Intervista a Franco Corcella
Intervista a Franco Corcella
Politica

Franco Corcella: “Conosco i problemi quotidiani della gente”

Intervista al candidato di Noi a sinistra per la Puglia

Incontriamo Francesco Corcella, candidato nella Bat al Consiglio Regionale, nell'elezioni del prossimo 31 maggio, per la lista "Noi a sinistra per la Puglia", sostenendo la candidatura di Michele Emiliano come Presidente della Regione Puglia.

Lei è approdato alla politica in maniera diversa, tramite l'esperienza sindacale e non, in passato, in quelle elettorali. Con la sua esperienza nella Cgil ha incontrato molte persone in questi anni e ha affrontato molti problemi riguardanti il lavoro e il disagio sociale: il voto per lei significherebbe differenziarsi da chi? Da cosa?
«Rappresento una differenza nel panorama politico barlettano sia grazie alla mia esperienza nella Cgil, che mi ha permesso di irrobustire negli anni, ma anche perché a livello personale sento di poter offrire una connotazione differente dagli altri. In questi anni sono stato vicino a molte persone e ho potuto conoscere una serie di problematiche che prima non conoscevo nemmeno, come tantissimi cittadini che si sono affacciati al sindacato ritenendo di avere unicamente problemi con il lavoro, ma quest'ultimo era solo uno dei tanti che a cascata travolgevano le loro vite. Perciò questa vicinanza ai problemi del quotidiano è sicuramente un valore aggiunto rispetto agli altri candidati, abituati ad improntare rapporti con la gente legati unicamente all'utilitarismo personale. Sono sempre stato abituato ad offrirmi senza richiedere nulla in cambio».

Recentemente lei ha scritto al direttore generale dell'Asl/BT denunciando alcuni comportamenti "irregolari" di scelta dei professionisti esterni per lavorare per quest'azienda per un determinato periodo; in cambio di un possibile "aiuto" durante la campagna elettorale. Questo ha chiaramente irritato il direttore generale e molti commentatori per motivi differenti. Vuole meglio affrontare la questione.
«Queste prese di posizione della Cgil non sono una novità degli ultimi tempi, come qualcuno mi ha accusato di fare: ho recentemente ripreso un discorso di cui mi ero occupato già sul finire del 2014. Allora ho evidenziato un'irregolarità per l'affidamento dell'incarico dell'unità operativa per la comunicazione dell'Asl, con una serie di particolarità contrattuali inesistenti, retribuita in maniera eccessiva rispetto alle tabelle contrattuali. A questo avevo aggiunto (sempre nel novembre del 2014) alcune considerazioni riguardo alla scelta di professionisti legali dai nomi 'troppo noti', soprattutto della politica locale (consiglieri regionali per intenderci); in questi due anni la consuetudine è aumentata in modo esponenziale e non ho potuto tacerla, sia come sindacalista sia come cittadino attento. Recentemente ho visto, carte alla mano, un ulteriore "utilizzo" di conoscenze, e così sono tornato nuovamente a denunciarle.
Proprio pochi giorni fa ho voluto essere presente all'apertura del cosiddetto Centro Territoriale Per l'Autismo, e anche parlando con alcuni operatori, abbiamo osservato come questa iniziativa sia stata accelerata in maniera strana, predisponendo locali di fatto vuoti in poche ore, con lo spostamento di alcune attrezzature da lavoro, anche specialistiche, da altre unità operative dell'Asl: si è svuotato un servizio già esistente e si è spostato tutto in gran fretta, con la promessa che tutto sarà rimesso a posto a breve. Dunque è stata una farsa creata ad hoc. Dietro questa manovra c'era chiaramente l'impegno di un candidato regionale e ho potuto costatare che non ci sarà niente di nuovo rispetto a quello che veniva offerto fino a pochi giorni fa. Temo che le famiglie dei ragazzi autistici siano state illuse da atteggiamenti strumentali utilizzati da qualcuno».

