
La città
“Giuseppe De Nittis. Romanzo epistolare. Lettera da Parigi a un giovane pittore”
Il racconto di Giuseppe Lagrasta, scrittore e saggista
Barletta - domenica 19 luglio 2026
1.07
Un giovane pittore di Barletta invia una lettera a Giuseppe De Nittis, a cui chiede le informazioni sul come fare l'artista, essere artista e affrontare gli elementi controversi che si dovessero presentare nell'avvio del percorso creativo. Giuseppe De Nittis, piacevolmente sorpreso dalla lettera del giovane conterraneo, sia per le sue puntuali domande e richieste di notizie sia per i chiarimenti sull'arte e sulla esperienza parigina, risponde dimostrando interesse e partecipazione al problema che coinvolge il giovane artista barlettano.
Da questa lettera immaginaria del prof. Giuseppe Lagrasta – tratta dal suo "Giuseppe De Nittis. Romanzo epistolare", si rileva come Giuseppe De Nittis avvii una specie di breviario, sul come e il perché avviene l'incominciamento all'arte e alla pittura. Ma questo breviario iniziale non si sofferma tanto sulle funzioni dell'arte e sull'artista, quanto sulla vita di un giovane apprendista pittore e sulla grammatica dell'esperienza. Vien fuori un modello d'azione che puntualizza gli aspetti delle motivazioni, degli interessi e delle ragioni che inducono un giovane a desiderare di dipingere, ma altresì, Giuseppe De Nittis, conferma che per fare l'artista si richiede spirito d'avventura e di sacrificio, con una forte determinazione e una passione inesausta per l'arte e i suoi risvolti poetici e formativi.
Parigi, Primavera 1879, senza data
Caro giovane pittore che mi scrivi da Barletta, lo sai che puoi venire a trovarmi a Parigi, quando puoi e quando vuoi, e sai anche, che per la vita che conduco, non sempre riesco a trovare il tempo necessario per rispondere a tutte le lettere che mi arrivano, ma poiché la tua lettera mi ha colpito e per le riflessioni e per la passione che dimostri per la pittura, sono qui pronto a risponderti. La prima cosa che vorrei segnalarti riguarda l'aspetto poetico della pittura. Per dipingere devi avere dentro di te una passione poetica, un fuoco vivo, un tizzone ardente che trasformi la tua energia di fuoco in immagini poetiche e tra quelle immagini dovrai individuare la metafora-madre, l'immagine-chiave che testimoni un sentimento significativo, una traccia di bellezza, e soltanto allora potrai dire che l'opera, finalmente, sarà pronta per l'avvio.
Così, ti invito a riflettere sulla germinazione del fuoco interiore, sull'istante in cui si desidera avviare un lavoro creativo, fatto di ipotesi, di idee, di studio e ricerca. Ma vorrei sottolinearti l'aspetto della determinazione, dell'impegno e della valenza creativa che lo spirito artistico, richiede. Ecco, non voglio entrare nel merito della tua esperienza artistica, ma sento il dovere di segnalarti che il senso della pittura e il desiderio di sentirsi un artista, scaturiscono dal fuoco della passione per la vita, per la bellezza, per l'amore verso l'umanità, per gli affetti e le passioni del cuore, per l'amore per la natura, e per tutto ciò che ci circonda. Insomma, caro pittore, tutto nasce dal desiderio appassionato di scandagliare il creato.
Non potrai dipingere abitando in una torre d'avorio, aspettando che il sole venga a trovarti, che la luce si accenda nella tua torre oscura, che gli occhi degli alberi possano raggiungerti, lassù, più in là, nascosto tra le nuvole.
Non puoi farlo. Devi uscire all'aria aperta, entrare nel vivo dell'alchimia dei colori della natura e precipitarli nel tuo cuore pittorico e poetico, senza dimenticare, il cielo e le nuvole, l'amore per l'acqua, e la tenerezza per i fiumi e per il mare, per la città e le sue figure. E poi, ci sono momenti inavvertiti, precipitosi, movimenti improvvisi nelle relazioni familiari, nelle relazioni sociali che apriranno delle crepe nel tuo cuore, provocando sconvolgimenti nell'animo, che ti costringeranno a trovare unguenti poetici per governare stati d'ansia, fino ad allora, impensabili.
