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Eventi
Giuseppe Lagrasta presenta la sua Guida sentimentale di Barletta
Il racconto dello scrittore e saggista
Barletta - domenica 26 luglio 2026
Comunicato Stampa
Con la "Guida sentimentale di Barletta" lo scrittore, Giuseppe Lagrasta, racconta la prospettiva dinamica della città adriatica, sottolineando aspetti e motivi, ma anche emozioni e ragioni che si legano all'autobiografia civica, composta dalla memoria personale e comunitaria, sostenuta da sogni e orizzonti progettuali vissuti tra memoria democratica e cultura, educazione e formazione. Lo scrittore sottolinea come la "Guida Sentimentale di una città" debba tener conto di quanto la città si costituisca come comunità di persone che si rispettino, e che si confrontino su diversi piani, politici e culturali, sempre con lo spirito e la prospettiva di migliorare e cambiare in positivo le dinamiche sociali, produttive, culturali ed economiche della città.
In questa prospettiva narrativa, l'Autore illumina la città dal punto di vista poetico, come di una città che possieda profumi di una memoria stremata ma di cui le cittadine e i cittadini, attraverso la propria autobiografia e quella altrui, possano insieme, rigenerare, raccogliere e interiorizzare ciò che non va dimenticato e che dovrà essere tramandato alle future generazioni.
L'Autore, afferma inoltre, che interiorizzare le immagini di una città significa, dare colore, racconto, emozioni, profumi e sapori alle storie che sono state raccontate e alle storie che sono state vissute e rivisitate attraverso la memoria civica dei cittadini. L'autore, sostiene che attraverso la guida sentimentale di una città sia possibile recuperare e consolidare la memoria civica che è costituita, peraltro, non soltanto dalla memoria autobiografica e sociale, ma anche dalla memoria democratica, dalla memoria dell'umanità vivente e dalla memoria politica, storica, produttiva e formativa, reti di significati umani che si intrecciano alle autobiografie civiche di ogni cittadina e di ogni cittadino.
Fare memoria civica vuol dire, approfondire le coordinate naturali, ambientali, artistiche e culturali che una città possiede e Barletta è una città dagli aspetti prismatici e poliedrici, che la rendono un gioiello illuminante nella storia dell'arte italiana ed europea e non solo.
E per dare coerenza ed armonia alla "GUIDA SENTIMENTALE DI BARLETTA", l'autore evidenzia come la città in cui si specchiano i cittadini, si caratterizza per un volto, un nome, un ricordo, una parola, un'immagine, un luogo, una voce, una carezza che saranno elementi introspettivi e relazionali per fare "memoria civica". Infatti, la memoria della città, di una città, è costituita dai segni lirici, dalle cifre dell'archeologia culturale, dall'immaginazione creativa, dalla vita musicale, dalla memoria ludico-creativa, quali armonie tese a rendere la memoria passata e presente, una Storia, tra tante storie che rendono, testimonianza, vivente evisibile.
"GUIDA SENTIMENTALE DI BARLETTA": Attraversare la città, tra l'anima degli alberi e la luce del mare, prima puntata.
Teseo, nato e vissuto a Barletta, ha sempre sognato di osservare un albero piantumato in mezzo al mare e un altro albero, piantato in un giardino pubblico. E per il giovane cittadino, è stato interessante immaginare la sua città, attraverso la metafora di un albero, verde, fresco, ricco di linfa e ben rigoglioso. L'albero immaginato in mezzo al mare ricorda un marinaio, sottoposto a tutte le derive e le tempeste, tra i cavalloni alti alti e le carezza delle barche, mentre l'adolescente marinaro, che aspetta l'alba sugli orizzonti marini, prima di andare, con lo sguardo inquieto, verso la scuola. Mentre l'albero d'ulivo, piantato in mezzo al giardino pubblico, invece, incarna il gioco, la crescita, la memoria d'infanzia e la memoria familiare, le mattinate trascorse da Teseo nella sala-gioco, dopo aver marinato la scuola, con ladisperazione per aver buttato tutti i soldi giocando al flipper, l'unico momento-gioco finalizzato a sconfiggere il primo pensiero che suffragava la malinconia per la perdita di un amore. Poi sostare per alcune ore nella Libreria Europa situata in Piazza Caduti in guerra, chiacchierando con Aldo Vittorini che presentava quasi come gioielli culturali, i libri scritti da suo fratello, Elio. Quando Aldo cominciava a raccontare i romanzi, come "Conversazione in Sicilia", oppure, l'altro dedicato a "Le donne di Messina", e ancora, alcune pagine tratte, da "Sardegna come un'infanzia", si trasformava in un aedo, in un cantastorie siciliano con Teseo estasiato che lo ascoltava lì, a due passi.
