Giuseppe Lagrasta
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La città

Italo Calvino e Jorge L. Borges. Dialogo sulla narrazione fantastica iconoclasta

di Giuseppe Lagrasta, scrittore e saggista

Il 19 settembre 1985, Italo Calvino, colpito da un malore, muore in ospedale a Siena. In quell'estate lo scrittore ligure stava preparando le "Lezioni Americane", definite così da Pietro Citati, che si apprestava a tenere all'Università di Harvard, in occasione delle Charles Eliot Norton Poetry Lectures. Sono passati più di quarant'anni e l'attualità della scienza letteraria calviniana non smette di sorprendere. E tale "effetto sorpresa calviniano", coniugato "all'effetto sorpresa" di Jorge Luis Borges, consente ai lettori di fare una esperienza creativa, fantastica e totalizzante. Ricordiamo J. Luis Borges, scomparso a Ginevra, il 14 giugno del 1986. Sono passati quarant'anni dalla sua scomparsa ma la sua presenza sulla scena letteraria mondiale è ancora stimolante e generatrice di nuovi interessi da parte dei giovani narratori.

Indichiamo l'occasione per la costruzione del dialogo immaginario. Il 16 ottobre 1984, presso il Ministero della Pubblica Istruzione, Italo Calvino pronunciò un discorso in occasione di una visita a Roma dello scrittore argentino, Jorge Luis Borges. In quella circostanza Calvino affermò che J. L. Borges credeva nella forza generativa della parola annotando che: "Il potere della parola scritta si collega dunque al vissuto come origine e come fine. Come origine perché diventa l'equivalente d'un avvenimento che altrimenti sarebbe come non avvenuto; come fine perché per Borges la parola scritta ha un forte impatto sull'immaginazione, come figura emblematica o concettuale, fatta per essere ricordata e riconosciuta in qualsiasi sua apparizione passata o futura." Il dialogo immaginario di Giuseppe Lagrasta, qui presentiamo la prima parte, valorizza le potenzialità dell'immaginazione, della creatività, e del cambiamento di passo tra letteratura fantastica europea e quella argentina, e l'intreccio che sussiste tra la produzione letteraria fantastica di Italo Calvino e le narrazioni fantastiche e oniriche di Jorge L. Borges.

Dialogo immaginario.

Roma, 1984. J. Luis Borges e Italo Calvino si incontrano in un bar, per salutarsi, prima che lo scrittore argentino parta per la Sicilia. Si avvia così un dialogo su temi letterari di interesse comune ma anche su aspetti legati alla letteratura fantastica e alla letteratura potenziale.

I. Calvino:
Salve, Maria, come va? Tutto bene a Roma?

Maria Kodama:
Sì, tutto bene. Un po' affaticati. Ma è tutto bello, molto bello. E poi, questo clima romano mi rigenera e mi aiuta a pensare a scrivere e a star bene con Jorge e, a farlo star bene.

Calvino
Benissimo. Sono molto contento. La giornata vissuta presso il Ministero delle Pubblica Istruzione è stata credo, entusiasmante.

Maria
Sì, Italo. Molto entusiasmante. Ho visto Jorge molto emozionato e contento per le parole che hai speso per lui. Anch'io sono molto felice per questo invito da parte del Ministero della Pubblica Istruzione.

Calvino
E allora! Jorge, come sta procedendo questo viaggio in Italia?

J. L. Borges:
Bene, bene. Sono in compagnia di Maria Kodamae quindi abbiamo fatto diverse visite ai musei romani ma anche ai siti archeologici, come il Parco Archeologico del Colosseo che mi è parso,splendido e innumerabile. E adesso ci prepariamo per il viaggio in Sicilia, dove avrò modo di incontrare Leonardo Sciascia. Per me è un viaggio iniziatico, in quanto il quartiere in cui sono nato in Argentina si chiama "Palermo". Sono curioso di andare a Palermo. Attraversarla, sentirne il profumo, gli odori. Dev'essere una bellissima emozione. E Maria Kodama mi seguirà in questa avventura.

Calvino:
Sì, certo, sarà bellissimo questo viaggio per te, dal sapore iniziatico. I viaggi iniziatici rappresentano sempre un momento di snodo emotivo, di incroci di destini sconosciuti, spesso intriganti, profondi, spesso, salvifici. E allora, con il viaggio ti porti insieme i tuoi sentieri che si biforcano, le tue finzioni e i tuoi specchi, i tuoi magici e sontuosi, anzi, meravigliosi labirinti.

Borges:
Hai centrato, caro amico. Da tempo ci conosciamo e quindi, quando parli di sentieri che si biforcano, i miei ricordi s'accendono e la luce del mistero mi rende un seguace del Minotauro. E poi il labirinto, gli specchi.

Calvino:
I tuoi miti sono legati a metafore-madri che si sciolgono in significati di vita quotidiana e in codificazioni di luoghi onirici oppure inesistenti, immaginari. E' questo modo di narrare che mi diverte, mi affascina, e mi trasporta in regioni della fantasia, inimmaginabili.