Ed ecco i rivolgimenti! Non ascoltare nessuno! Solo la voce del tuo cuore, perché ci sarà sempre qualcuno che ti dirà di mollare, che ti consiglierà di smettere di dipingere, tanto, dirà, non andrai mai da nessuna parte e suggerirà che quello che farai sarà tutto tempo perso, e ci sarà anche chi ti annuncerà che se non avrai il coraggio di smettere di dipingere sarai divorato dalla solitudine, sarai per sempre solo, impazzirai e farai la fame. Non dargli retta!
Ma poi, nel prosieguo della lettera tu mi chiedi, perché si dipinge, perché scatta il desiderio di disegnare, di amare e scavare tra le bellezze della forma. Caro amico, si dipinge perché hai fame d'aria e osservi che qualcosa in te si va spegnendo, come per esempio, la voglia di lottare, e quindi, sarà necessario, riscoprire il desiderio di impegnarsi per cambiare contesto, trovando il coraggio nelle azioni di cambiamento, siano sociali, siano personali che spirituali. Ma soprattutto, non farti inquinare le fonti della creatività.
Certo, si dipinge perché i sogni vanno in frantumi e allora si sente il bisogno e la necessità di trovare nuove immagini di conforto, nuovi sentimenti che diano nuove forze e nuove energie; ma si dipinge, anche perché senti che intorno a te, è tutto frammentato, tutto ridotto a brandelli e allora senti che un fuoco comincia a divorarti, a bruciarti dentro e allora devi cercare nuove soluzioni per non bruciare inutilmente la tua interiorità. E ti segnalo che tutto ciò accade anche agli apprendisti poeti e scrittori.
Comunque, si dipinge perché senti dentro di te, un vuoto, una mancanza, uno straniamento emotivo, un desiderio di riflessione, una pausa da dedicare all'ascolto di sé e dell'altro; e aggiungo, che si dipinge perché hai bisogno di definire lo strazio di un destino incompiuto, devastato dal disordine interiore e dal caos sociale e relazionale, come è accaduto, a me, in un tempo di poche speranze e di molte solitudini, di paure ma anche di furori che generavano altri furori e poi, finalmente per caso o per fortuna, incontrare sul nascere, il fuoco della creatività e le persone che ti vorranno un gran bene.
Mi chiedi anche dove il pittore trovi la forza di continuare a vivere e a lottare per realizzare i suoi sogni. Ebbene, ti confermo che occorre faticare per trovare la forza di vivere perché ci sono momenti di stupore e meraviglia, e perplessità, ma ci sono momenti anche di cadute di senso e significato, dove si perde la voglia di lottare e il pittore diviene un'anima vulnerabile, e per non cedere alla sua fragilità dovrà impegnarsi oltremodo a ritrovare la voglia di vivere e di continuare a dipingere. Ti consiglio, però, di attorniarti di gente fidata, di persone e di affetti capaci di supportarti e di offrirti sostegno nei momenti più difficili dei giorni.
Ti invito, inoltre, ad apprendere l'arte del domandarsi, del chiedersi e dell'interrogarsi, perché, tra tanto frastuono e rumore di fondo quotidiano, c'è sempre una musica che altri non riescono né a percepire né a immaginarne l'esistenza. E quella musica celeste rappresenta per l'artista il fuoco della creatività interiore, che tutti credono di possedere ma che pochi possiedono, non sapendo che per viverla, occorre lavorare, studiare e fare sforzi di volontà, immani.
Ti consiglio di non essere mai ingeneroso con te stesso e di accettare il giudizio degli altri, sia esso positivo o negativo, e quindi ti chiedo di amare le connessioni del pensiero riflessivo e di non farti travolgere dalle dinamiche conseguenti ai fallimenti perché la vita è fatta sia di fallimenti che di tradimenti e quindi occorre accettare di sedersi sulla sponda del fiume e aspettare con fiducia che passi la piena. E se avrai ancora desiderio di scrivermi, aspetto altre tue lettere, mi farà piacere risponderti, dammi ancora tue notizie, con stima, e in attesa di incontrarti, Giuseppe De Nittis.
