Giuseppe Lagrasta
Giuseppe Lagrasta
La città

Ma esiste ancora la poesia?

La riflessione di Giuseppe Lagrasta

Accade, quando arriva l'autunno, che la luce del sole si posi sugli occhi delle cose, sulle foglie cadute sui marciapiedi,scivolando sulle facciate delle case, e una musica silenziosa, magica e misteriosa giunga di lontano: è il suono del tempo che passa e trascorre, è il suono dello scorrere delle stagioni, è la musica della poesia che chiede spazio e tempo, che s'annuncia e chiede di dirimere domande che spesso non trovano immediate risposte.

​Ma il tempo che trascorre, nascosto tra i colori, tra la magia dei suoni, gli odori e i profumi delle stagioni, abbandona, dolce, sui volti delle foglie autunnali una maschera di parole e di sentimenti, le cifre simboliche dell'eterno trasmutare della vita tra le ombre della notte e le luci del sole, all'alba.

​Così, gli esseri umani s'accorgono, che il tempo parla e racconta, che gli orologi possiedono un'anima e che le parole e le cose hanno bisogno di essere irrorate di nuova linfa e che lo spazio di un mattino, che veloce trascorre verso il giorno alto, è il fiato delle stagioni della vita che s'imbeve di tenerezze sognate e mai vissute.

​Accade così, che l'autunno, invita a scorrere l'album della vita e della sorte con febbrile gioia di vivere e di sognare, di ricordare e di apprendere dagli istanti che ci hanno segnato, mentre noi siamo costretti ad inseguirli per non sentirci smarriti. Ma dove troviamo gli strumenti umani necessari per condividere i nostri momenti, quei momenti che chiedono una riflessione sulla nostra vita poetica segreta e tutta interiore? Gli strumenti umani sono le parole e i messaggi delle parole poetiche e delle metafore-immagini, i segni della forza di lottare, la genealogia dell'amore e della sorte, del tempo del cuore, delle radici della gioia che si nascondono tra le vene soffuse dell'umanità vivente.

​E allora vien da chiedersi! Ma esiste ancora la poesia? La poesia delle stagioni e del tempo lieto, la poesia civile, la poesia delle notti insonni vissute tra le pene d'amore e l'attesa di un bacio? Certo che la poesia esiste ancora, ma è necessario darle spazio e darle voce: troppo è il frastuono, troppo il rumore di fondo quotidiano, troppi i segnali d'allarme, troppo il tuono degli assalti dei giorni inquieti, troppi scoppi di mine.

​Così la poesia esiste ancora, non soltanto nei libri, tra le vite insonni dei poeti, tra le ombre delle notti vissute sul mare, non soltanto tra le vite adolescenti e i cuori adulti, non solo nell'azzurro del cielo bambino e tra le anime delle nuvole stanche; la poesia esiste perché esiste l'umanità, perché tra le persone vi sussiste il senso della tenerezza che il cuore emana e che l'altro cuore chiede, perché il cuore ascolta e sente, perché il cuore non dimentica e accetta quel dolore che fa soffrire ma che non vedono gli altri, ma che ognuno, porta, segreto con sé nel corso del tempo, nel trascorrere delle stagioni, nello scorrere dei fiumi d'ore, nelle attese lunghe e stridenti per l'arrivo dell'alba.

Ma quando l'alba apre le sue braccia alla luce e tutto, pian piano, comincia a risvegliarsi tra il frastuono delle automobili e le corse verso la vita che chiede movimento e azione, allora, l'ossigeno della poesia linfa il cuore che s'attende di capire le manifestazioni del dolore, quando, nel loro movimento celano una nuova sofferenza, mentre il battito del cuore comincia a soffocare, inquieto.