Borges:
E' importante offrire alle figure del mito le ragioni che generano valore nel significare la contemporaneità e l'attualità, allegorica e metaforica della letteratura. Mi piace parlare con te del Minotauro, del labirinto e degli specchi ma anche affrontare il tema legato alla narrazione e, in special modo, alla narrazione fantastica.

Calvino
Interessa anche a me confrontarmi su questa tematica, anche perché, tra queste contrade vi è un po' di confusione, qualche perplessità. Un modo tutto occidentale di considerare la letteratura fantastica.

Borges
Sarà necessario stabilire una definizione di "narrazione fantastica". Soprattutto descrivendo un aspetto specifico del genere fantastico. Per me la narrazione fantastica consente di inventare nuovi mondi, nuovi contesti d'azione per una umanità sospesa tra plurirealtà e routine quotidiana, tra parola scritta e mondi d'invenzione.

Calvino
Per me narrare il fantastico significa accarezzare il mallo dell'evento o dell'azione per poi descrivere il gheriglio della noce, la parte più significativa, quella di cui ci nutriamo.

Borges
Il mio gheriglio narrativo, o meglio, il dispositivo narrativo che mi spinge a costruire una storia è rappresentato per esempio, da un oggetto, lo specchio, oppure da un mito, il Minotauro, o anche da un libro inventato, da un manoscritto ritrovato, da una immagine di storie antiche. Per me il gheriglio è lo specchio, quale creatura prismatica, anima gemella del labirinto e della Biblioteca di Babele.

Calvino
Jorge, mi sorprendi e mi diverti, ci siamo quasi, nella costruzione e definizione di una testimonianza orientativa in merito alla narrazione fantastica.

Borges
Sono d'accordo, anche se, molto spesso, il mio giocare con la storia antica, con i miti e con i simboli odierni, mi intriga e mi diverte. Peraltro, scoprire, così che la plurirealtà è composta di diverse parti configurate dall'infinito, dalla finzione, dal deserto, dal labirinto e dalle città degli uomini, dal fantastico assurdo e dal fantastico prismatico, mi affascina. Il mio è un fantastico assurdo e si evince leggendo così come è declinato nel racconto "Le Rovine circolari" oppure nel fantastico prismatico come è stato costruito e definito nel racconto "Funes, o della memoria" .

Calvino
Sono d'accordo con te e dirò di più, che anch'io sono stato preso dalla plurirealtà narrativa, immergendomi nel fantastico assurdo e nel fantastico prismatico. Pubblicando la trilogia de "I nostri Antenati" ho affrontato il fantastico prismatico e con il romanzo "Il Castello dei destini incrociati" ho declinato le ragioni del fantastico assurdo.

Borges
Giocare con la plurirealtà, però, per lo scrittore comporta dei rischi, che, credo tu con "Il castello dei destini incrociati", hai evitato magicamente.

Calvino
Sì, Jorge, certo, lo scrittore giocando con la plurirealtà, entra nel mondo della menzogna, dell'improvvisazione, delle finzioni, titolo che hai dato ad una tua raccolta di racconti.

Borges
Sì, certo, mi ha sempre affascinato il piano narrativo della plurirealtà, descritto nell'opera "Finzioni", tra variazioni assurde e prismatiche. I lettori conoscono le atmosfere dei miei racconti e delle mie poesie. Quindi, il fantastico assurdo, pone il lettore nelle condizioni di attraversare gli abissi della sua umanità passeggiando su un nodo scorsoio.

Calvino
E da quel nodo scorsoio è possibile cadere facilmente, quindi, la narrativa fantastica è, in sostanza, plurireale e iconoclasta, consiste nel giocare con le immagini con rovesciamenti e sovrapposizioni di senso e significato, e creando immagini (assurde e prismatiche) che siano il controcanto all'iconoclastia classica.

Borges
E' insito all'attraversamento del nodo scorsoio il rischio di cadere nell'abisso della follia amletica, dell'irriverenza donchisciottesca, della razionalità quale esprime il cavaliere inesistente oppure la pazzia di Carlos Argenteri. Lo scrittore fantastico, in quel momento si trasforma in funambolo della penna, in un inventore di luci e ombre plurireali, un sabotatore delle realtà convenzionali, un ostacolatore di relazioni umane quotidiane.

Calvino
Ritorneremo a discutere di questi aspetti legati alla grammatica fantastica iconoclasta. Ritorneremo. Adesso andiamo in trattoria a bere un buo vino e della buona cucina romana.

Nota di letture
J. L. Borges, Finzioni, Einaudi, Torino, 1961;
J. L. Borges, Tutte le opere, Meridiani Mondadori, vol. I, Milano, 1984;
J. L. Borges, Tutte le opere, vol. II, Milano, 1985;
I. Calvino, Una pietra sopra, Einaudi, Torino, 1980;
I. Calvino, Perché leggere i classici, Mondadori, Milano, 1991;
I. Calvino, Jorge Luis Borges, in I. Calvino, Perché leggere i classici, Mondadori, Milano, 1991;
G. Lagrasta, J. L. Borges, I. Calvino. Dialoghi immaginari, LuoghInteriori, Città di Castello, 2024;
D. Scarpa, Italo Calvino, Edizioni Bruno Mondadori, Milano 1999.

Riproduzione riservata.
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