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La città

Lettori digitali, come insegnare la bellezza della lettura ai giovani

Intervista allo scrittore e preside (in pensione) barlettano Giuseppe Lagrasta, autore del libro "Come educare il lettore digitale"

La tecnologia ci rende meno umani? L'uso smodato degli smartphone limita davvero la propensione all'acculturamento e al senso critico? In una società in cui troppo spesso i social network e i dispositivi digitali vengono demonizzati senza beneficio del dubbio, proponiamo qualche spunto che deriva dalla recente pubblicazione dello scrittore e preside (in pensione) barlettano Giuseppe Lagrasta, autore del libro "Come educare il lettore digitale", Anicia, Roma 2021.

Partendo dalla realtà dei nativi digitali, dei bambini e dei ragazzi la cui quotidianità viaggia di pari passo tra reale e virtuale, si ragiona sul ruolo della lettura, la cui importanza e bellezza non viene sminuita dal digitale, ma solo modificata e adattata. Occorre scoprire nuovi versanti educativi, affiancarsi ai giovani con nuovi linguaggi per scoprire una magia antica, come quella racchiusa nei libri.

È una riflessione necessaria e attuale, già proiettata in maniera antesignana verso il futuro dell'oralità digitale, con i motori di ricerca e i dispositivi abilitati alla ricerca vocale, con Siri e Alexa come madrine di questa nuova rete sempre più umana, perché dotata di una voce. Indubbiamente bisogna porre attenzione a quelle fragilità (non solo tra i più giovani) amplificate dalla rapidità delle comunicazioni multimediali via chat, o la difficoltà a coltivare la solitudine nel senso migliore del termine: trovarsi soli, a tu per tu con le pagine levigate di un romanzo, senza l'ansia di controllare le notifiche che bippano sullo smartphone.

Leggere libri è palestra per imparare a leggere il mondo. E questo allenamento è sempre caldamente consigliato.

Intervistiamo l'autore Giuseppe Lagrasta per addentrarci nella tematica.

Iperconnessi e forse poco propensi all'introspezione, come si possono educare i ragazzi alla lettura? Qual è il primo passo per avvicinare i nativi digitali al mondo dei libri?

«I giovani devono essere iperconnessi con il mondo e non devono perdere contatti con gli avvenimenti e con gli eventi che caratterizzano la società complessa. Per essere contestualizzati occorre essere iperconnessi ma anche attenti al mondo interiore, alla sensibilità e alle autobiografie giovanili, visibili e invisibili. E' necessario trovare percorsi di educazione alla mediazione e alla comunicazione digitale. Essere in continuo apprendimento quotidiano, ecco il segreto per essere nativi digitali responsabili, concreti, attivi e partecipativi. E' nella mediazione tra comunicazione tradizionale e comunicazione digitale che i giovani possono trovare occasioni concrete di sviluppo e di crescita e acquisire competenze finalizzate alla comprensione della complessità che ci avvince e ci avvolge».

Sono molto interessanti le differenti definizioni di digitalnauta e digitalector, potrebbe spiegarle anche ai nostri lettori online?

«Vorrei rimarcare l'idea portante della mia ricerca: il "come e il perchè educare alla lettura" i giovani digitali, i nuovi digitalector. "Educare alla lettura" richiede da parte dei giovani digitalector, impegno, motivazione e fusione di orizzonti collettivi per interpretare in senso critico il mondo. Il digitalector possiede "visioni" del mondo in cui sono interconnesse le intelligenze plurali, i cinque sensi e l'immaginazione vivente, competenze utili nel catturare lo spirito evolutivo del mondo. Credo nella vitalità intuitiva del digitalector come persona capace di negoziare e di mediare con le nuove generazioni robotiche. E questo non è da poco. Anzi sono le sfide da affrontare immediatamente e quindi occorre l'acquisizione di nuove competenze plurali per convivere con i robot, che già con simpatia ci aspettano al varco dell'innovazione personale e interiore».

E il mondo espressivo del digitalnauta?

«Il digitalnauta, legge le complessità tecnologiche, conosce le strategie per far esplodere la creatività, si nutre quotidianamente di energie per affrontare i contesti applicando il problem solving. E siamo entrati nel campo insegnativo e delle didattiche: la didattica dell'educazione alla lettura deve uscire dalle strettoie della disciplinarità per muoversi sulle strategie dell'interdisciplinarità. E' necessario, intercettare i bisogni di formazione del giovane digitalector e riconoscere le fonti motivazionali del digitalnauta. Insieme viaggeranno nella mappa apprenditiva abitando, così, un mondo fatto di spazi innovativi da cui trarre energie per l'immaginazione, tra professionalità e sviluppo culturale. Digitalector e digitalnauta, viaggiatori inarrestabili, si misurano vivendo avventure impensabili affrontando il viaggio internauta con Ulisse, condividendo l'esperienza di Marco Polo, confrontandosi con i protagonisti del romanzo di Orwell "1984" e i protagonisti della storia del film di Kubrik "2001 Odissea nello spazio". Insomma i viaggiatori digitali sono i rappresentanti di un'odissea tecnologica che stiamo vivendo, spesso, inconsapevolmente».

