Varesano, Falco, De Manno
Varesano, Falco, De Manno
La città

La lunga corsa sui binari per salvare una vita

Il racconto degli agenti di Polizia Leonardo De Manno e Roberta Varesano, intervenuti nella stazione di Barletta per un tentativo di suicidio

19 febbraio 2023. È una normale domenica mattina nella stazione di Barletta. L'orologio segna quasi le 9.40. Un treno è da poco ripartito. Lungo le piattaforme ci sono i viaggiatori in attesa: chi parte, chi è appena rientrato, ancora avvolti nella lentezza di una calma domenica come tante.

All'improvviso si scorgono dei movimenti inconsueti, qualche frase detta a voce alta, delle grida di aiuto: un uomo si è disteso sul binario 1 della stazione, con il serio intento di suicidarsi. Si forma un capannello di persone, e qualcuno – con quel coraggio misto a sventatezza – si cala sul binario nel tentativo di dissuaderlo. Scatta l'allarme dei tecnici di RFI e parte la telefonata della Polfer alla Polizia di Stato. Rispondono due operatori di volante che si trovano nelle vicinanze della stazione: sono l'Assistente Coordinatore Capo Leonardo de Manno e l'Agente Scelto Roberta Varesano.

Quando i due poliziotti giungono in stazione fanno appena in tempo a scorgere quest'uomo, alto, in piedi sulla strada ferrata: quelle persone erano riuscite a tirarlo su, forse a scoraggiarlo dall'insano gesto, ma l'illusione dura solo qualche istante.

Con uno scatto comincia a correre lontano, con una corsa affannosa e incerta lungo il primo binario in direzione nord. Da poco in stazione era risuonato l'annuncio: era in arrivo un treno sul binario 1. All'orizzonte, il convoglio in corsa si poteva già scorgere in lontananza.

«Ci siamo lanciati dietro di lui senza esitare», raccontano Leonardo (poliziotto originario di Trinitapoli, marito e papà) e Roberta (coratina, con un compagno), entrambi in forza al Commissariato di Pubblica Sicurezza di Barletta. Quella corsa sul binario è stata un rischio che però bisognava correre: il treno viaggiava verso di loro, mentre loro inseguivano l'uomo, in una paradossale gara contro la sorte per aiutare quello sconosciuto.

In divisa corrono nella stessa direzione verso di lui. Lo raggiungono: come in una gara di rugby lo placcano e si spostano velocemente su una piazzola di fortuna a ridosso dei binari. Lo sentono piangere e lamentarsi, mentre parla in un faticoso italiano con accento tedesco: aveva perso qualcuno di recente, il padre a quanto pare, e sentiva la mancanza della sua famiglia.

Nel frattempo dalla stazione era partita la richiesta di far fermare i treni. Il locomotore rallenta e poco prima di passare accanto a loro si ferma. I due agenti hanno il tempo ora di prendere l'uomo sotto braccio e rientrare verso la stazione centrale.

«Appena siamo tornati in stazione è scattato un grosso applauso, non ce l'aspettavamo, è stato un momento molto emozionante» racconta De Manno, ricordando con orgoglio. Tutte le persone presenti in stazione stavano assistendo, pur da lontano, alla scena con grande apprensione. Dal racconto degli agenti sembra di rivivere la scena di un film.
Cosa è accaduto dopo?
«Siamo stati al suo fianco fino all'arrivo del personale sanitario, cercando di ascoltarlo e tranquillizzarlo. Poi è stato soccorso e accompagnato in ospedale. Dopo tutte le formalità è tornato alla sua vita, dovrebbe essere rientrato in Germania».

Varesano, Falco, De Manno
«Non sappiamo adesso come stia – aggiungono - ma ci auguriamo che stia bene. Quel giorno era a bordo di un treno sul quale viaggiava senza biglietto: non poteva rimanere a bordo, è stato fatto scendere per una casualità alla stazione di Barletta, perché era diretto a nord, forse per ritrovare la sua famiglia. E per la stessa casualità ci siamo ritrovati noi in una situazione del genere».

Il suicidio è un argomento del quale non si legge mai sulle pagine dei giornali, salvo rare eccezioni. Esiste un impegno deontologico per prevenire l'emulazione e rispettare il dolore dei congiunti. Eppure di suicidi (e tentati suicidi) si sente parlare fin troppo spesso, complice l'esecrabile voyerismo scatenato dai social e dagli inoltri incontrollati su Whatsapp.

Forse dell'argomento si potrebbe parlare di più, in ottica di superamento, di "guarigione".

«Quel sentimento si supera, ci si rende conto di stare per commettere uno sbaglio. È una questione di un momento in cui tutto può cambiare, bisogna fare in modo che quel momento venga superato» aggiunge la dirigente del Commissariato di Barletta Francesca Falco, che ha seguito da vicino alcuni casi di questo ambito. «Pensiamo erroneamente che tutti siano come noi, che abbiano una forza tale da superare queste situazioni, ma non è così». Sono casi di estrema fragilità, e come tali andrebbero trattati, con la massima delicatezza.

Se come cittadini ci trovassimo davanti a una simile eventualità, come dovremmo comportarci?
«Non fare quello che hanno fatto loro» ci spiega sorridendo la dottoressa Falco, indicando i due agenti. «La cosa migliore da fare è chiamare subito il numero di emergenza, il 113, e chiedere aiuto al personale competente, loro sanno come comportarsi. Come nel caso degli agenti De Manno e Varesano, a cui va il ringraziamento di tutto il nostro Commissariato, il loro gesto è frutto di esperienza e sensibilità, nonché di una importante componente caratteriale che talvolta ci spinge ad agire con impulsività, senza pensare alle conseguenze, ma sempre con coraggio e dedizione al dovere».

Per un agente di polizia sul campo, una situazione del genere è nel novero delle possibilità, fa parte dunque del mestiere.

Avete una famiglia, degli affetti. In quel momento non avete avuto paura per voi stessi?
«Il rischio passa in secondo piano» - ci spiegano i poliziotti prima di salutarci - «prevale il desiderio di aiutare».
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