Michele Abruzzese
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Politica

Lega, Michele Abruzzese abbandona il partito: «Tradito lo spirito che mi aveva spinto ad aderire»

Abruzzese è stato il primo segretario della  Lega di Andria, lascia dopo una militanza durata oltre un lustro

«Non c'è un'organizzazione, non c'è una linea chiara, entra chiunque: me ne vado». Così Michele Abruzzese, uno dei fondatori della "Lega Puglia" di Andria, annuncia l'abbandono del partito, dopo una militanza durata da oltre un lustro. Abruzzese è stato il primo segretario della Lega di Andria, artefice dell'elezione della prima consigliera comunale del Sud Italia.

«Sono amareggiato e profondamente deluso perché gran parte del progetto politico annunciato e che intendeva proporre il partito come una realtà di respiro nazionale, differente dagli altri nelle modalità di approccio ai temi e ai problemi dei territori, è stato accantonato – spiega Abruzzese –. In particolare, è stata tradita quella che era la "parola d'ordine": porte chiuse ai riciclati! Poi guardo chi sono oggi i tesserati, mi guardo attorno e non vedo più nessuno (o quasi!) dei miei compagni d'avventura della prima ora e capisco che anche per me non c'è più posto». Mi chiedo dove sia finito lo spirito della nascita della Lega, vicino alla gente, di chi è nei problemi di ogni giorno, li combatte con il popolo per il popolo. Manca quello spirito dell'anima. La Lega Puglia sembra rassomigliare ad un " tram chiamato desiderio" da parte di chi del movimento non conosce la genesi ma ha solo appetiti elettorali. Già altri esponenti storici di "Noi con Salvini" e poi Lega Puglia avevano tirato i remi in barca fin dai mesi che avevano preceduto le consultazioni Regionali e Amministrative dello scorso autunno, in aperta divergenza con la linea dettata dal segretario nazionale e attuata dai suoi riferimenti locali. Michele Abruzzese aveva resistito, convinto che «solo operando dall'interno si sarebbe potuta in qualche modo contrastare la deriva intrapresa dal partito. Ci ho provato con tutte le mie forze ma devo prendere atto che la logica delle nomine calate dall'alto, decise sulla base di valutazioni che rimangono sconosciute ai più e il mancato coinvolgimento della base o, quantomeno, del nucleo storico nelle decisioni cruciali per lo sviluppo del partito rimangono pratiche ampiamente incoraggiate dai vertici e così, mio malgrado, anch'io mi vedo costretto a gettare la spugna. Auguro agli amici che proseguiranno l'avventura - conclude la nota - di riuscire a guardare al di là delle aspettative e delle ambizioni personali, di concentrarsi esclusivamente sulle questioni che interessano le persone "comuni" per riportare la "Lega", ad Andria e in Puglia, al rango di partito – guida del centrodestra».
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