Nunzio Quarto - Fonte nunzioquarto.it
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Le percezioni di Nunzio Quarto, artista legato a Barletta

Analisi critica di alcune opere dell'artista a cura di Giuseppe Lagrasta

La carica emotiva e la forza generativa di Nunzio Quarto, lo ha condotto nei meandri della storia dell'arte e della pratica artistica con un impegno continuo e grande forza motivazionale. Il fuoco generativo di Nunzio Quarto testimonia effondersi tra i meandri della città mediterranea e della città mitteleuropea. Scrive Giuseppe Lagrasta: «Le ragioni osservative - che a tratti annotiamo sull'opera artistica di Quarto - scaturiscono dalla riflessione tutta interiore dell'autore, tesa ad esplorare le connessioni tra ragione e dolore, tra nostalgie dell'infanzia a carica magico - realista e introspezione visiva attraverso la scoperta della linfa emotiva che lega l'humus creativo dell'artista alle immagini - figure che hanno caratterizzato i primi vent'anni della vita dello scultore. Il pathos della distanza non emerge in modo evidente ma affiora tra rivoli di sensazioni- emozioni che moltiplicano l'essere e l'esserci della vita quotidiana. Un flusso di colori e di forme cerca l'approdo o l'ancoraggio in un porto o in un luogo d'acqua, insomma una tenerezza liquida dove il ricordo del mare si fa sempre più ombroso e ne accarezza gli alchemici fondali della narrazione visiva di Nunzio Quarto».

Nunzio Quarto, Lettera al sole e paesaggio con figure

di Giuseppe Lagrasta

La memoria autobiografica, consistente e compatta, è costituita da sogni, episodi, circostanze, passioni e desideri di futuro, di ricordi di una vita marcata soprattutto dall'esperienza vitale ed esplorativa che per un artista come Nunzio Quarto, significa nutrirsi di energie creative che consentono di scoprire nuove forme, nuovi alfabeti della memoria visiva, fatta di sguardi sugli abissi interiori dell'umano. E nelle opere di Nunzio Quarto, pittore e scultore, è possibile "leggere – interpretare" l'energia circolare che esplora gli spazi narrativi dedicati ad elementi naturali ed esistenziali, figure, iconografie, segni e metafore che formalizzano gli elementi essenziali del suo canone estetico e della sua visione del mondo.

Per narrare la memoria cosmica dell'artista Quarto partiamo da una scultura in bronzo dal titolo, "Personaggio", (bronzo, cm h 50×19,5×22,5, 1978), (opere pubblicate nel catalogo, N. Quarto, La città nel sole, Lalli Editore, Poggibonsi, 2003, p. 19) in cui tra il busto e la base corporea, diciamo al centro, vi è un grande cerchio (o anima di luce circolare), un passaggio o attraversamento, spazio "collettivo" ma allo stesso tempo " poetico privato" che chiede l'ascolto; lo scultore ha lasciato un varco, uno splendido spazio aperto allo spirito narrativo per poter dialogare, raccontare e "incontrare il Tu".

E poi, perché quel vuoto, quell'attraversamento, quel varco al posto del cuore? Ma il Personaggio, indossa un elmo, la celata? È l'Ulisse che parte per la guerra oppure è tornato a Itaca, ferito? A nostro avviso, il personaggio di Quarto è simile all'Ulisse – Nessuno, protagonista comparabile a quello raccontato da Italo Calvino nel romanzo " Il Cavaliere Inesistente", esempio tipico di protagonista dalla memoria cosmica, icastica, fredda e impietosa. Paragoniamo il "Personaggio" di Quarto sia all'Ulisse di Omero che al Cavaliere inesistente di Calvino per avviare una riflessione sul mondo figurale e mitico del nostro artista, sempre aperto all'esplorazione di nuove forme di comunicazione artistica contaminate con altri linguaggi. Così, letteratura e scultura si contaminano e le ombre e le figure di Nunzio attraversano i paesaggi (interiori e naturali) riconoscendo i dispositivi ecologico - conoscitivi che contraddistinguono sia il personaggio di Italo Calvino che il mitico Ulisse costruito dallo scultore barlettano. I mitici personaggi "inesistenti-dimidiati" però, hanno una qualità: quasi invisibili, quasi ciechi possiedono uno "sguardo interiore e intimo" tutto proiettato sul mondo e sul futuro: è lo sguardo (esatto ed impietoso) del cavaliere che resiste a forze contrarie e oscure (Italo Calvino), che anticipa il disegno della realtà che è sogno e finzione (Jorge Luis Borges), che schioda dal corpo freddo delle città gli oggetti enumerati dall'occhio nudo e dallo sguardo ferreo dell'archeologo (Italo Calvino) che racconta verità attraverso fantasmi e immagini surreali e fantastiche (Dino Buzzati) che alimenta spazi di malinconia, d'irrealtà e di magia (Tommaso Landolfi). Così il catalogo degli umani immaginari di Quarto si lega a spiriti rivoluzionari, che combattono le ombre pulviscolari, i sogni iperrealistici dei fantasmi, l'angustia dissolvente dell'utopia, la complessità inesorabile del labirinto, la pesantezza oltraggiosa del mare dell'oggettività e l'angoscia muta dell'entropia pulviscolare.