Ascoltando quei racconti Teseo dimenticava il flipper e i dolori scolastici riprendendo fiato. E dopo la chiacchierata, sedeva sullo sgabello, posto in fondo alla Libreria Europa, in cui era ormai di casa, quale giovane lettore in adozione, e leggeva quanto bastava per tornare a casa sollevato dal malessere per essere riuscito a non a giocare più al flipper.
E l'albero d'ulivo, metafora della crescita personale che abitava il giardino pubblico nei pressi della Stazione Ferroviaria, nei pomeriggi di riflessione esistenziale e solitaria per Teseo rappresentava l'emblema della ricerca di un equilibrio in età adolescente. Età turbata da tante emozioni sconosciute, imprevedibili e incontrollabili. Età in cui le sollecitazioni culturali, emotive e spirituali provenivano dal teatro, dalla pittura, dai romanzi, dal cinema, dalla musica, dalla poesia e dai conflitti intergenerazionali.
E la città di luce di Barletta, coi i suoi luoghi significativi partecipava alla festa del silenzio e dei turbamenti che animavano le emozioni di Teseo, producendo in lui un desiderio di cambiamento, di avventura e di rivoluzione interiore. Ma quella festa adolescente, Teseo la viveva in piena solitudine perché se fosse stato in compagnia non avrebbe trovato le parole per dire i sentimenti contrastivi che lo dilaniavano. Mentre il gioco del flipper era sempre lì a due passi, sconfitto dalla festa dell'incanto d'amore mai domato, per il fascino delle luci della cittàche in quel periodo tentava di trovare un assetto industrializzato tra maglifici, calzaturifici, agricoltura innovativa e attività marinare.
Una guida sentimentale, di una città, almeno per quanto concerne l'autobiografia e il punto di vista di Teseo, protagonista della "GUIDA SENTIMENTALE DI BARLETTA", non può che avvalersi del racconto di un adolescente, con la sua memoria pervasiva, silenziosa, disperata, emozionata e creativa. Ma che può rigenerarsi, sia per la ricerca continua degli amici e delle amiche con cui confrontarsi e parlare dei dubbi e delle incertezze emotive ed esistenziali, sia per l'approfondimento di quei valori e di quei dubbi che caratterizzano da sempre la crescita esistenziale di un adolescente. Già allora, i libri di poesia e i romanzi, tra acquisti effettuati sulle bancarelle e il prestito richiesto alla Biblioteca Comunale "S. Loffredo", costituivano la biblioteca viaggiante della comunità degli adolescenti barlettani.
Ma l'albero in mezzo al mare tornava sempre alla memoria di Teseo che si affidava alle immagini dei poeti e della poesia, e che si avvinghiava ai sentimenti che emanavano i versi poetici per non soccombere al peso di una realtà quotidiana, soffocante. Ma la poesia consentiva di tornare a riflettere sulla parola insanguinata dalle guerre, ma anche sul linguaggio poetico che chiedeva spazio teatrale, spazio sociale e comunicativo. La poesia, in quel periodo, mentre scioglieva significati esistenziali, animava il cuore di Teseo di altri dubbi che accrescevano la grammatica interiore e mettevano sottosopra il bagaglio problematico dei temi e dei motivi da affrontare.
E l'albero in mezzo al mare per Teseo, raffigurava l'ombra, la vita sentimentale, il furoreadolescente, l'emblema degli orizzonti vasti, l'immagine della solitudine di una generazione. Ma era un albero di pesco sempre fiorito oppure poteva essere anche un albero di ulivo fatto di luce, di colori e di eterna bellezza. Era certo, un'immagine poetica di Barletta, della sua vita quotidiana, ma costituiva l'angolo visuale interiore dell'adolescente Teseo, che ricercava tra i colori di un albero di ulivo piantato in mezzo almare la felicità nascosta tra le vene dei fragili quindici anni.
