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Caparezza: «Ultimi concerti e poi smetto a causa dall'acufene»

«Ho riacceso anche la passione mai sopita per il mondo dei fumetti»

Inizierà domani a Treviso l'Exuvia Tour di Michele Salvemini, in arte Caparezza: un lungo percorso in questa calda estate italiana nei più grandi palazzetti della penisola. Dal 25 giugno al 13 agosto, quando il rapper concluderà questo suo tragitto fatto di 20 tappe (molte delle quali già sold out) in provincia di Udine. L'artista, però, ha annunciato la propria intenzione di dire stop ai concerti proprio al termine di questo tour, già più volte rinviato in passato a causa della pandemia.

«Faccio questi venti e mi fermo. Non posso rischiare troppo. Soffrendo di acufene e ipoacusia non posso più fare lunghi giri di concerti come accadeva in passato. In questi sette anni di difficoltà ho incontrato tanti colleghi che m'hanno detto senti questo, fatti vedere da quello, io l'ho fatto ma non è cambiato alcunché. Così ho smesso di cercare cure miracolose per il mio deficit uditivo. Lì per lì, quando ho scoperto di non poter più ascoltare la musica in cuffia, sono andato in crisi, pensando al mio corpo come a una prigione. Così ho provato di tutto, pillole, iniezioni, psicoterapia, ma alla fine ho capito che dovrò semplicemente tenermelo e magari pensare ad altro, distrarmi» ha affermato in una intervista al Resto del Carlino.

L'acufene è un disturbo che comincia con la percezione di un rumore, solitamente un ronzio, un fischio, un fruscio o un sibilo, avvertito nelle orecchie o nella testa in assenza di uno stimolo acustico esterno. L'Istituto Mario Negri spiega che il suono può essere debole o forte, continuo o intermittente, e può essere percepito da un orecchio (acufene unilaterale) oppure da entrambe le orecchie (acufene bilaterale): «Più che una patologia, l'acufene è un sintomo di potenziali malattie dell'orecchio interno o, più frequentemente, di malattie neurologiche. Una forma severa di acufene comporta spesso una riduzione dell'udito, compromettendo così la qualità della vita di chi ne soffre».

In compenso c'è un altro progetto in ballo per il molfettese: «Ho riacceso anche la passione mai sopita per il mondo dei fumetti. Ho seguito un corso di sceneggiatura che un giorno potrebbe dare i suoi frutti, se non in un volume grafico vero e proprio, magari in un lavoro musicale legato al pianeta della striscia disegnata».
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