Giuseppe Lagrasta
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La città

Che cosa è la poesia?

La riflessione di Giuseppe Lagrasta

​Perché si scrivono poesie? Quali intuizioni e percezioni, e quali emozioni, passioni, motivazioni interiori spronano i poeti e le poetesse ad affrontare la sfida e la vertigine della pagina bianca? Rispondere a tali quesiti non sarà semplice ma si coglierà l'occasione per approfondire temi e motivi che sono a cuore di molti lettori. "Intanto sarà necessario chiedersi – sostiene Giuseppe Lagrasta – quando la scrittura poetica promuove un senso di appartenenza e di inclusione, e quando la lettura poetica stimola nei lettori lo spirito critico e la riflessione e la meditazione sulle cose e sugli eventi che appartengono all'alfabeto esistenziale di ognuno. In tale prospettiva sarà possibile declinare per vie generali il "Che cosa è la poesia" e in cosa consista il "farsi della poesia". E allora – continua Giuseppe Lagrasta - possiamo ipotizzare che la poesia e il farsi della poesia possano promuovere: lo scandaglio interiore e le relative esperienze fondamentali; la problematicità del reale nella sua valenza estetica e pedagogica; il dialogo e l'ascolto intrecciati alla ricerca del senso e del significato dell'esperienza; la scoperta di curvature di nodi di idee, contaminate da artifici, magie e alchimie; l'esplorazione di geografie interiori tra costellazioni di immagini, allegorie, metafore, stati d'animo, narrazioni e sensazioni pulviscolari; la scoperta di inventari di eventi frutto del viaggio del pneuma umano (soffio vitale) che va dalla sua nascita alla sua finitudine.

Ecco che si intravedono – sostiene il prof. Lagrasta - le radici del farsi della poesia, del generarsi delle ragioni discorsive che si trasformano in un linguaggio sia pedagogico che estetico e filosofico. E la poesia, quella vera, parte dal soffio vitale dell'umano (pneuma) per giungere alle radici del senso della vita quotidiana, scuotendo così, l'immobilismo emotivo e facendo della poesia, una preghiera, un sentimento spirituale, come respiro e vitalità, come dialogo e scoperta della vita comunitaria, come presa di coscienza della cognizione del dolore. In tale prospettiva di ricerca, sarà possibile, accertare sia l'energia della parola poetica nel tempo, sia il farsi della poesia, e non solo nel suo impasto verbale, ma anche giovandosi delle istanze metodologiche previste da un itinerario storico-filosofico- pedagogico che si tramuterà in musica, cambiamento emotivo, strumento letterario per far acquisire conoscenze plurali, tra educazione e formazione. (Cfr., G. Lagrasta, "Ma esiste ancora la poesia?", www.Barlettaviva.it, 25 ottobre, 2026).

La scrittura poetica consente di scavare, di approfondire e di scandagliare le ragioni interiori dell'umano e questa esplorazione, favorisce il riconoscimento dell'altro, amplia lo stadio del cambiamento emotivo, mentre il lettore, a sua volta, scopre, che la poesia, ovvero le parole della poesia, possiedono una voce interiore e una profonda apertura dialogica. Infatti, il linguaggio poetico esprime una natura bifronte, come Giano, che nella sua azione generativa, offre al giano-poeta la possibilità di osservare il passato in modo diretto, per orientarsi nel presente, guadagnando la benevolenza del futuro. "Come si rivela con il nome, Giano è protettore degli inizi e dei passaggi, nelle attività umane e in quelle naturali." (E. Lelli, "Giano", Enciclopedia dei ragazzi, Istituto della Enciclopedia Italiana, Treccani, 2005).

La poesia, a sua volta, possiede un linguaggio bifronte, gianico, linguaggio metaforico e allegorico, cifre simboliche che raccontano la vita, l'umanità, le passioni e il disagio di vivere, e le esperienze del mondo, in versi. Il linguaggio della poesia, spesso, muove da un incominciamento pedagogico, da una immagine di apertura verso la ricerca della fusione degli orizzonti di senso. E allora che cosa è la poesia? Intanto, diciamo che la poesia si rivela nel suo farsi, nel suo giocare con le ombre, con il fuoco, con i tradimenti, con l'amore, con la natura esausta, con il dolore che s'accanisce contro l'umano, tra luci e ombre, irriverenza e ironia.

