Antica Roma
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Politica

“Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”

Cannito, Cascella, Mele, Carpagnano. Tra polemiche e poesiole, tra rifiuti e Bar.S.A.

"Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur". Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata. Mai come in questi giorni la locuzione latina sembra calzare a pennello allo scenario barlettano. Sagunto sta per essere espugnata: il bilancio non vede la luce, la rievocazione della Disfida salta, stiamo per perdere valanghe di finanziamenti regionali. Ma a Roma si discute. Anzi, si ciarla. Tutto inizia con una boutade del Vicesindaco Antonio Cannito. Che racconta di una giornata trascorsa con i lavoratori della Bar.S.A. (fianco a fianco, addirittura) e della mancanza di civiltà dei cittadini barlettani. Un resoconto condito di epiteti coloriti: porci, maiali, animali. Con l'invito alla suddetta fattoria ad abbandonare la città.

Passano poche ore e contro l'esuberante rappresentante del Psi si schierano (oltre che la Protezione animali, la lega antivivisezione e il WWF, offesi dall'accostamento, penalizzante per le nobili specie animali, ai cittadini barlettani) due giovani protagoniste della politica barlettana: la segretaria provinciale de La Destra, Stella Mele e la (per due volte) assessora in pectore Rosa Cascella del PD. In comune, nonostante la distanza ideologica, le due hanno un interlocutore privilegiato in Regione: Ruggiero Mennea.

Mentre la Cascella si limita a un richiamo al bon ton, la Mele sferra un affondo al partito del vicesindaco, il Psi. Reo, a suo dire, di operazioni di lottizzazioni e speculazioni nel settore rifiuti. In un successivo commento la stessa Mele scagiona dall'accusa Cannito e riversa l'accusa su altri, non definiti, membri del Psi. Colpito nell'orgoglio socialista, il già vicesindaco e consigliere comunale dimissionario Antonio Carpagnano rintuzza le accuse della Mele e su Facebook (la politica ai tempi del social network, baby!) parte tra i due una gara di retorica degna dei migliori tempi andati delle disputationes medievali. Al veterano del Partito socialista Mele dedica anche una poesia (o un più moderno rap?) in rima baciata: "Dalle Ande a Montaltino". E una serie di accuse, più o meno velate, su familismo e nepotismo. Insomma, par di capire, Mele ha attaccato Cannito per attaccare Carpagnano che tramite il Psi intende ottenere per un suo familiare un posto nel Cda della Barsa per attaccare la logica delle lottizzazioni dell'amministrazione Maffei. Un sillogismo arzigogolato. Ma tant'è.

A margine di questa querelle rimangono senza risposta alcuni interrogativi. 1) Un vicesindaco esterna, sarà la calura estiva, senza filtri e con linguaggio improprio. Ci si aspetterebbe un rimbrotto dal Sindaco e relativa archiviazione del caso. Ma Maffei, si sa, è il Sindaco latitante. 2) Se si vuole parlare di Cda della Bar.S.A. e di lottizzazione, perché non farlo apertis verbis? La satira è divertente, feconda, segno di libertà di pensiero. Ma se i politici vogliono attaccare e intendono farsi comprendere, hanno il dovere di essere chiari e di non celarsi dietro locuzioni ambigue. Se Stella Mele conosce dettagli sugli accordi di spartizione, li renda noti. Si discuta pubblicamente di criteri, scelte, opzioni. Si ponga ora la questione: il Cda non deve essere oggetto di lottizzazioni partitiche e non si tratta solo di familismo! Ma queste parole se le porta il vento. Meglio il livido rancore? 3) Su questa, come su mille altre questioni, inquieta il silenzio delle forze politiche di maggioranza e di quelle di opposizione. 4) In una città con tanti aspiranti poeti, possibile non si riesca a trovare un degno assessore alla Cultura?
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