E con l'immagine dell'albero di ulivo negli occhi e con il mare un poco agitato, dove trovare, le parole per dire il proprio sentire con le vene prosciugate di sangue e il senso del deserto interiore che si faceva spazio nella terribilità dei giorni? E dove scoprire il filo di Arianna, dove scavare, in quali fossi, tra quali viaggi di nuvole, ritrovare il filo sospeso tra desiderio e libertà, tra volontà di affermazione e ricchezza di emozioni per una adolescenza, come quella di Teseo, tutta mediterranea?
Fu allora che il giovane Teseo riprese a riconsiderare l'eredità che aveva ricevuto dall'esperienza dei tre anni vissuti frequentando la scuola media inferiore, e cioè fare tesoro di ciò che aveva scoperto per mezzo della poesia e della letteratura: Cesare Pavese, Giuseppe Ungaretti, Elio Vittorini, Salvatore Quasimodo e Daniel Defoe, con il suo Robinson Crusoe. Cesare Pavese incarnava, a quell'età, la figura dell'ansia, del dolore e della disperazione. Giuseppe Ungaretti destava il desiderio di vivere la condizione della solitudine, fino in fondo. Salvatore Quasimodo incarnava l'emblema della libertà, della lotta e del desiderio di ritornare ad amare la natura e ad annullare le guerre. Elio Vittorini simboleggiava la forza di volontà di cambiare e il giovanile furore per affrontare le difficoltà della vita vissuta nell'alto mare aperto della civiltà dei consumi. Finalmente il giovane Teseo da autodidatta, aveva trovato un punto di riferimento, una strada, un percorso di strutturazione visiva ed emotiva per entrare nella rete relazionale con il linguaggio dell'arte e della scrittura poetica e narrativa. Robinson Crusoe, era la stella dell'avventura, il guerriero solitario, che nella solitudine di un'isola deserta era riuscito a ritrovare, il piacere di vivere e di sopravvivere alla cattiva sorte, trappola tesa da un destino avverso. E a quell'età, Robinson rappresentò la figura dell'eroe forte, testimonianza viva per un adolescente incompiuto.
© Riproduzione Riservata. "Guida Sentimentale di Barletta", prima puntata, Giuseppe Lagrasta, Copyright, Tutti i diritti riservati, 2026.
In questa prospettiva narrativa, l'Autore illumina la città dal punto di vista poetico, come di una città che possieda profumi di una memoria stremata ma di cui le cittadine e i cittadini, attraverso la propria autobiografia e quella altrui, possano insieme, rigenerare, raccogliere e interiorizzare ciò che non va dimenticato e che dovrà essere tramandato alle future generazioni.
L'Autore, afferma inoltre, che interiorizzare le immagini di una città significa, dare colore, racconto, emozioni, profumi e sapori alle storie che sono state raccontate e alle storie che sono state vissute e rivisitate attraverso la memoria civica dei cittadini. L'autore, sostiene che attraverso la guida sentimentale di una città sia possibile recuperare e consolidare la memoria civica che è costituita, peraltro, non soltanto dalla memoria autobiografica e sociale, ma anche dalla memoria democratica, dalla memoria dell'umanità vivente e dalla memoria politica, storica, produttiva e formativa, reti di significati umani che si intrecciano alle autobiografie civiche di ogni cittadina e di ogni cittadino.
Fare memoria civica vuol dire, approfondire le coordinate naturali, ambientali, artistiche e culturali che una città possiede e Barletta è una città dagli aspetti prismatici e poliedrici, che la rendono un gioiello illuminante nella storia dell'arte italiana ed europea e non solo.
