

Personalmente provo profondamente dolore e vergogna verso Claudio e la sua famiglia e in cuor mio sento di chiedere loro scusa e perdono per quanto accaduto, pur non avendo mai avuto il piacere di conoscerli, augurandomi che questo evento esecrabile funga da duro monito per noi tutti, barlettani e italiani. Gli adulti devono imparare a dialogare con i giovani, con la loro presenza viva e costante, operando anche controlli duri, ma, sulla scorta di quanto accaduto, temo che siano proprio gli adulti bisognosi di ammaestramento e di controllo. I latini non sbagliavano quando con il seguente detto affermavano: "Quis custodiet ipsos custodes! " ovvero chi controllerà i controllori?

Sono certo che Claudio, questo figlio di Barletta, questo nostro figlio, adesso è un angelo che veglia sulla sua famiglia nella gloria del Signore».

Gaetano Rizzitelli
  • Lettera aperta
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