Eupremio Carruezzo
Eupremio Carruezzo
Calcio

Carruezzo: «A Barletta ho conosciuto il calcio vero, sarà una sfida combattuta»

Il ds del Savoia è un ex della partita di sabato al "Giraud"

Con Mariano Stendardo, stopper biancorosso appiedato dal Giudice Sportivo, è uno dei due ex della sfida che andrà in scena sabato pomeriggio al "Giraud": Eupremio Carruezzo, nativo di Brindisi e conosciuto come "Tony" nel mondo del calcio, dallo scorso dicembre ha sostituito il duo Maglione-Obbedio assumendo il ruolo di direttore sportivo del Savoia, ma nella sua lunga carriera da calciatore ha vestito per 47 volte, con 12 reti, la maglia del Barletta, prima in serie B nell'annata 1988-89, poi in C1, nel maledetto 1995 che condusse alla salvezza sul campo e al fallimento societario. Ai microfoni di BarlettaViva, ha raccontato emozioni e sensazioni in vista di Savoia-Barletta:

Carruezzo, è possibile tracciare un primo bilancio di questa avventura da ds a Torre Annunziata?
«Sta andando bene, abbiamo purtroppo ereditato un mare di problemi dalla vecchia dirigenza: ne abbiamo già risolti parecchi, però di lì a dire che abbiamo risolto tutto no. C'è ancora tanto da fare, siamo però sulla strada buona».

Sul campo invece su che strada è il Savoia? E che peso ha la sfida di sabato?
«Direi che anche sul rettangolo verde non stiamo facendo male: abbiamo fatto tre partite fuori casa e due in casa. Nelle tre trasferte abbiamo conquistato un punto d'oro a Melfi, giocando in inferiorità numerica, e abbiamo perso di misura contro due grandi del campionato, come Benevento, dove abbiamo perso su un rigore inesistente, e domenica a Lecce. Abbiamo vinto i due scontri diretti in casa, quindi il cammino è quello giusto: quella contro il Barletta sarà una sfida importante contro una squadra in grande forma, con una precisa identità. Loro non hanno subito contraccolpi dal mercato di gennaio, quindi sarà un'altra sfida-salvezza».

A gennaio avete acquisito giovani promettenti, da Bollini a Leonetti passando per Ferrante: avete raggiunto i vostri obiettivi compatibilmente con le casse societarie?
«Direi che possiamo darci un voto sufficiente, perché al di là delle caratteristiche tecniche e di rendimento, per le quali parla il campo, abbiamo preso ragazzi molto validi che si contraddistinguono per voglia di mettersi in mostra, fame, volontà di emergere e questo fa sì che da noi abbiano una grande possibilità. Io conosco il calcio da tanti anni e sono certo che potranno dare quel qualcosa in più che prima mancava, quando c'erano calciatori con contratti esorbitanti e lunghi curriculum, ma non c'era il gruppo e il giusto spirito. Abbiamo lavorato in tal senso sul mercato».

Da addetto ai lavori, c'è un calciatore che le piace particolarmente del Barletta?
«Non farei un nome specifico: credo che la loro forza sia l'identità, quindi l'ostacolo più grande che loro ci opporranno sarà il gruppo, che allenatore e società sono riusciti a creare. Speriamo che il nostro spirito sia più solido del Barletta».

Barletta per lei significa un legame con il passato: due distinte esperienze in biancorosso a cavallo degli anni '90. Che ricordo ha dei due anni all'ombra di Eraclio?
«Nella prima annata, nel 1988, arrivai da esordiente in serie C a Barletta: fui chiamato dall'allora direttore sportivo Iacobucci a far parte di una squadra stratosferica, con Magnocavallo, Beccalossi, Vincenzi e tanti altri. Elementi che avevano fatto tanta serie A: lì ho imparato tantissime cose, ho capito cosa voleva dire fare il calciatore. Mi sono ritrovato a Barletta nel 1994-1995, dove realizzammo una salvezza storica sul campo, poi purtroppo alla fine il Barletta non si iscrisse al campionato successivo. Ho un ricordo bello e importante di Barletta».

Lei ha citato Nardini: fu lui a darle il soprannome "Tony". Perché?
«Bravo, esattamente così (ride, ndr). Io e Mauro vivevamo insieme , e avendo io un nome difficile e una camminata a suo dire dinoccolata, Nardini mi prendeva in giro dicendo che camminavo come il famoso Tony Manero. Per quello mi chiamava così. Ma è normale che se in campo un tuo compagno ti chiama in un certo modo anche gli altri si accodano. Di lì mi è rimasto il soprannome. E' un altro dei miei ricordi personali, e guai a chi me li tocca».

Savoia e Barletta sono distaccate di 12 punti: mister Sesia ha spesso detto che la quota-salvezza è a 45 punti. Concorda?
«Credo che sia più o meno quella. Io sinceramente non ho avuto ancora modo di fare questi conti: da quando sono qui la quota-salvezza non l'ho neanche calcolata. Noi siamo obbligati a vivere giornata dopo giornata, partita dopo partita. Ci sono state anche sorprese, come i 4 punti restituiti alla Reggina, che hanno fatto cambiare i conti sulla carta. Se penso ai 45 punti, posso pensarlo solo come uno stimolo a far bene, ma oggi conta poco: certo, il Barletta è molto più vicino alla meta oggi. Di certo sabato sarà una sfida combattuta».
(Twitter: @GuerraLuca88)

Fonte foto: www.lostrillone.tv
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