
Calcio
Barletta 1922: primo comandamento, archiviare Casarano
Il primo ko in campionato sia occasione per ripartire, e non per rimuginare sugli episodi
Barletta - domenica 13 settembre 2026
Ok l'inizio di campionato certamente al di sopra delle aspettative. Ok i rimpianti per la sconfitta, per le occasioni mancate, e per l'a nostro avviso clamoroso rigore non concesso a Partipilo in quel di Casarano seguito dal duro sfogo del presidente biancorosso Marco Arturo Romano.
Adesso però è ora di resettare, cancellare, dimenticare completamente quanto accaduto venerdì sera al Capozza di Casarano, e da più che modesti cronisti quali siamo, siamo convinti che queste saranno state le prime parole di Massimo Paci al rientro negli spogliatoi dopo la sconfitta contro Chiricò e compagni.
Ne siamo convinti in quanto il tecnico biancorosso conosce troppo bene come va il calcio, e quanto possa essere pericolosa in uno spogliatoio e in un ambiente passionale come quello di Barletta quella tipica sindrome da accerchiamento che porta quasi ad un inconscio compiacersi di una sconfitta immeritata, e ancor più quando segnata da evidenti torti arbitrali.
Di casi come quello appena descritto ne è piena la storia del calcio: si pensi ad esempio all'Inter morattiana, passata in pochi mesi dal famoso "scudetto perso per il rigore di Ronaldo" al nono posto della stagione successiva. O magari al Milan del famoso gol di Muntari, crollato poi alla distanza poche partite dopo. In tempi più recenti è poi toccato anche alla Juventus, che uscita orgogliosamente inferocita dalla sconfitta contro l'Inter del famoso caso Bastoni-Kalulu, è poi andata incontro a una doppia terrificante batosta tra Galatasaray e Como.
Guai quindi per il Barletta a pensare a ciò che doveva essere e non è stato, perchè nel calcio ci si fa malissimo, soprattutto se il prossimo avversario si chiama Salernitana, squadra appena reduce dallo squillante 4-2 al Potenza, nonché indicata alla vigilia tra le tre corazzate (le altre sono Bari e Catania) destinate a giocarsi la promozione diretta in Serie B.
Oltre all'aspetto mentale ci sarebbe poi naturalmente da analizzare l'aspetto tecnico-tattico, laddove in questo primo scorcio di stagione si è visto un Barletta double-face, e cioè molto buono dalla cintola in su, ma tuttavia abbastanza incerto in fase difensiva, con la media di due gol a partita presi tra campionato e coppa, e con Matosevic rimasto imbattuto nel solo match contro il Bari.
E a tal proposito inevitabile si pone la domanda su questo nuovo modulo 3-4-1-2, e sulla sua effettiva tenuta difensiva, perché d'accordo il salto di categoria rispetto all'anno scorso, ma con una formazione rimasta la stessa per almeno cinque undicesimi, passare da una media gol subiti di 0,6 a una di 2, a nostro modesto giudizio qualche spunto di riflessione lo pone, soprattutto in ragione di un Laringe che nel secondo tempo di Casarano era letteralmente stremato.
Ma oltre a questo c'è un particolare che sicuramente non sarà sfuggito ai più, e cioè il fatto che sono ben otto tra le file del Barletta i giocatori ad essere partiti sempre titolari in tutte e cinque le partite sin qui disputate, e sono Rossoni, Bizzotto, Coccia, Franco, Piarulli, Partipilo, Da Silva e Ferrante, con Vona e Matosevic titolari in quattro partite su cinque.
Ciò pone inevitabilmente una doppia chiave di lettura, con il bicchiere mezzo pieno rappresentato da una squadra con un'identità già ben precisa e definita (da qui il gioco frizzante e pungente finora messo in mostra), e con il bicchiere mezzo vuoto raffigurato magari da ricambi a giudizio di Paci non ancora pronti, e con il concreto rischio di pagare prima o poi un fisiologico calo fisico dei titolarissimi magari proprio nel momento in cui il calendario si farà meno ostico.
E in questo senso non va mai dimenticato che nelle prime sette giornate di campionato il calendario ha riservato al Barletta nell'ordine: le tre super favorite per la promozione diretta in B, la quinta classificata uscente, una squadra giunta alle soglie delle semifinali play off nazionali, una nobile decaduta che era in Serie A appena cinque anni addietro, e infine la vincitrice dell'ultima Coppa Italia di Serie C.
Altro motivo per il quale il Barletta tutto deve, fuorché sentirsi già appagato dal bilancio comunque ampiamente positivo di queste prime giornate di campionato, e in tutto questo forse la sconfitta di Casarano potrebbe essere arrivata al momento giusto.
