Don Francesco Fruscio
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Religioni

Don Francesco: «Ai barlettani, restate in città per vivere la Festa Patronale»

Intervista all'Arciprete, rettore della Cattedrale di Barletta

Manca poco alla festa patronale di Barletta e per l'occasione completiamo il nostro approfondimento speciale sulla ricorrenza - dopo aver ascoltato le testimonianze dei portatori dei Santi Patroni - ponendo infine qualche domanda al rettore della Cattedrale, l'arciprete Don Francesco Fruscio, il quale si è prestato molto volentieri per poter esprimere il suo pensiero in vista di questo evento molto sentito e caro alla nostra città.Come è andato il mese di maggio, con questo ritorno alla quasi normalità? Oltre ai fedeli barlettani ci sono stati anche turisti o pellegrini di altre città o paesi?
«Il mese di maggio è il momento dell'anno che più di ogni altro ci unisce alla Madonna anche per un bisogno che si avverte oggi più che mai nel tempo di precarietà che stiamo vivendo. Lo si può fare insieme o personalmente, ma senza mai perdere di vista l'unico elemento davvero indispensabile: la semplicità nel contemplare il volto di Cristo rendendoci più uniti come famiglia umana ed ecclesiale. È fondamentale viverlo bene perché potrebbe diventare quella devozione che ha la forza di rinnovamento per portarci lontano in una nuova storia della nostra vita».

Poi Don Francesco ha continuato dicendo: «Abbiamo registrato, come ogni anno, gruppetti di pellegrini dalle città limitrofe in modo particolare accompagnati dai loro sacerdoti che raggiungevano la concattedrale per presiedere la celebrazione eucaristica. Un bel traguardo raggiunto quest'anno ed auspicabile per gli anni futuri, è stato che quasi tutto il clero dell'intera Arcidiocesi ha celebrato almeno una Messa durante tutto il mese mariano. Ogni presbitero si è attenuto durante l'omelia a commentare la Parola di Dio e a indicare Maria Santissima come "Madre della Concordia", tema che ha guidato l'intero mese in un tempo di pandemia e di guerra in Ucraina. In Basilica Concattedrale, abbiamo vissuto tutto il mese – nonostante la grandissima affluenza di fedeli ogni giorno – in un clima sereno, grazie alla fattiva collaborazione dei pellegrini che sono stati eccezionali nel rispettare le piccole regole di prudenza sanitaria. Direi che è stato un mese di Maggio di preghiera, confessioni, e sguardi di migliaia di fedeli che si incrociavano, sotto lo sguardo materno di Maria che sempre indica il suo Figlio».

Cosa vi aspettate in vista della festa? L'amore dei fedeli per i nostri patroni riuscirà a vincere il caldo e i famosi viaggi del "week-end della festa patronale"?
«Il "giorno dei Santi" o "festa Patronale" nella sua genesi voleva essere, giorno di festa, nella quale ci si fermava dalle attività lavorative per lasciare spazio a occasioni di vita spirituale, familiare e sociale. Al centro delle Festa c'è la santa Messa e la processione in onore dei Santi Patroni. C'era poi il tempo per riunirsi o incontrare i propri familiari e parenti che spesso abitavano fuori paese o città, invitandoli a stare insieme in quel giorno. Era poi anche momento di socializzazione attraverso manifestazioni folkloristiche, un raduno di grande valore sia spirituale che umano. Diciamo che come festa soddisfaceva al desiderio e alla necessità vitale dell'uomo di dare spazio alla spiritualità e alla socialità, attraverso manifestazioni di gioia e di giubilo, interrompendo la ripetitività del quotidiano. Oggi, certo, sembra che abbiano preso il sopravvento altri elementi che rischiano di svuotare il contenuto specificamente cristiano e umano che ne era all'origine, per lasciare il campo a una manifestazione quasi esclusivamente commerciale, sociale o folkloristica, perdendo anche il carattere di occasione favorevole di incontro e di dialogo tra i membri di una stessa comunità. Scrive il "Direttorio su pietà popolare e Liturgia" a questo proposito:

"La festa infatti è partecipazione dell'uomo alla signoria di Dio sulla creazione e al suo "riposo" attivo, non ozio sterile; è manifestazione di gioia semplice e comunicabile, non sete smisurata di piacere egoistico; è espressione di vera libertà, non ricerca di forme di divertimento ambiguo, che creano nuove e sottili forme di schiavitù…"

«Nel periodo estivo nella nostra città si concentra la Festa Patronale. Il problema è quello di ripensare la festa patronale attualizzandone il significato originario, anche se non è da eliminare tutto ciò che va oltre la dimensione religiosa. Ciò significa che le feste patronali andrebbero inserite in un "itinerario di fede" parrocchiale o cittadino nel medesimo tempo, con l'auspicio che non si limitassero a rimarcare anno dopo anno le medesime manifestazioni cartellonistiche di folklore. Nella programmazione della festa patronale andrebbero proposti incontri specifici per approfondire la testimonianza del Santo patrono e la sua valenza per la Chiesa di oggi».

Quali saranno i vari eventi di preghiera e culto previsti?
«Il programma completo è stato reso noto dal Comitato Feste Patronali "Barletta Civitas Mariae" pochi giorni fa. L'invito è quello di ritrovarci tutti insieme, popolo di Dio con l'Arcivescovo e il neo Sindaco per celebrare, festeggiare e dare maggiore identità alla nostra bella città».

A conclusione dell'intervista Don Francesco ha voluto poi rivolgersi personalmente a tutto il popolo barlettano, dicendo: «Mi sta a cuore invitare i barlettani a restare in città: molti durante la Festa Patronale vanno fuori per raggiungere altre mete di mare. In modo particolare mi sta a cuore invitare i più giovani a restare in città per vivere la Festa Patronale e imparare a vivere anche la fede dei loro genitori. Esiste anche l'effetto opposto: molte persone sono sole e famiglie intere non possono permettersi uscite in altri luoghi di villeggiatura e quindi il fine settimana della Festa diventa anche per i meno fortunati un momento favorevole di sano riposo».
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