Intervista
Intervista "Salviamo le periferie"
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«La civiltà di una città si vede dalla vivibilità delle proprie periferie»

Intervista a Giuseppe Porcelluzzi, presidente del comitato “Salviamo le periferie”. I problemi dell’«altra Barletta», vicina ma lontana

«La periferia non è solo fisica, ma anche esistenziale». Questa è l'idea che ha voluto trasmettere Giuseppe Porcelluzzi in una intervista presso la nostra redazione, in qualità di presidente del comitato "Salviamo le periferie". Trasmettere l'idea di una periferia che a Barletta non è solo trascurata da un punto di vista urbanistico, in termini di vivibilità e servizi, ma anche attraversata da problemi sociali, che spesso i residenti sono costretti ad affrontare da solo nella noncuranza delle istituzioni. Una periferia vissuta nella quotidianità, con tutte le sue problematiche, che abbiamo cercato insieme al presidente Porcelluzzi di ricostruire per i lettori di Barlettalife.

Come nasce il comitato "Salviamo le periferie"?
«Il nostro comitato è nato nel 1997, in seguiti ai grossi problemi che emersero nella 167 all'epoca: furono costruite in fretta nuove abitazioni senza luce e con allacciamenti provvisori alla corrente elettrica. Si avvertì allora, fra noi residenti, l'esigenza di far presente all'allora amministrazione Salerno i problemi di vivibilità primaria e lo stato di abbandono in cui versava il nuovo quartiere. Si formò così questo comitato non ufficiale di cittadini che chiedeva un intervento concreto su queste problematiche: per la prima volta fu convocato un consiglio comunale tematico nella scuola di largo Primavera e si riuscì ad approvare una variante al bilancio per garantire corrente, luce e viabilità al nuovo quartiere. Sin da subito abbiamo instaurato una stretta collaborazione con la parrocchia San Giovanni Apostolo, che è diventata un vero punto di riferimento, un faro di impegno su una zona intera di città (compreso anche Parco degli Ulivi) in cui ogni giorno si avvertivano urgenti problemi sociali».

Adesso il comitato come è strutturato e come funziona?
«E' cominciato un lavoro più concreto dal 2007, rendendo visibile il comitato anche esternamente: per un anno la nostra sede è stata in via dei Pini, oggi si trova in via delle Querce 61. Le nostre proposte sono concrete per migliorare la vivibilità delle periferie: proponiamo servizi gratuiti, esenzioni, ticket gratuiti grazie ad una sinergia con la Asl, per poter dare una mano soprattutto a donne e a anziani, visto – per esempio – che l'ufficio comunale più vicino è quello di viale Marconi. Questo è possibile grazie all'impegno di volontari e gente comune, senza alcuna inquadratura politica, e anche grazie alle collaborazioni con scuole e associazioni come l'Unitalsi e l'Aido. Una delle nostre iniziative più importanti, in collaborazione con la scuola "VII Circolo", è l'avvio di un doposcuola gratuito per 12 bambini negli spazi concessi della parrocchia. Molto avviene grazie al supporto di don Rino, che spinge molto sulle problematiche sociali del quartiere. Un'altra iniziativa da noi promossa è stato il "Progetto Insieme", una giornata di educazione alla salute con la collaborazione di Avis, Unitalsi, Aido, Meda, il patrocinio del Comune e dell'Asl, e con la presenza di alcuni medici (anche una psicologa) che in modo volontariato si sono offerti per visite gratuite».

Vista la natura spontanea e apartitica del comitato, temete qualche speculazione politica?
«Più volte sono state tentate delle speculazioni ma noi abbiamo sempre risposto coi fatti concreti: non abbiamo paura della speculazione. Allo stato attuale siamo molto amareggiati dal silenzio delle istituzioni relativamente ad un importante problema che esiste da anni: lo stato di abbandono del campo rom in zona Barberini. E' gente veramente discriminata, che vive in totale mancanza di igiene. Vorremmo che fossero ricollocati in un'area almeno con i servizi elementari, ma su questo caso non si spende neanche una parola».