E per dare coerenza ed armonia alla "GUIDA SENTIMENTALE DI BARLETTA", l'autore evidenzia come la città in cui si specchiano i cittadini, si caratterizza per un volto, un nome, un ricordo, una parola, un'immagine, un luogo, una voce, una carezza che saranno elementi introspettivi e relazionali per fare "memoria civica". Infatti, la memoria della città, di una città, è costituita dai segni lirici, dalle cifre dell'archeologia culturale, dall'immaginazione creativa, dalla vita musicale, dalla memoria ludico-creativa, quali armonie tese a rendere la memoria passata e presente, una Storia, tra tante storie che rendono, testimonianza, vivente evisibile.
"GUIDA SENTIMENTALE DI BARLETTA": Attraversare la città, tra l'anima degli alberi e la luce del mare, prima puntata.
Teseo, nato e vissuto a Barletta, ha sempre sognato di osservare un albero piantumato in mezzo al mare e un altro albero, piantato in un giardino pubblico. E per il giovane cittadino, è stato interessante immaginare la sua città, attraverso la metafora di un albero, verde, fresco, ricco di linfa e ben rigoglioso. L'albero immaginato in mezzo al mare ricorda un marinaio, sottoposto a tutte le derive e le tempeste, tra i cavalloni alti alti e le carezza delle barche, mentre l'adolescente marinaro, che aspetta l'alba sugli orizzonti marini, prima di andare, con lo sguardo inquieto, verso la scuola. Mentre l'albero d'ulivo, piantato in mezzo al giardino pubblico, invece, incarna il gioco, la crescita, la memoria d'infanzia e la memoria familiare, le mattinate trascorse da Teseo nella sala-gioco, dopo aver marinato la scuola, con ladisperazione per aver buttato tutti i soldi giocando al flipper, l'unico momento-gioco finalizzato a sconfiggere il primo pensiero che suffragava la malinconia per la perdita di un amore. Poi sostare per alcune ore nella Libreria Europa situata in Piazza Caduti in guerra, chiacchierando con Aldo Vittorini che presentava quasi come gioielli culturali, i libri scritti da suo fratello, Elio. Quando Aldo cominciava a raccontare i romanzi, come "Conversazione in Sicilia", oppure, l'altro dedicato a "Le donne di Messina", e ancora, alcune pagine tratte, da "Sardegna come un'infanzia", si trasformava in un aedo, in un cantastorie siciliano con Teseo estasiato che lo ascoltava lì, a due passi.
Ascoltando quei racconti Teseo dimenticava il flipper e i dolori scolastici riprendendo fiato. E dopo la chiacchierata, sedeva sullo sgabello, posto in fondo alla Libreria Europa, in cui era ormai di casa, quale giovane lettore in adozione, e leggeva quanto bastava per tornare a casa sollevato dal malessere per essere riuscito a non a giocare più al flipper.
E l'albero d'ulivo, metafora della crescita personale che abitava il giardino pubblico nei pressi della Stazione Ferroviaria, nei pomeriggi di riflessione esistenziale e solitaria per Teseo rappresentava l'emblema della ricerca di un equilibrio in età adolescente. Età turbata da tante emozioni sconosciute, imprevedibili e incontrollabili. Età in cui le sollecitazioni culturali, emotive e spirituali provenivano dal teatro, dalla pittura, dai romanzi, dal cinema, dalla musica, dalla poesia e dai conflitti intergenerazionali.
E la città di luce di Barletta, coi i suoi luoghi significativi partecipava alla festa del silenzio e dei turbamenti che animavano le emozioni di Teseo, producendo in lui un desiderio di cambiamento, di avventura e di rivoluzione interiore. Ma quella festa adolescente, Teseo la viveva in piena solitudine perché se fosse stato in compagnia non avrebbe trovato le parole per dire i sentimenti contrastivi che lo dilaniavano. Mentre il gioco del flipper era sempre lì a due passi, sconfitto dalla festa dell'incanto d'amore mai domato, per il fascino delle luci della cittàche in quel periodo tentava di trovare un assetto industrializzato tra maglifici, calzaturifici, agricoltura innovativa e attività marinare.