Ma tutto ciò ovviamente sta a Massimo Paci e ai suoi ragazzi dimostrarlo, e proprio per questo il rigore non dato a Partipilo e la tripletta di Chiricò devono essere resettati quanto prima.
Adesso però è ora di resettare, cancellare, dimenticare completamente quanto accaduto venerdì sera al Capozza di Casarano, e da più che modesti cronisti quali siamo, siamo convinti che queste saranno state le prime parole di Massimo Paci al rientro negli spogliatoi dopo la sconfitta contro Chiricò e compagni.
Ne siamo convinti in quanto il tecnico biancorosso conosce troppo bene come va il calcio, e quanto possa essere pericolosa in uno spogliatoio e in un ambiente passionale come quello di Barletta quella tipica sindrome da accerchiamento che porta quasi ad un inconscio compiacersi di una sconfitta immeritata, e ancor più quando segnata da evidenti torti arbitrali.
Di casi come quello appena descritto ne è piena la storia del calcio: si pensi ad esempio all'Inter morattiana, passata in pochi mesi dal famoso "scudetto perso per il rigore di Ronaldo" al nono posto della stagione successiva. O magari al Milan del famoso gol di Muntari, crollato poi alla distanza poche partite dopo. In tempi più recenti è poi toccato anche alla Juventus, che uscita orgogliosamente inferocita dalla sconfitta contro l'Inter del famoso caso Bastoni-Kalulu, è poi andata incontro a una doppia terrificante batosta tra Galatasaray e Como.
Guai quindi per il Barletta a pensare a ciò che doveva essere e non è stato, perchè nel calcio ci si fa malissimo, soprattutto se il prossimo avversario si chiama Salernitana, squadra appena reduce dallo squillante 4-2 al Potenza, nonché indicata alla vigilia tra le tre corazzate (le altre sono Bari e Catania) destinate a giocarsi la promozione diretta in Serie B.
Oltre all'aspetto mentale ci sarebbe poi naturalmente da analizzare l'aspetto tecnico-tattico, laddove in questo primo scorcio di stagione si è visto un Barletta double-face, e cioè molto buono dalla cintola in su, ma tuttavia abbastanza incerto in fase difensiva, con la media di due gol a partita presi tra campionato e coppa, e con Matosevic rimasto imbattuto nel solo match contro il Bari.
E a tal proposito inevitabile si pone la domanda su questo nuovo modulo 3-4-1-2, e sulla sua effettiva tenuta difensiva, perché d'accordo il salto di categoria rispetto all'anno scorso, ma con una formazione rimasta la stessa per almeno cinque undicesimi, passare da una media gol subiti di 0,6 a una di 2, a nostro modesto giudizio qualche spunto di riflessione lo pone, soprattutto in ragione di un Laringe che nel secondo tempo di Casarano era letteralmente stremato.
Ma oltre a questo c'è un particolare che sicuramente non sarà sfuggito ai più, e cioè il fatto che sono ben otto tra le file del Barletta i giocatori ad essere partiti sempre titolari in tutte e cinque le partite sin qui disputate, e sono Rossoni, Bizzotto, Coccia, Franco, Piarulli, Partipilo, Da Silva e Ferrante, con Vona e Matosevic titolari in quattro partite su cinque.
Ciò pone inevitabilmente una doppia chiave di lettura, con il bicchiere mezzo pieno rappresentato da una squadra con un'identità già ben precisa e definita (da qui il gioco frizzante e pungente finora messo in mostra), e con il bicchiere mezzo vuoto raffigurato magari da ricambi a giudizio di Paci non ancora pronti, e con il concreto rischio di pagare prima o poi un fisiologico calo fisico dei titolarissimi magari proprio nel momento in cui il calendario si farà meno ostico.
E in questo senso non va mai dimenticato che nelle prime sette giornate di campionato il calendario ha riservato al Barletta nell'ordine: le tre super favorite per la promozione diretta in B, la quinta classificata uscente, una squadra giunta alle soglie delle semifinali play off nazionali, una nobile decaduta che era in Serie A appena cinque anni addietro, e infine la vincitrice dell'ultima Coppa Italia di Serie C.
Altro motivo per il quale il Barletta tutto deve, fuorché sentirsi già appagato dal bilancio comunque ampiamente positivo di queste prime giornate di campionato, e in tutto questo forse la sconfitta di Casarano potrebbe essere arrivata al momento giusto.
Ma tutto ciò ovviamente sta a Massimo Paci e ai suoi ragazzi dimostrarlo, e proprio per questo il rigore non dato a Partipilo e la tripletta di Chiricò devono essere resettati quanto prima.
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