© Riproduzione Riservata. "Giuseppe De Nittis. Romanzo epistolare", Giuseppe Lagrasta, Copyright, 2026.
Da questa lettera immaginaria del prof. Giuseppe Lagrasta – tratta dal suo "Giuseppe De Nittis. Romanzo epistolare", si rileva come Giuseppe De Nittis avvii una specie di breviario, sul come e il perché avviene l'incominciamento all'arte e alla pittura. Ma questo breviario iniziale non si sofferma tanto sulle funzioni dell'arte e sull'artista, quanto sulla vita di un giovane apprendista pittore e sulla grammatica dell'esperienza. Vien fuori un modello d'azione che puntualizza gli aspetti delle motivazioni, degli interessi e delle ragioni che inducono un giovane a desiderare di dipingere, ma altresì, Giuseppe De Nittis, conferma che per fare l'artista si richiede spirito d'avventura e di sacrificio, con una forte determinazione e una passione inesausta per l'arte e i suoi risvolti poetici e formativi.
Parigi, Primavera 1879, senza data
Caro giovane pittore che mi scrivi da Barletta, lo sai che puoi venire a trovarmi a Parigi, quando puoi e quando vuoi, e sai anche, che per la vita che conduco, non sempre riesco a trovare il tempo necessario per rispondere a tutte le lettere che mi arrivano, ma poiché la tua lettera mi ha colpito e per le riflessioni e per la passione che dimostri per la pittura, sono qui pronto a risponderti. La prima cosa che vorrei segnalarti riguarda l'aspetto poetico della pittura. Per dipingere devi avere dentro di te una passione poetica, un fuoco vivo, un tizzone ardente che trasformi la tua energia di fuoco in immagini poetiche e tra quelle immagini dovrai individuare la metafora-madre, l'immagine-chiave che testimoni un sentimento significativo, una traccia di bellezza, e soltanto allora potrai dire che l'opera, finalmente, sarà pronta per l'avvio.
Così, ti invito a riflettere sulla germinazione del fuoco interiore, sull'istante in cui si desidera avviare un lavoro creativo, fatto di ipotesi, di idee, di studio e ricerca. Ma vorrei sottolinearti l'aspetto della determinazione, dell'impegno e della valenza creativa che lo spirito artistico, richiede. Ecco, non voglio entrare nel merito della tua esperienza artistica, ma sento il dovere di segnalarti che il senso della pittura e il desiderio di sentirsi un artista, scaturiscono dal fuoco della passione per la vita, per la bellezza, per l'amore verso l'umanità, per gli affetti e le passioni del cuore, per l'amore per la natura, e per tutto ciò che ci circonda. Insomma, caro pittore, tutto nasce dal desiderio appassionato di scandagliare il creato.
Non potrai dipingere abitando in una torre d'avorio, aspettando che il sole venga a trovarti, che la luce si accenda nella tua torre oscura, che gli occhi degli alberi possano raggiungerti, lassù, più in là, nascosto tra le nuvole.
Non puoi farlo. Devi uscire all'aria aperta, entrare nel vivo dell'alchimia dei colori della natura e precipitarli nel tuo cuore pittorico e poetico, senza dimenticare, il cielo e le nuvole, l'amore per l'acqua, e la tenerezza per i fiumi e per il mare, per la città e le sue figure. E poi, ci sono momenti inavvertiti, precipitosi, movimenti improvvisi nelle relazioni familiari, nelle relazioni sociali che apriranno delle crepe nel tuo cuore, provocando sconvolgimenti nell'animo, che ti costringeranno a trovare unguenti poetici per governare stati d'ansia, fino ad allora, impensabili.
