Distribuzione indumenti all'Ambulatorio popolare
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Cronaca

Uomo ubriaco irrompe nell'Ambulatorio popolare di Barletta

Il referente Matteucci: "Situazione inaccettabile. Luoghi della solidarietà abbandonati dalle istituzioni"

Una irruzione violenta che ha spaventato i volontari dell'Ambulatorio popolare di Barletta, ente di solidarietà impegnato in tante iniziative benefiche in città.

L'episodio viene raccontato sui social da Cosimo Matteucci, uno dei referenti del consiglio direttivo: "L'Ambulatorio Popolare di Barletta è, e vuole continuare ad essere, un luogo di inclusione. Nei nostri locali la porta non è chiusa per nessuno: tutti e tutte coloro che ne hanno bisogno possono bussare per chiedere; e i volontari e le volontarie danno, secondo le possibilità che abbiamo. Questo però comporta dei rischi. Non sempre le persone entrano animate da buone intenzioni, oppure solo per chiedere sostegno.
Ieri pomeriggio in via Manfredi n. 7 erano in corso le attività di distribuzione degli indumenti e dei kit alimentari forniti dall'amministrazione comunale. Tutto si stava svolgendo regolarmente quando, poco dopo le 17, è entrato un uomo alto quasi due metri, visibilmente e completamente ubriaco, che di lì a poco ha iniziato a urlare in modo minaccioso, non contento degli abiti che gli avevamo consegnato. Il suo stato di ubriachezza, unito alla violenza delle sue urla (condite di cattive parole irripetibili) e al suo pervicace rifiuto di lasciare i nostri locali, ha spaventato molto le volontarie presenti.
L'atteggiamento fisico dell'uomo, che voleva andare a controllare di persona gli scaffali del nostro centro di distribuzione, lasciava presagire con relativa certezza che egli avrebbe potuto passare dalle urla e dagli insulti ad una vera e propria aggressione fisica nei confronti delle donne e degli uomini presenti.
Considerata la situazione, l'unica possibilità di evitare una peggiore conclusione all'episodio è chiaramente apparsa quella di chiedere l'intervento delle forze dell'ordine, cosa che i volontari prontamente hanno fatto, chiamando i numeri di emergenza 112 e 113. E qui è accaduto ciò che intendiamo denunciare. Non ci ha risposto nessuno. Per più di mezz'ora. Tutti tentativi registrati sui cellulari dei volontari e delle volontarie spaventati.
Dopo molte chiamate inutili, protrattesi per più di 30 minuti (durante i quali l'aggressore ha continuato a tenere in scacco tutto l'Ambulatorio) per allertare polizia e carabinieri, ci hanno risposto finalmente questi ultimi, che però hanno declinato la loro competenza e ci hanno invitato a chiamare la Polizia Municipale, i vigili urbani, insomma. Questi ultimi rispondevano solo dopo esser stati chiamati ripetutamente da più persone, e ci riferivano, lasciandoci atterriti, di non aver agenti da inviare sul posto.
Intanto la situazione peggiorava con l'uomo che, sempre urlando, si sdraiava sul pavimento iniziando a scalciare, per poi rialzarsi e sbattere le mani contro le ante della porta di accesso e infine sedendosi sulla scrivania urlando e sbraitando ancora. L'ulteriore aggravarsi della situazione è stato impedito solo con l'intervento del sopraggiunto presidente Matteucci, che, rischiando che l'uomo potesse aggredirlo anche con armi improprie eventualmente nascoste indosso, ha afferrato l'ubriaco per un braccio e lo ha spinto fuori dalla sede.
Dall'inizio dei fatti erano passati oltre 40 minuti, 40 lunghissimi minuti in cui sarebbe potuta accadere qualsiasi cosa, anche la più grave.
Tutto questo non è accettabile. Non è possibile che i luoghi della solidarietà, le persone che mettono a disposizione la propria vita e il proprio tempo per gli altri vengano in questo modo abbandonate dallo Stato. Non è possibile che cittadini e cittadine vengano lasciati e lasciate a sé stessi in situazioni di serio pericolo. Non è possibile che si venga costretti a farsi ragione da soli.
E se l'uomo entrato stasera nell'ambulatorio avesse ferito il presidente Matteucci oppure qualcun'altro, oggi ci si starebbe ipocritamente rimpallando responsabilità, cercando colpevoli, plaudendo agli eroici volontari. A noi questo plauso non serve, né ci servono colpevoli a posteriori. A noi e alle persone che assistiamo serve sostegno della città, delle forze dell'ordine, di tutti e tutte.
Noi facciamo la nostra parte, gli altri facciano la loro, soprattutto le forze dell'ordine".
  • Ambulatorio popolare
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