Giuseppe Lagrasta
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La città

Gianni Rodari, nella luce della poesia, come rubare il mare con gli occhi

di Giuseppe Lagrasta, saggista e scrittore

Gianni Rodari è un grande scrittore e le sue poesie, le favole, i racconti e le filastrocche, testimoniano un successo letterario che si è affermato anche nel panorama della letteratura internazionale: già nel 1970 gli fu assegnato il Premio Andersen considerato il Nobel per la letteratura dell'infanzia. La sua "grammatica della fantasia" non è un codice rigido e dominante ma sottolinea le occasioni didattiche per fare della fantasia una compagna di strada, un'amica dei giochi, una quinta teatrale per giocare, imparare, inventare, sognare. L'illuminante freschezza dei testi e l'ironia poetica, attraversate da leggere trame fiabesche, creano un effetto-sorpresa, colpi di fulmini e fantasmagorie che consentono all'autore di orchestrare una sontuosa armonia di immagini letterarie significative che coinvolgono i giovani lettori. Così, in occasione delle ferie ferragostane, la filastrocca di Gianni Rodari, "Un bambino al mare", tratta dalla raccolta "Filastrocche in cielo e in terra" (1960), invita a riflettere come in tale periodo, e non solo, occorre porre attenzione ai tanti bambini poveri, come pure alle persone fragili, agli anziani, che vivono in solitudine, soffrendo per l'abbandono e l'indifferenza di tutti.

Scrive Gianni Rodari, "Ecco guarda - gli dirò (al bambino, ndr.) - questo è il mare, pigliane un pò ! - Col suo secchiello, fra tanta gente, potrà rubarne poco o niente: ma con gli occhi che sbarrerà, il mare intero si prenderà". Sbarrando gli occhi il bambino si prenderà il mare intero. Ma con il secchiello e la confusione non ne potrà rubare che poco o niente, il gioco di un'onda, alcune gocce. E allora, occorre riflettere, per marcare la comunicazione poetica d'un valore pedagogico e d'una valenza sociale. Così, per ricomporre il messaggio poetico rodariano, in questo contesto, occorre ripartire dalle immagini della città. Le città svuotate a Ferragosto, testimoniano il desiderio degli abitanti, di abbandonarle per poter raggiungere le località di vacanza e fare una bella villeggiatura, in montagna oppure al mare o tra le dolci colline tutte italiane. E cosi, il periodo ferragostano racchiude in sé l'emblema della libertà rispetto agli impegni e alle consuetudini che costringono ad abitare sempre la stessa routine.

Ma la povertà in cui vive il bambino protagonista della filastrocca di Gianni Rodari "Un bambino al mare", non gli consente di andare in vacanza; così, un adulto responsabile, nel giorno di Ferragosto, ricordandosi di un bambino povero che vive in città, di colpo, lo raggiunge e decide di portarlo al mare, a Ostia, dove non vi è mai stato. Leggiamo il testo della filastrocca: "Conosco un bambino cosi povero/ che non ha mai veduto il mare/a Ferragosto lo vado a prendere/in treno a Ostia lo voglio portare/. - Ecco guarda - gli dirò - / questo è il mare, pigliane un pò ! - /Col suo secchiello, fra tanta gente,/ potrà rubarne poco o niente: ma con gli occhi che sbarrerà,/il mare intero si prenderà /".
Rubare il mare, poco o niente, ecco una immagine del poeta Rodari, visionario, ironico e giocoso che prende il lettore per mano e lo stimola a riflettere, a meditare, a ponderare, anche nei momenti di festa, su alcune anime fragili e ferite che abitano le nostre contrade e le nostre città. Ma l'ulteriore sorpresa che il poeta propone, consiste nel condividere con il lettore, i motivi della festa con le implicazioni etiche e pedagogiche che marcano i segni della sofferenza quotidiana di tante e tante persone, tra cui i bambini, le donne e gli anziani.

Così, il poeta adopera il nonsense, i giochi linguistici, metafore e similitudini, e altre figure retoriche, che peraltro, evidenziano le contraddizioni della società complessa con le situazioni, le più assurde e paradossali.
Ecco che l'esercizio dell'osservare, nei testi del poeta di Omegna, si trasforma in strategia di apprendimento continuo, e la misura dell'immagine poetica di "prendere poco o niente del mare con un unico sguardo" è generosa, interiore, intensamente maieutica e familiare. E qui, entrano in gioco i nonni, i genitori, che per mezzo della loro attività protettiva e rassicurante e, con l'impegno di accudire i propri figli con generosità e affetto, riscoprano insieme al poeta Gianni Rodari e agli insegnanti, quanto il linguaggio poetico, generativo e trasformativo, possa rendere ragione dei temi e dei problemi con cui i bambini si confrontano ogni giorno.
E così Rodari non perde occasione di evidenziare quanto sia difficile per i bambini, vivere in una società complessa e competitiva, e anche se la metafora del rubare il mare, sarà impossibile da realizzare, sarà sempre possibile conquistare uno spicchio o goccia di mare per mezzo dell'impegno e dei sacrifici, offrendo alla vita il senso volitivo dell'essere e dell'esserci.
Ecco che indicare ai bambini e ai giovani, il preciso momento in cui il verso poetico si trasforma in metafore generative, concretandosi di luce e di variazioni di significati, consente di ampliare una strategia didattica di ampio respiro pedagogico ed educativo, dove eventi apprenditivi si incontrino e accendano la luce della creatività e del problem solving.

E come si può prendere il mare con uno sguardo così sarà possibile, rubare il cielo con la tenerezza degli occhi, rubare le stelle con baci d'amore, rubare il sole con il silenzio della luce, rubare la luna con il mistero delle passioni, rubare l'anima al vento con un gioco d'abbracci, rubare la pioggia alle nuvole con le carezze dei mulini al vento, rubare alla notte le sue magiche ombre.
Ecco Gianni Rodari, l'intellettuale fantastico e visionario, il poeta che ha definito in modo impeccabile i costrutti della grammatica della fantasia, ecco il giocoliere che allieta la vita dei bambini nel circo delle parole, con la maestria di un clown e con la leggerezza circense di un funambolo; eccolo, è qui con noi, con i suoi oggetti fantastici, con le sue parole sognanti, con la sua ironia graffiante e come sospesa in un tempo senza tempo. E il poeta, fuori di metafora, ci sollecita a non dimenticare che possedere il mare con uno sguardo consente di sentire la libertà di partecipare al grandioso gioco del mondo e della natura, e di amarla, di curarla e di rispettarla. Un messaggio poetico, di pace persistente e di armonia umana per il mondo, tutto!

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