Così per indagare il "sogno - segno" della memoria cosmica scopriamo un varco situato ai piedi del Personaggio dell'opera di Quarto, varco che porta ad altre venature: parliamo delle due sculture dal titolo: " Mettere le ali", (cm h 31×22×13, 1978, (opere pubblicate nel catalogo, N. Quarto, La città nel sole, Lalli Editore, Poggibonsi, 2003, p. 20 - 21). Possiamo partire dalla scanalatura o taglio che attraversa l'elmo del guerriero di Quarto e notiamo che quel taglio, potrebbe aver ferito la testa del guerriero - Ulisse; e d'un tratto il guerriero si accorge che anche la ferita sul fianco, sanguina e che il dolore è persistente e pervasivo. Anche lui sarà avviato all'ospedale da campo. La battaglia tra la vita e la morte per il "Personaggio – Ulisse" di Quarto è iniziata. Sarà opportuno seguire le indicazioni dell'Ulisse di Quarto, per conoscere la grammatica dell'ombra e la grammatica dei colori. Ma dove si nasconde la mappa creaturale? Ma nella città del sole! – afferma lo scultore -. Difatti la città del sole è rappresentata da una sua dimensione strettamente spirituale e umanante. Scrive Quarto:" Io abito in un mondo colorato:/in uno spazio azzurro/dove le case sono verdi, gli alberi rossi,/gli uomini gialli.../Io abito in un mondo che non esiste:/dove non ci sono colori,/non esistono alberi,/non ci sono case,/non ci sono uomini./( N. Quarto, op. cit., p. 6.) Ecco che la metafora dell'inesistente esplode nella pittura di Quarto riportando nell'alveo dell'esistere il mondo opaco e il mondo dei colori e badate bene, dell'eroe Nessuno, emblema degli eroi inesistenti ed esistenti, allo stesso tempo. Tra opacità e natura emerge la tessitura figurale di Quarto che racconta la "Città nel sole" [scultura (bronzo, cm 140x135x26) esposta alla Fondazione Pagani, XII Mostra Internazionale di Scultura, maggio – giugno 1976, Castellanza] con il "sole giallo" (una specie di calco lunare, splendido paradosso figurale) che viaggia sulla barca di Ulisse e s'impone, poeticamente, attraversando le geometrie del mare, il silenzio del cielo tra i colori sgargianti di un volo d'aquilone. Notiamo così delle sinergie figurali tra la scultura "La città nel sole" [scultura (bronzo, cm 140x135x26) esposta alla Fondazione Pagani, XII Mostra Internazionale di Scultura, maggio – giugno 1976, Castellanza] e l'opera "Lettera al sole", (tecnica mista su tela, cm 140×100, 1984) e per una connessione strepitosa ci supporta l'autore, che a piè di pagina scrive: " Non poteva essere che un aquilone il mezzo per spedire una lettera al sole. Lo vediamo allegro, colorato e leggero stagliarsi contro un cielo oscuro pronto a prendere il vento, librarsi nell'aria e salire in alto, sempre più in alto fino a raggiungere le porte del sole." E Quarto continua:" Cosa ci sarà scritto nella lettera portata dall'aquilone? (..) (Nunzio Quarto., op. cit. p. 56).

Segnaliamo che colori che contraddistinguono l'opera "Lettera al sole", sono: il giallo, il verde e il rosso, mentre le figure sottese alle parole esprimono, poesia, dialogo, amore verso l'umano ma con la constatazione della dissipazione dell'umano, che ama vivere nelle rovine circolari, in luoghi abitati da fantasmi e felici eterne mitografie. Scrive Nunzio Quarto: "Cosa ci sarà scritto nella lettera portata dall'aquilone? Una preghiera, un invito, un ringraziamento, un lamento. Forse un po' di tutto questo. Ma il mittente, come riceverà la risposta? Forse sarà un altro aquilone a portargliela." E cosi in questa mappa dialogica e colloquiale, tra similitudini, vuoti e pieni, opacità e luci, emerge la tessitura della memoria figurale dello scultore che dal fondo della nostalgia dell'infanzia vissuta in Puglia, prende coscienza delle cosmogonie e delle cosmologie esistenti, dove l'immagine dell'aquilone è una delle metafore decisive della sua arte che si intreccia al mitos e al logos. E Nunzio Quarto si presenta così, come artista veggente che si nutre di percezioni, sensibilità e passioni, figure antropologiche, strumenti conoscitivi strategici per aprire le porte al sole della creatività che cattura gli sguardi della vita e i dettagli della sorte, figure fuggitive rispetto allo sguardo dell'uomo immediato mentre Nunzio Quarto artista racconta il poeta veggente riflessivo che trasforma i colori in poesia e racconta la poesia attraverso i colori.
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