Quando il battito del cuore, felice, accoglie il calore dello sguardo delle foglie d'autunno cadute d'improvviso sul corpo del giardino, una musica di pace celeste incanta la natura e il cuore vede quello che gli occhi perdono nella luce ammaliante del sole. Ecco le testimonianze, che nonostante tutto, la poesia esiste!
E' l'autunno, con la sua musica di luce e il suo sguardo solare. E' l'autunno che sorride ai poeti, ancora addormentati sulla soglia bollente dell'estate. Ma il colore del sole non perdona le assenze e incide con musiche d'amore sui cuori di tutti, invitando alla vita, ai sogni e alla pace, all'amore e ad una convivenza poetica, nel silenzio della preghiera e tra le parole poetiche dei cuori smarriti dei poeti.
Scrive Giuseppe Ungaretti nella sua poesia "Soldati": "Si sta come/d'autunno/sugli alberi/le foglie." Versi brevi e significativi e nella luce della metafora, si sente l'autunno come il tramonto della vita, ma questo sentimento avvolge il cuore dei soldati in trincea nella prima guerra mondiale. Certo che esiste ancora la poesia se Ungaretti, rinvia allo scorrere del tempo, alla vita e alla morte dei giovani soldati, accartocciati nelle trincee e richiama i volti dei soldati comparandoli alle foglie appena cadute dagli alberi, in un autunno freddo e oscuro.
Il poeta siciliano Salvatore Quasimodo, invece, si misura con il tema dell'autunno declinando questi versi: "Autunno mansueto, io mi posseggo/ e piego alle tue acque a bermi il cielo, / fuga soave d'alberi e d'abissi. / Aspra pena del nascere/ mi trova a te congiunto;/ e in te mi schianto e risano:/ povera cosa caduta/ che la terra raccoglie./" Le immagini poetiche di Quasimodo sono illuminate dalla luce del destino umano, dalla certezza del consumarsi del tempo, ma anche dal riverbero benigno che la natura dona all'uomo e che l'uomo spesso non vede, accecato dalle nuvole dell'avventura e dei consumi. L'autunno e le foglie cadute sul selciato, l'autunno e la vita che passa con le stagioni, l'autunno e il tradimento degli alberi verso le loro foglie, che le abbandonano, ferite sui selciati, calpestate poi, dal piede sicuro della gente.
Presentiamo, inoltre, il testo di una poesia di Gianni Rodaridedicata all'Autunno: "Il gatto rincorre le foglie/secche sul marciapiede. / Le contende (vive le crede)/alla scopa che le raccoglie./Quelle che da rami alti/scendono rosse e gialle sono certo farfalle/che sfidano i suoi salti./La lenta morte dell'anno/non è per lui che un bel gioco,/e per gli uomini che ne fanno/al tramonto un lieto fuoco./"
La filastrocca di Gianni Rodari, indica una prospettiva poetica che muove da un gatto che gioca con le foglie, e le pensa cose vive, il gatto, ma son foglie ormai ridotte in polvere. Ma la leggerezza della poetica rodariana non toglie all'autunno quel rumore di fondo che attraversa la mente e che il teatro della vita non riesce mai a mettere in scena. Il tempo grande è un granello di sabbia, lieto e lieve, dolce e perenne, non trascura il desiderio di vita degli esseri umani, e fa il suo lieto corso, giocando e stridendo con la vita di ognuno, e come per gioco, alla fine, lo trasforma in un dolce falò, un fuoco di foglie, come per gioco.
Albert Camus, sostiene che "l'autunno è una seconda primavera, quando ogni foglia è un fiore", e tale dimensione occupa un posto poetico importante, in quanto l'autunno intrecciato all'immagine della primavera sostiene ogni foglia, sempre in fiore. Ci sono momenti in cui la condizione umana richiede, durante il suo cammino, di offrirsi, di darsi una speranza, e queste parole che Camus fa comunicare a Martha, la protagonista del testo teatrale "Il Malinteso" nasconde dubbi, incertezze, fraintendimenti, malinconie e amori. Ma anche tragedie. Nella riflessione camusiana, la natura, e la vita, sottilmente intrecciate lottano conto l'enigma e l'ambiguità umana, dove il narrare si fa bussola di orientamento per una umanità smarrita. E gli strumenti umani saranno sempre la forza gentile per fare della poesia una dolce musica perenne, non dimenticando che le parole sono le fragili note da ascoltare, prima che il tempo del tempo le posi su un tappeto di foglie sotto la magica luna.

Nota di letture
AA. VV., "E' ancora possibile la poesia. Poetry Nobel Lectures", Vallecchi, Firenze, 2025;
A. Camus, "Il Malinteso", Bompiani, Milano, 1947;
G. Lagrasta, "La stanza segreta. Saggio sulla scrittura poetica", Rotas, Barletta, 2017;
S. Quasimodo, "Tutte le poesie", Mondadori, Milano, 2020;
G. Rodari, "Secondo libro delle filastrocche", Einaudi, Torino, 1986;
G. Ungaretti, "Vita d'un uomo. Tutte le poesie", Mondadori, Milano, 1986.
© Riproduzione Riservata.
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