La poesia, quindi, è frastuono, avventura, passaggio, bellezza e armonia, invisibilità e visibilità, concretezza e rifiuto, viaggio nello specchio, come Narciso che si specchia nelle parole d'acqua che lo incantano e lo rendono poeta che si alimenta di vanità, di inquietudine e di introspezione strettamente autoreferenziale. Il linguaggio poetico è il mezzo necessario per legare insieme, il lievito della parola poetica alla natura, al variare dei giorni e stabilendo un colloquio con i linguaggi segreti del cosmo. Così, la scrittura poetica, è messaggio aperto e profondo, e allo stesso tempo, seme finalizzato alla raccolta della parola, da colorare e da annunciare producendo, infine, un impasto di sentimenti, colti nella dimensione dell'infinito e dell'indefinito (Cfr., G. Leopardi, Zibaldone di pensieri, Mondadori, Milano, 1997).

La poesia, quindi, attraverso un sistema di immagini integrate, di nuclei di pensiero, di mappe di idee, favorisce la marcatura delle parole che insistono nella definizione della vita dell'uomo, del trascendente, della natura, della cultura e dello stato delle cose. Il mito di Giano, in tale contesto, trasformato in "Giano poeta", indica la maschera che permette al poeta moderno e contemporaneo, di raccontare la realtà quotidiana nella sua liquidità e complessità. La scrittura poetica, per altro, è sempre bifronte, organizza le sue azioni e i suoi pensieri ricchi di approfondimenti, di percezioni dei contesti, tenendo conto dell'immaginario che muove dall'esterno verso l'interno, e dall'interno verso l'esterno. Così gli umani destini intrecciati alle parole, ai discorsi e alle conversazioni che legano i tempi e gli spazi della vita al desiderio di conoscere, di incantare e desiderare, d'un tratto, si fermano per fare epochè: interrogarsi per riflettersi, conoscersi per legarsi, essere ed esserci per comunicare con l'altro.

Ecco che l'umanità facendo epoché, vive e ama, e rielaborandosi, approda ad una umanità poetica, tesa ad esperire il proprio benessere con quello altrui. E allora, che cosa è la poesia, quale è la linfa che trascende la parola e la poetizza, che la rende alchemica e profetica, generosa di significati e appassionata di luce dialogica?

​La risposta è insita al discorso sulla poesia, che muove, comunque, dall'uso significativo della parola che si trasforma in immagine e l'immagine si fa allegoria, similitudine, ritmo, rima, musica. Tale scrittura generativa alimenta il teatro della vita e della sorte facendo rivivere al lettore la misura dell'interrogarsi, con la richiesta di un maggiore scavo interiore. Il linguaggio poetico, perciò, si trasforma in sentimento trasportando il lettore nelle regioni della geografia interiore del poeta, esperendo una viva relazione con l'autore e con il testo.

La narrazione poetica, per la sua intrinseca possibilità di coinvolgimento emotivo, nella sua struttura dialogica, consente, in primo luogo, di abitare tra le fondamenta dei riti di passaggio; in secondo luogo, di coinvolgere il lettore stimolando la creatività e il pensiero critico con gli attraversamenti di soglie, di porte e ponti, labirinti poetici, allegorie dell'avventura della vita umana; in terzo luogo, di stimolare la scrittura plurale della poesia, donando al lettore la possibilità di condividere con uno scrutatore d'anime, quale è il poeta-artefice, le visioni immaginifiche del mondo esterno e del mondo interno.

​La poesia, quindi, nelle sue plurime declinazioni, si rivela quale festa delle passioni e accorda, peraltro, la riscoperta del valore delle solitudini, quelle inquiete e dolci, quelle liete ma oscurate da una vena di malinconia, quelle segrete e problematiche, quelle profonde e indelebili.

Così, la grammatica della poesia si incarna alla grammatica del significato della vita e della natura, e alla sua declinazione spirituale, riformulando un nuovo alfabeto poetico che dona silenzio, attenzione e riflessione verso le questioni cruciali dell'umanità.

Nota di letture
F. Bollino (a cura di), L. Anceschi, "Che cos'è la poesia?", Clueb, Bologna, 1998;
G. Leopradi, "Zibaldone di pensieri", Vol. I-II-II, Meridiani Mondadori, Milano, 1997;
E. Lelli, "Giano", Enciclopedia dei ragazzi, Istituto della Enciclopedia Italiana, Treccani, 2005;
E. Montale, "E' ancora possibile la poesia?" Discorso tenuto all'Accademia di Svezia il 12 dicembre 1975, in occasione dell'assegnazione del premio Nobel per la letteratura, in "Sulla poesia", Mondadori, Milano, 1976;
Ovidio, "Metamorfosi", Einaudi, Torino, 2015;
R. M. Rilke, "Lettere a un giovane poeta", Adelphi, Milano, 2026;
V. Woolf, "Lettere a un giovane poeta", Lindau, Torino, 2017.
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