L'Amministrazione regionale di Nichi Vendola ha cercato di sostenere in tutti i modi quel drammatico dato della disoccupazione nel Sud Italia (Puglia e Calabria secondo i dati dell'Eurostat di pochi giorni fa indossano la maglia nera con poche altre regioni d'Europa), attraverso la lotta al precariato e finanziamenti alle giovani idee imprenditoriali. Quali sono, secondo lei, le lacune compiute in questi anni dal governo regionale?
«Forse le lacune sono state solamente legate alle attese della popolazione pugliese, in gravi difficoltà come la gran parte della popolazione nazionale. Per quanto le risorse messe in campo dalla Regione queste sono state veramente notevoli, ma non hanno concorso a migliorare la situazione della popolazione disoccupata. Lacune specifiche non ce ne sono state, se non le attese per le risorse sulla mobilità in deroga, da quel momento in poi si è arrivati a lunghi periodi di assistenzialismo, causando una sorta di abitudine a stare senza lavoro ricevendo degli assegni ugualmente. Questo sistema ha causato anche l'ingrossamento delle fila del lavoro nero; ciò ha destrutturato il sistema lavorativo della regione, lasciando indietro chi in realtà aveva bisogno di quel tipo di assistenza. Non servono più, in questo momento, gli ammortizzatori sociali ma si dovrebbe procedere ad una sorta di grande "concorso d'idee" per creare occasioni di lavoro, di qualcosa che concretamente si sa di poter produrre e vendere. Va ripristinato quel circuito inventandosi qualcosa di dinamico».

Sanità, croce e delizia di questi ultimi 10 anni amministrativi del centrosinistra regionale; la Bat continua a vivere in maniera convulsa la sua realtà, con posti letto diminuiti e presidi chiusi. La sanità distante dal sociale, come combatterla e quali ritiene possano concretamente essere le principali soluzioni?
«Parlare di Sanità vuol dire chiaramente occuparsi dello stato di salute dei cittadini, chi sta meglio e chi sta peggio. La campagna elettorale di 10 anni fa di Vendola è stata incentrata principalmente sul tema sanitario, anche per discostarsi dal momento precedente con Fitto. Lo stesso Vendola credo si sia reso conto che parlare di Sanità in Puglia è cosa molto complicata; a me non interessa parlare di cosa sia stato aperto o chiuso in questi anni: a me interessa sapere che in ogni ambito territoriale ci sia un presidio atto a rispondere a immediate richieste di soccorso da parte dei cittadini, e sapere che sul territorio insistano anche utili strutture decentrate per non soffocare l'attività del presidio ospedaliero. Bisogna strutturare il territorio con scelte alternative agli ospedali. Ritengo che non sia necessario avere dei buoni ospedali per ogni comune, pochi ma buoni, e che siano in grado di rispondere tempestivamente ai bisogni della gente, eliminando le terribili liste di attesa. Il mal funzionamento delle strutture sanitarie pubbliche spinge verso il ricorso a quelle private non accessibile a tutti. C'è un distacco da colmare fra i cittadini-utenti e l'istituzione sanitaria pubblica».

Parliamo brevemente di scuola: in queste settimane tiene banco la vicenda legata alla riforma cosiddetta della "Buona Scuola". Perché la Sinistra si oppone a tale riforma?
«Questo governo ha capacità di far passare tutto con il termine "riforma", anche ciò che non lo è, come questa. Il governo non possiamo ritenerlo di centrosinistra, ma un'accozzaglia di posizioni contrapposte politicamente che portano a errori come in questo caso. Questi concetti così aziendalistici, verticistici, voluti dal disegno di legge di questo governo, che vede il preside d'indiscussa insindacabilità sulle scelte organizzative della scuola, è un errore grave che va cancellato. Anche la gestione della vita scolastica non può essere soltanto prerogativa di quest'ultimo. Non mi sembra che sia soltanto la Sinistra ad opporsi a questa Riforma, ma una grandissima compagine di sindacati, docenti, genitori e studenti».

L'ambiente nella Bat, a Barletta diviene una questione molto sentita dai cittadini; le aziende inquinano l'aria (?), Il mare ha diverse cause d'inquinamento e dunque non sostiene le imprese legate ad esso... Come la Regione può agevolare la soluzione di questi mali?
«Le questioni ambientali, ritengo, debbano essere gestite più dinamicamente: lavoro e regole ambientali devono essere elaborate in un'unica ottica; il lavoro non può tuttavia "ammazzare" i cittadini: non si possono produrre attività lavorative dichiaratamente insalubri non solo per i lavoratori ma per le comunità locali in genere. A Barletta mi risulta che la Timac sia particolarmente 'attenzionata', ma ci sono ancora verifiche da fare a riguardo, ma nell'ipotesi più negativa si dovrà pensare anche ad un ridimensionamento aziendale. Certamente questo ci fa riflettere su come la città si sia espansa a ridosso della zona industriale in maniera del tutto irregolare nei decenni passati. La Regione deve mettere a disposizione tutti gli strumenti necessari per le verifiche, ma delle risorse finanziarie se ne devono fare carico le aziende coinvolte; è comunque necessario che tutte le Istituzioni locali siano coinvolte in tutti i passaggi, affrontando le questioni qualora dovessero proporsi».
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