Una guida sentimentale, di una città, almeno per quanto concerne l'autobiografia e il punto di vista di Teseo, protagonista della "GUIDA SENTIMENTALE DI BARLETTA", non può che avvalersi del racconto di un adolescente, con la sua memoria pervasiva, silenziosa, disperata, emozionata e creativa. Ma che può rigenerarsi, sia per la ricerca continua degli amici e delle amiche con cui confrontarsi e parlare dei dubbi e delle incertezze emotive ed esistenziali, sia per l'approfondimento di quei valori e di quei dubbi che caratterizzano da sempre la crescita esistenziale di un adolescente. Già allora, i libri di poesia e i romanzi, tra acquisti effettuati sulle bancarelle e il prestito richiesto alla Biblioteca Comunale "S. Loffredo", costituivano la biblioteca viaggiante della comunità degli adolescenti barlettani.
Ma l'albero in mezzo al mare tornava sempre alla memoria di Teseo che si affidava alle immagini dei poeti e della poesia, e che si avvinghiava ai sentimenti che emanavano i versi poetici per non soccombere al peso di una realtà quotidiana, soffocante. Ma la poesia consentiva di tornare a riflettere sulla parola insanguinata dalle guerre, ma anche sul linguaggio poetico che chiedeva spazio teatrale, spazio sociale e comunicativo. La poesia, in quel periodo, mentre scioglieva significati esistenziali, animava il cuore di Teseo di altri dubbi che accrescevano la grammatica interiore e mettevano sottosopra il bagaglio problematico dei temi e dei motivi da affrontare.
E l'albero in mezzo al mare per Teseo, raffigurava l'ombra, la vita sentimentale, il furoreadolescente, l'emblema degli orizzonti vasti, l'immagine della solitudine di una generazione. Ma era un albero di pesco sempre fiorito oppure poteva essere anche un albero di ulivo fatto di luce, di colori e di eterna bellezza. Era certo, un'immagine poetica di Barletta, della sua vita quotidiana, ma costituiva l'angolo visuale interiore dell'adolescente Teseo, che ricercava tra i colori di un albero di ulivo piantato in mezzo almare la felicità nascosta tra le vene dei fragili quindici anni.
E con l'immagine dell'albero di ulivo negli occhi e con il mare un poco agitato, dove trovare, le parole per dire il proprio sentire con le vene prosciugate di sangue e il senso del deserto interiore che si faceva spazio nella terribilità dei giorni? E dove scoprire il filo di Arianna, dove scavare, in quali fossi, tra quali viaggi di nuvole, ritrovare il filo sospeso tra desiderio e libertà, tra volontà di affermazione e ricchezza di emozioni per una adolescenza, come quella di Teseo, tutta mediterranea?
Fu allora che il giovane Teseo riprese a riconsiderare l'eredità che aveva ricevuto dall'esperienza dei tre anni vissuti frequentando la scuola media inferiore, e cioè fare tesoro di ciò che aveva scoperto per mezzo della poesia e della letteratura: Cesare Pavese, Giuseppe Ungaretti, Elio Vittorini, Salvatore Quasimodo e Daniel Defoe, con il suo Robinson Crusoe. Cesare Pavese incarnava, a quell'età, la figura dell'ansia, del dolore e della disperazione. Giuseppe Ungaretti destava il desiderio di vivere la condizione della solitudine, fino in fondo. Salvatore Quasimodo incarnava l'emblema della libertà, della lotta e del desiderio di ritornare ad amare la natura e ad annullare le guerre. Elio Vittorini simboleggiava la forza di volontà di cambiare e il giovanile furore per affrontare le difficoltà della vita vissuta nell'alto mare aperto della civiltà dei consumi. Finalmente il giovane Teseo da autodidatta, aveva trovato un punto di riferimento, una strada, un percorso di strutturazione visiva ed emotiva per entrare nella rete relazionale con il linguaggio dell'arte e della scrittura poetica e narrativa. Robinson Crusoe, era la stella dell'avventura, il guerriero solitario, che nella solitudine di un'isola deserta era riuscito a ritrovare, il piacere di vivere e di sopravvivere alla cattiva sorte, trappola tesa da un destino avverso. E a quell'età, Robinson rappresentò la figura dell'eroe forte, testimonianza viva per un adolescente incompiuto.
© Riproduzione Riservata. "Guida Sentimentale di Barletta", prima puntata, Giuseppe Lagrasta, Copyright, Tutti i diritti riservati, 2026.
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