Palazzo delle Poste Grimaldi direttore Archivio di Stato
Palazzo delle Poste Grimaldi direttore Archivio di Stato
La città

Nuova speranza per l'ex Palazzo Poste: arrivano quasi 4,3 milioni dal Ministero

Soddisfatto Michele Grimaldi, Direttore Archivio di Stato di Bari, «grave però la carenza di personale»

Il futuro dell'ex Palazzo delle Poste, luogo iconico di Barletta, che porta con sé i segni dell'eccidio del 12 settembre 1943, è adesso legato a doppio filo con il futuro dell'Archivio di Stato.

Una nuova speranza arriva dal decreto firmato nei giorni scorsi dal Ministro della Cultura, Dario Franceschini, che prevede tra le altre cose l'acquisto di alcuni immobili destinati agli Archivi di Stato, tra cui il Palazzo delle Poste a Barletta, per la cui acquisizione sono disponibili 4.250.000 euro​.

L'immobile, situato a ridosso di Piazza Caduti e vincolato dal 2002, sarà destinato a nuova sede del locale Archivio di Stato, rendendo finalmente possibile in futuro l'apertura al pubblico del palazzo. Soddisfazione è stata espressa dal Direttore Archivio di Stato di Bari - Sezioni di Barletta e Trani, Michele Grimaldi, che aveva perorato questa causa sin dall'inizio.

Quali sono adesso gli step che seguiranno?
Addio palazzo delle Poste
«Dopo la pubblicazione del decreto attuativo che ripartisce risorse sulla base delle esigenze segnalate dagli uffici periferici alla Direzione Generale Archivi, stanziando: 46,9 milioni di euro per l'acquisto di immobili da destinare a poli di deposito archivistico sul territorio nazionale, che verranno individuati con successivi bandi; 28,5 milioni di euro per l'acquisto di immobili attualmente in locazione per sedi di Archivi di Stato, con in particolare l'acquisizione di due edifici di particolare interesse culturale a Rieti - Palazzo Canali, ex filiale della Banca d'Italia e a Barletta, l'ex Palazzo delle Poste, sottoposto a vincolo architettonico dal 2002, la parola passa al Demanio dello Stato per la doverosa valutazione di congruità della richiesta economica e soprattutto per le finalità di utilizzo dell'immobile. Dopo che il Demanio avrà espresso il suo vincolante parere, in tempi che non dovrebbero essere dilatati bensì molto rapidi nell'esecuzione, il Mic procederà a concludere l'acquisto e l'immobile tornerà pubblico per essere destinato a sede di Archivio».

È già ipotizzabile una tempistica per i lavori?

«In questo frangente, ipotizzare una tempistica per i lavori da effettuare sull'immobile, è alquanto azzardato e non sarebbe neanche utile per capire gli sviluppi futuri. Quando ci sarà la formalizzazione dell'atto di acquisto, interverrà la Soprintendenza per curare il percorso delicatissimo del recupero ed adeguamento dell'immobile».

Che tipo di documenti ospiterà la nuova sede? Dove si trovano adesso?

«Da ormai diversi anni è diventato sempre più preoccupante l'allarme sugli spazi destinati agli archivi di Stato, insufficienti a raccogliere tutte le carte con più di 40 anni che vengono convogliate dagli uffici statali. L'Archivio di Stato di Bari, con le Sezioni di Barletta e Trani, ha oltre 50 chilometri di documenti tra antichi e meno antichi. Da una stima fatta, ci sono circa 20 chilometri di documenti, provenienti da uffici statali di tutto il territorio, da versare negli archivi di Stato di Bari, Barletta e Trani che però non hanno spazio per accoglierli. Questo è un fatto endemico di cui si inizia a vedere l'uscita dopo la pubblicazione della circolare n. 60 della Direzione Generale degli Archivi. Il MiC sostiene una forte spesa per l'affitto di immobili da destinare a depositi degli archivi di Stato perché non sono stati destinati loro edifici adeguati ed in particolare l'Archivio di Stato di Bari deve corrispondere un fitto pari ad oltre 100.000 euro annui, alla CNI S.p.A di Rutigliano, azienda specializzata sull'erogazione di servizi archivistici, tecnici e operativi nell'ambito del trattamento documentale, della conservazione fisica e informatica di archivi e dell'outsourcing».

Più volte avete lamentato la carenza di personale: vi siete già rivolti al Ministero? Quale potrebbe essere la soluzione?

«Anche generata dalla sciagura Covid 19, la disperata situazione degli Archivi di Stato sta per giungere al più deprecabile degli epiloghi. è di qualche tempo fa la nota ufficiale della dott.ssa Anna Maria Buzzi, Direttore Generale degli Archivi, indirizzata al ministro Dario Franceschini che aveva tutto il sentore di un ultimatum. Infatti recitava "Siamo allo stremo, non sappiamo fino a che punto potremo reggere. Già nel corso dell'anno 2020 si è avuta una carenza di 1.202 unità di personale, cui si aggiungeranno altre 386 nel prossimo biennio. In sintesi, negli Istituti che attualmente contano 2.784 unità di personale, si registreranno carenze pari a 1.588 unità". La carenza di personale nell'amministrazione archivistica rappresenta un problema ormai improcrastinabile, al punto da mettere a repentaglio l'erogazione di un servizio pubblico riconosciuto come "essenziale" nell'assicurare la tutela, la fruizione e la valorizzazione del patrimonio archivistico nazionale. I problemi derivano anche da congedi e pensionamenti anticipati per "quota 100". L'assunzione di 190 funzionari archivisti di Stato, tra il febbraio e il settembre del 2018, nell'ambito dell'ultimo concorso ministeriale, è stata preceduta e accompagnata dal congedo di numerosi funzionari entrati in servizio fra il 1979 e il 1984; il pensionamento anticipato è stato da ultimo parzialmente accelerato da quota 100 che, nel solo 2019, ha già provocato l'uscita anticipata dalla pubblica amministrazione di circa 90 mila dipendenti. Ci sono dunque difficoltà soprattutto nel quotidiano per gli archivi di Stato che non riescono ad espletare l'attività ordinaria e l'amministrazione archivistica è resa ancora più difficoltosa dalla grave insufficienza di personale di area II a supporto dell'attività quotidiana dei funzionari archivisti i quali, già ridotti di numero, si trovano, oltre a sostenere una mole di lavoro via via crescente, a dover far fronte ad attività di competenza di altre professionalità.

Nel 2022 i funzionari archivisti di Stato in servizio saranno 279 sui 600 necessari e già ora, l'età media elevatissima degli addetti alla vigilanza, impedisce di assicurare l'apertura di cruciali Archivi di Stato e questo perché la percentuale di quelli che vengono dichiarati "lavoratori fragili" e dunque doverosamente assegnati al lavoro a distanza, è in certi casi vicina all'80% del personale disponibile. Fortunatamente negli ultimi tempi il MiC sta cercando di recuperare parte del terreno perso, bandendo concorsi (non lo si faceva in maniera così massiccia da almeno una trentina d'anni) per tutte le figure professionali del ministero ma ovviamente i tempi non sono mai, in questi casi, brevissimi e la cosa preoccupa non poco i Direttori degli istituti archivistici che debbono letteralmente farsi in quattro per cercare di tenere aperti gli uffici. Personalmente ho proposto al Segretario Regionale del MiC Arch. Piccarreta, di pensare di affidare ad una cooperativa, composta da personale qualificato, la gestione dei servizi dell'Archivio di Stato di Bari e delle Sezioni di Barletta e Trani».
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