
La città
«Barletta non è inquinata? Ditelo ai nostri figli»
La nota di Rete Civica
Barletta - mercoledì 3 giugno 2026
Comunicato Stampa
«È trascorso poco più di un anno da quando, presso la Sala Sano Domenico, con patrocinio del Comune di Barletta, ci veniva illustrato con solenne compiacimento il "Rapporto Ambiente e Salute" redatto da Arpa Puglia, AReSS e Asl Bt. Un documento che, per chi ha buona memoria, dipingeva una Barletta idilliaca: aria in linea con i limiti di legge, balneazione eccellente e dati epidemiologici così rassicuranti da far invidia a una località montana. Ma se quel rapporto di dodici mesi fa ci invitava a dormire sonni tranquilli, il recentissimo Consiglio Comunale ha rincarato la dose con un colpo di teatro memorabile. Il primo cittadino, in un impeto di ottimismo, ha tuonato contro chiunque osi ancora dubitare: "Basta dire che Barletta è una città inquinata!"». Così i referenti di Rete Civica, Giuseppe Di Bari e Raffaele Patella.
«Ecco, prendiamo atto dell'ordine di scuderia. D'ora in avanti, pare, dovremo imparare a correggere le nostre percezioni sensoriali. Quei miasmi insopportabili che spesso ci svegliano al mattino e a volte anche a sera? Suggestione. Le polveri gialle che si posano sui balconi e sulle auto? Sarà semplice pulviscolo sahariano, o forse un effetto ottico collettivo. Le innumerevoli segnalazioni di cittadini preoccupati? Probabile frutto di una narrazione disfattista.
È affascinante questo sforzo istituzionale di costruire una realtà parallela attraverso il verbo dell'autorità. Mentre l'amministrazione ci invita a smetterla di parlare di inquinamento, il rapporto dell'anno scorso, che resta il documento ufficiale di riferimento, ammetteva candidamente il perdurare di falde in sofferenza, la necessità di bonifiche presso siti industriali e il superamento degli standard per sostanze fitosanitarie in mare. Ma non sottilizziamo: quando l'urlo del primo cittadino copre il rumore della realtà, tutto diventa "sotto controllo".
Ma c'è dell'altro, e il dubbio si fa strada prepotente. Siamo in dirittura d'arrivo: la consiliatura è al tramonto, la scadenza elettorale della prossima primavera è ormai all'orizzonte. E allora ecco il sospetto, quasi una certezza: non sarà che questa negazione ostinata dell'evidenza serva solo a non assumersi responsabilità scomode, proprio ora che il tempo stringe? Meglio gridare "tutto bene" oggi, per poi lasciare il cerino acceso in mano al prossimo inquilino della casa comunale, evitando di dover affrontare, in zona Cesarini, battaglie ambientali che richiederebbero coraggio e decisioni impopolari. La domanda, dunque, diventa obbligatoria: "Vi risulta davvero, dopo un anno e dopo questa assicurazione tonante, che la nostra città sia quella oasi di salute che ci viene descritta?".
Come Rete Civica, riteniamo che l'opacità stia diventando una cifra stilistica di questa amministrazione. Chiedere chiarezza su polveri, miasmi e bonifiche sembra essere diventato un atto di lesa maestà, anziché il fondamentale esercizio di un diritto democratico. Se la salute pubblica non è un problema, perché tanto nervosismo nel parlarne? E, soprattutto, perché questo disperato tentativo di svuotare di significato ogni segnalazione, se non per evitare di fare i conti con la realtà prima della fine del mandato? La verità, purtroppo, non si governa per decreto, né si zittisce con un grido in Consiglio. La città merita di più di questa pantomima rassicurante. Chiediamo trasparenza, non slogan: perché i cittadini, nonostante i divieti di parlarne, continuano ad avere polmoni che respirano e occhi che vedono. E non accetteremo che il futuro della nostra salute venga sacrificato sull'altare di una quiete elettorale che a noi costa, letteralmente, il respiro».
«Ecco, prendiamo atto dell'ordine di scuderia. D'ora in avanti, pare, dovremo imparare a correggere le nostre percezioni sensoriali. Quei miasmi insopportabili che spesso ci svegliano al mattino e a volte anche a sera? Suggestione. Le polveri gialle che si posano sui balconi e sulle auto? Sarà semplice pulviscolo sahariano, o forse un effetto ottico collettivo. Le innumerevoli segnalazioni di cittadini preoccupati? Probabile frutto di una narrazione disfattista.
È affascinante questo sforzo istituzionale di costruire una realtà parallela attraverso il verbo dell'autorità. Mentre l'amministrazione ci invita a smetterla di parlare di inquinamento, il rapporto dell'anno scorso, che resta il documento ufficiale di riferimento, ammetteva candidamente il perdurare di falde in sofferenza, la necessità di bonifiche presso siti industriali e il superamento degli standard per sostanze fitosanitarie in mare. Ma non sottilizziamo: quando l'urlo del primo cittadino copre il rumore della realtà, tutto diventa "sotto controllo".
Ma c'è dell'altro, e il dubbio si fa strada prepotente. Siamo in dirittura d'arrivo: la consiliatura è al tramonto, la scadenza elettorale della prossima primavera è ormai all'orizzonte. E allora ecco il sospetto, quasi una certezza: non sarà che questa negazione ostinata dell'evidenza serva solo a non assumersi responsabilità scomode, proprio ora che il tempo stringe? Meglio gridare "tutto bene" oggi, per poi lasciare il cerino acceso in mano al prossimo inquilino della casa comunale, evitando di dover affrontare, in zona Cesarini, battaglie ambientali che richiederebbero coraggio e decisioni impopolari. La domanda, dunque, diventa obbligatoria: "Vi risulta davvero, dopo un anno e dopo questa assicurazione tonante, che la nostra città sia quella oasi di salute che ci viene descritta?".
Come Rete Civica, riteniamo che l'opacità stia diventando una cifra stilistica di questa amministrazione. Chiedere chiarezza su polveri, miasmi e bonifiche sembra essere diventato un atto di lesa maestà, anziché il fondamentale esercizio di un diritto democratico. Se la salute pubblica non è un problema, perché tanto nervosismo nel parlarne? E, soprattutto, perché questo disperato tentativo di svuotare di significato ogni segnalazione, se non per evitare di fare i conti con la realtà prima della fine del mandato? La verità, purtroppo, non si governa per decreto, né si zittisce con un grido in Consiglio. La città merita di più di questa pantomima rassicurante. Chiediamo trasparenza, non slogan: perché i cittadini, nonostante i divieti di parlarne, continuano ad avere polmoni che respirano e occhi che vedono. E non accetteremo che il futuro della nostra salute venga sacrificato sull'altare di una quiete elettorale che a noi costa, letteralmente, il respiro».
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