Ed ecco i rivolgimenti! Non ascoltare nessuno! Solo la voce del tuo cuore, perché ci sarà sempre qualcuno che ti dirà di mollare, che ti consiglierà di smettere di dipingere, tanto, dirà, non andrai mai da nessuna parte e suggerirà che quello che farai sarà tutto tempo perso, e ci sarà anche chi ti annuncerà che se non avrai il coraggio di smettere di dipingere sarai divorato dalla solitudine, sarai per sempre solo, impazzirai e farai la fame. Non dargli retta!
Ma poi, nel prosieguo della lettera tu mi chiedi, perché si dipinge, perché scatta il desiderio di disegnare, di amare e scavare tra le bellezze della forma. Caro amico, si dipinge perché hai fame d'aria e osservi che qualcosa in te si va spegnendo, come per esempio, la voglia di lottare, e quindi, sarà necessario, riscoprire il desiderio di impegnarsi per cambiare contesto, trovando il coraggio nelle azioni di cambiamento, siano sociali, siano personali che spirituali. Ma soprattutto, non farti inquinare le fonti della creatività.
Certo, si dipinge perché i sogni vanno in frantumi e allora si sente il bisogno e la necessità di trovare nuove immagini di conforto, nuovi sentimenti che diano nuove forze e nuove energie; ma si dipinge, anche perché senti che intorno a te, è tutto frammentato, tutto ridotto a brandelli e allora senti che un fuoco comincia a divorarti, a bruciarti dentro e allora devi cercare nuove soluzioni per non bruciare inutilmente la tua interiorità. E ti segnalo che tutto ciò accade anche agli apprendisti poeti e scrittori.
Comunque, si dipinge perché senti dentro di te, un vuoto, una mancanza, uno straniamento emotivo, un desiderio di riflessione, una pausa da dedicare all'ascolto di sé e dell'altro; e aggiungo, che si dipinge perché hai bisogno di definire lo strazio di un destino incompiuto, devastato dal disordine interiore e dal caos sociale e relazionale, come è accaduto, a me, in un tempo di poche speranze e di molte solitudini, di paure ma anche di furori che generavano altri furori e poi, finalmente per caso o per fortuna, incontrare sul nascere, il fuoco della creatività e le persone che ti vorranno un gran bene.
Mi chiedi anche dove il pittore trovi la forza di continuare a vivere e a lottare per realizzare i suoi sogni. Ebbene, ti confermo che occorre faticare per trovare la forza di vivere perché ci sono momenti di stupore e meraviglia, e perplessità, ma ci sono momenti anche di cadute di senso e significato, dove si perde la voglia di lottare e il pittore diviene un'anima vulnerabile, e per non cedere alla sua fragilità dovrà impegnarsi oltremodo a ritrovare la voglia di vivere e di continuare a dipingere. Ti consiglio, però, di attorniarti di gente fidata, di persone e di affetti capaci di supportarti e di offrirti sostegno nei momenti più difficili dei giorni.
Ti invito, inoltre, ad apprendere l'arte del domandarsi, del chiedersi e dell'interrogarsi, perché, tra tanto frastuono e rumore di fondo quotidiano, c'è sempre una musica che altri non riescono né a percepire né a immaginarne l'esistenza. E quella musica celeste rappresenta per l'artista il fuoco della creatività interiore, che tutti credono di possedere ma che pochi possiedono, non sapendo che per viverla, occorre lavorare, studiare e fare sforzi di volontà, immani.
Ti consiglio di non essere mai ingeneroso con te stesso e di accettare il giudizio degli altri, sia esso positivo o negativo, e quindi ti chiedo di amare le connessioni del pensiero riflessivo e di non farti travolgere dalle dinamiche conseguenti ai fallimenti perché la vita è fatta sia di fallimenti che di tradimenti e quindi occorre accettare di sedersi sulla sponda del fiume e aspettare con fiducia che passi la piena. E se avrai ancora desiderio di scrivermi, aspetto altre tue lettere, mi farà piacere risponderti, dammi ancora tue notizie, con stima, e in attesa di incontrarti, Giuseppe De Nittis.
© Riproduzione Riservata. "Giuseppe De Nittis. Romanzo epistolare", Giuseppe Lagrasta, Copyright, 2026.
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