Michele Chiariello
Michele Chiariello
La città

Dal crollo alla rinascita: Michele Chiariello, il barlettano con Gattuso nel cuore

Nel 2006 scopre di avere la sclerosi multipla e di doversi curare. A distanza di 15 anni è un modello per chiunque lo conosca

Michele Chiariello è un cittadino barlettano di 42 anni che da sempre è stato un uomo di sport. Cresciuto in una famiglia in cui, sin da piccolo, ha respirato calcio, Michele ha coltivato per anni il sogno di diventare un calciatore professionista. Nel 2006, però, riceve una pessima notizia: è affetto da sclerosi multipla. Questa patologia non solo lo costringe a lasciare immediatamente il calcio, ma lo mette davanti ad un futuro tetro e oscuro, verso il quale Michele guarda con diffidenza e senza sapere cosa lo aspetterà.

La sclerosi multipla autoimmune che colpisce i muscoli ed è una malattia da cui non si può guarire. Però, allo stesso tempo, che si può combattere: è questo ciò che Michele ha fatto nella sua vita. E che quest'oggi ha deciso di raccontare in un libro. Combattere questa malattia significava, almeno fino a qualche anno fa, sottoporsi a terapie mediche e a diversi medicinali specifici, che però non sembravano agire in maniera efficace sul corpo, bensì lo spingevano ad una vita sempre più sedentaria e all'aumentare dei problemi. A quelli dovuti alla malattia, infatti, si sommavano quelli dettati dall'avanzare dell'età. Il risultato era che Michele si stava trascinando verso un vicolo cieco, da cui sarebbe stato impossibile uscire, una volta raggiunto il fondo. Il danno maggiore, però, era quello psicologico. Michele non riusciva più a vivere una vita serena, privato di punto in bianco del suo sogno: quello di fare il calciatore.

Michele inizia a giocare a calcio nelle varie selezioni cittadine, fino a diventare un calciatore. Dopo il biennio 2000-2002, che Michele definisce "fantastico e indimenticabile", vissuto con la maglia del Cristian Barletta in Serie B di calcio a 5, decide di tornare a calcare i campi di calcio a 11 e approda nel Montalbano Jonico, squadra di Eccellenza lucana. Ma in quel periodo iniziano a presentarsi i primi sintomi della malattia, che costringono Michele a fare dei sacrifici per continuare a rincorrere al meglio il suo sogno. La stanchezza e la debolezza erano sempre più frequenti, così come dei problemi a livello muscolare che andavano ad intaccare anche le prestazioni in campo. Michele ha iniziato anche a operare sul suo privato, riducendo le volte in cui usciva con la sua fidanzata (e attuale moglie) e restando concentrato solo sullo sport. Nel 2006 la notizia del riscontro di questa malattia è un fulmine a ciel sereno, che lo costringe a fare ulteriori modiche, ancor più radicali, alla sua vita. La prima di tutte è quella di dare l'addio al calcio.

Fino a tre anni la prospettiva era davvero grigia, Michele afferma: "Davo per scontato che avrei passato l'intera vita a farmi le siringhe per restare in piedi", ma poi arriva la svolta. Tre anni fa Michele incontra una persona che lui stesso definisce "il mio angelo custode": Cosimo Damiano Damato, un chinesiologo che lo porterà a cambiare radicalmente la sua vita. Con il suo operato, Michele è arrivato a modificare anche altri aspetti finora mai presi in considerazione, quali l'alimentazione e l'assunzione di determinate vitamine e integratori, che portano a benefici per il suo corpo.
Oggi Michele sta bene, si è ripreso ed è tornato addirittura a giocare a calcio: "Un grande traguardo", afferma lui, "considerando che sarei potuto finire in sedia a rotelle".

Il suo obiettivo è quello di sensibilizzare, attraverso la sua storia, ad una migliore conoscenza della sua malattia. E per farlo, l'idea che ha avuto Michele è quello di scrivere un libro, "mettere nero su bianco" queste informazioni, affinchè possano generare un sorriso a chi è nelle sue stesse condizioni. E anche, magari, essere un possesso e una fonte di ispirazione per le generazioni a venire. Da questi presupposti è nato "Never Give Up – Borgonovo, io…e Ringhio Gattuso", un libro in cui Michele parla della sua breve esperienza calcistica, interrotta a causa della malattia, e di come ha imparato a convivere con la malattia. E cita due personaggi importanti del mondo dello sport. Il primo, Stefano Borgonovo, è stato una stella di Milan e Fiorentina, ma soprattutto è stato il simbolo di questo genere di malattie a livello nazionale. Malato di SLA e morto nel 2013, Borgonovo è diventato il simbolo di tutti quelli che hanno subito questo genere di malattie, ma non si arrendono e combattono. Michele fa parte di quelli, nonostante la sclerosi multipla sia molto meno grave rispetto alla SLA, che è una malattia debilitante e che porta alla morte.

La seconda citazione è a Gennaro Gattuso. Un calciatore che per Michele è molto di più: quasi una vera e propria divinità. Dagli aspetti in comune, come ruolo in campo, numero di maglia, sogno di diventare una calciatore importante, origini meridionali; sino al messaggio che Gattuso come calciatore ha dato a tutta Italia nel corso della sua carriera: lottare, non arrendersi mai, continuare a rincorrere il proprio sogno, con lealtà, onesta, spirito di sacrificio e buona voltanta. Fino ad un ultimo aspetto in comune: anche Gattuso è malato di una malattia autoimmune, come la sclerosi multipla; nel caso di Gattuso di tratta di miastenia oculare, che colpisce i muscoli di occhi e palpebre.

Gattuso è un mentore, un personaggio che Michele ama alla follia e apprezza come persona, prima che come calciatore. Ed è, soprattutto, un simbolo che dopo la malattia è diventato molto di più per lui, trasmettendo a Michele quel sentimento di resilienza e di forza d'animo che sono stati necessari per tenere duro, non arrendersi e continuare a lottare per tornare a calcare i campi di calcio, anche se ora solo a livello amatoriale.
"Never give up", dunque. Non solo sulle pagine del suo libro, ma anche nella vita di tutti i giorni. "Never give up" come motto e unica strada valida per ottenere risultati.

L'intera somma ricavata dalle vendite del libro viene devoluta all'AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla, ed il primo bonifico è già stato fatto, con il ricavato delle primissime vendite del libro. Però il segreto per il successo, Michele ci tiene a sottolineare, non è solo da imputare alla sua forza di volontà e ai suoi modelli. "Devo ringraziare Cosimo Damiano Damato e Gianluca Corcella, che mi hanno rimesso in piedi e mi hanno permesso di tornare a giocare a calcio. Ma soprattutto, devo dire grazie alla mia famiglia.

Mia moglie, Maria Giulia Capuano, mi è sempre stata vicina, all'epoca della notizia della malattia eravamo solo fidanzati e lei avrebbe potuto tirarsi indietro, visto che la prospettiva di vita non era delle migliori e magari poteva fare paura a più di qualcuno avere un marito che rischiava la sedia a rotelle. Lei invece mi è stata molto vicino, nonostante la giovane età, e dopo tre anni è diventata mia moglie e mi ha anche donato due splendide bambine".
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