Nel libro emerge molto chiaramente la necessità di possedere conoscenze e strumenti per navigare in rete con consapevolezza, diventando autonomi nel distinguere, ad esempio, le fonti autorevoli dalle fake news. Parlando di digitalnauti adulti, diversi studi hanno dimostrato che le principali "vittime" di fake news sono in larga percentuale in là con l'età. Per i migranti digitali che spesso non possiedono gli strumenti per avventurarsi con la giusta consapevolezza in rete, che approccio consiglierebbe?

«Dobbiamo verificare il livello di analfabetismo di ritorno che ha colpito i migranti adulti digitali. Forse è stato sottovalutato un aspetto fondamentale della crescita della cittadinanza digitale in età adulta non dedicando, forse, molta attenzione. Questo disagio si ripercuote anche sull'economia digitale e quotidiana. E' necessario che in ogni organizzazione, come è stato già fatto e si dovrà continuare a fare, oltre ad operare sull'apprendimento organizzativo si impegnino maggiori risorse economiche per alfabetizzare gli adulti rendendoli adulti digitali capaci di distinguere le notizie vere da quelle false. Chi si occupa di formazione degli adulti deve far fronte all'innovazione che caratterizzerà sempre di più l'immediato futuro adulto».

Mi permetta infine una domanda di attualità cittadina. Può la scarsa cultura o il disinteresse verso la lettura o lo studio essere tra le cause che portano certi giovani ad abbandonarsi ad atti di arrogante inciviltà? A Barletta abbiamo purtroppo visto proprio di recente scene di degrado di cui spesso giovani non ancora maggiorenni sono gli artefici.

«Ciò che sta accadendo ha radici nella "questione culturale", sia individuale che sociale e collettiva. Quando parliamo di educazione culturale parliamo di educazione familiare, di testimonianze di adulti responsabili ed etici ma anche di adulti che rappresentano e vivono nelle istituzioni. E per andare incontro a questi bisogni di formazione culturale occorre ridare ai giovani delle testimonianze che siano di pungolo e di motivazione nel crescere educati dentro e fuori la famiglia. L'importanza testimoniale educante della famiglia si riverbera sulle altre istituzioni formative; la scuola, il mondo dell'associazionismo e della vita parrocchiale, il gruppo dei pari. Occorre ripristinare il sistema formativo integrato composto dalla famiglia, dalla scuola, dalle associazioni culturali e dal mondo del volontariato. La scuola, spesso attorniata da troppa solitudine, affronta in modo massiccio la problematica dell'educazione relazionale e interpersonale, e non solo, ma non può risolvere il problema in modo definitivo. Occorre uscire dalle solitudini istituzionali per fondare una nuova offerta formativa territoriale, espressa dalle reti istituzionali, culturali e sociali cittadine e regionali. Il sistema formativo integrato territoriale se ben articolato potrebbe creare dei presupposti per favorire il miglioramento della vita sociale e dei comportamenti collettivi. Ma occorre impegnare forti risorse sia sul piano economico che culturale e sociale».

E per chiudere, nella sua lunga esperienza di dirigente scolastico, quanto leggono i ragazzi e le ragazze di Barletta?
«L'esperienza di dirigente scolastico mi ha consentito di progettare e realizzare, all'interno del Liceo Casardi, sempre con la stretta collaborazione del Collegio dei docenti, azioni trasversali e interdisciplinari di educazione alla lettura e alla scrittura e all'educazione musicale. Dal mio punto di vista personale l'esperienza è stata positiva. Le studentesse e gli studenti, sin dal primo anno di frequenza del "Casardi" si avviano all'educazione alla lettura, alla scrittura e all'educazione musicale, integrando i saperi umanistici con i saperi scientifici. Tale integrazione sistemica consente di dare impulso sia alla ricerca di senso critico sia alla esplorazione dei significati vitali dei saperi che educano e formano i giovani cittadini. Lettura, scrittura, musica, scienze filosofia, creatività e apprendimento continuo, promuovono l'acquisizione di un metodo di studio efficace che consente di frequentare l'Università con consapevolezza e responsabilità. Educare e amare i libri, la letteratura, la filosofia, le scienze e la musica concede alle nuove generazioni la conoscenza, a tutto tondo, della mappa dei saperi interdisciplinari che rappresentano il fulcro e la leva del successo formativo. "Imparare ad imparare", imparare per innovare", "interiorizzare per crescere" e nutrire la grammatica interiore di giovani cittadini aperti al futuro" rappresentano alcune delle motivazioni strategiche che hanno consentito ai giovani del Liceo Statale "A. Casardi" di raggiungere l'eccellenza in campo internazionale. E il volume di cui si parla in questa intervista è stato da me dedicato a tutta la comunità scolastica e in particolar modo alle studentesse e agli studenti che ho incontrato in questi anni. A loro la mia dedica».
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