Un'altra disparità tra centro e periferia può essere considerata la raccolta dell'umido, che viene effettuata solo in centro. Voi cosa ne pensate? Qual è la vostra opinione sul problema dei rifiuti?
«Non c'è solo il problema dell'umido, ma anche quello della raccolta dell'immondizia, che la domenica in periferia non avviene, lasciando i rifiuti in strada: il problema non è di un solo operatore, ma è la mancanza di un vero servizio, visto che il contratto della Bar.S.A. con l'amministrazione non prevede proprio il passaggio di domenica in periferia».

Qual è lo "stato di salute" delle periferie di Barletta?
«Bisognerebbe parlare prima di tutto di un urgente bisogno di sicurezza: si continuano a registrare continui furti in appartamento, tantissimi incendi che ogni volta segnaliamo al Commissariato di Pubblica Sicurezza, ma in periferia di avverte una eco lontana dei vigili. Lo scorso sabato per esempio alcuni genitori ci hanno segnalato l'assenza del vigile urbano nei pressi della San Domenico Savio. Un anno fa poi abbiamo sollevato la questione delle rampe dei disabili in cattive condizioni e spesso impraticabili, continuano a rimarcare la mancanza di segnaletica orizzontale. Un altro grosso problema reale è rappresentato dalle famiglie che hanno investito nelle nuove case della 167: il sogno di una casa è sempre il sogno più importante di una famiglia, ma ora, a causa della crisi, molte giovani famiglie che avevano preso l'impegno di un mutuo non possono più far fronte alle rate da pagare e molte cooperative sono costrette a non garantire più per loro. Infatti, più che soffermarsi sul problema edilizio (che pure a Barletta è tangibile), si dovrebbe pensare a cosa fare per aiutare questa gente anche tramite sostegni pubblici».

Quali sono quindi, in conclusione, i problemi più urgenti che come comitato vorreste portare all'attenzione delle istituzioni e dei cittadini?
«Sicuramente il problema principale è quello della sicurezza: abbiamo già raccolto 900 firme in un'iniziativa per la sicurezza, abbiamo sollecitato e raccolto questionari compilati dai residenti, abbiamo poi più volte chiesto un avamposto sanitario: infatti in quartieri densamente popolati come quelli delle periferie non vi è nemmeno un distaccamento Asl. I problemi sono tanti e li conosciamo: vorremmo far sì che la qualità della vita di chi vive in periferia si avvicini di più a quella di chi vive in centro. Per capire la differenza basta vedere quando piove, e i disagi che si creano in periferia.
Volendo sintetizzare, le problematiche che vorremmo segnalare sono tre:
  1. l'accampamento rom, che è una vera e propria discarica a cielo aperto ed è un problema avvertito da tutti;
  2. la presenza di qualche distaccamento di ufficio comunale, per facilitare pratiche e documenti, anche per chi abita lontano dagli uffici centrali;
  3. la creazione di un presidio di sicurezza, anche per una semplice denuncia: molti infatti non denunciano più neppure i piccoli reati, per questioni di lontananza, e si stenta a vedere la presenza del cosiddetto "carabiniere di quartiere" o del "poliziotto di quartiere", di cui si è tanto parlato.
Altro schiaffo alle periferie è l'installazione delle postazioni di bike sharing: il percorso cittadino infatti si conclude a via Canosa, come se la città terminasse lì, ma chi vive a Parco degli Ulivi per esempio come può usufruire di questo servizio? Come si può capire da queste piccole cose, è proprio la volontà di intervenire a favore delle periferie che manca in tutte le istituzioni. Gradiremmo un approccio maggiormente educativo e preventivo, e non repressivo, per diffondere più informazione e sensibilizzare tanto i cittadini quanto i nostri amministratori».
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