Ruggiero Mennea
Ruggiero Mennea
Politica

Crisi nel Pd di Barletta, Mennea replica al suo gruppo consiliare

«Il partito a cui i miei colleghi si appellano andava riunito e consultato prima del voto in aula»

«Non sono sorpreso nel leggere il comunicato stampa dei quattro colleghi consiglieri comunali del Partito Democratico di Barletta. Sono dichiarazioni, infatti, che provengono da chi è abituato ad intendere la vita del partito non in modo democratico, ma in una dinamica di comando e obbedienza. Vorrei ricordare ai firmatari di quel documento che l'istituto della censura, tipico dei regimi totalitari, è stato definitivamente abolito già da molti anni». Inizia così la nota con cui il consigliere comunale del Partito Democratico, Ruggiero Mennea replica ai suoi colleghi.
«Il mio voto favorevole a due provvedimenti – è opportuno ricordarlo – di natura squisitamente tecnica, quali l'approvazione del rendiconto dell'esercizio 2020 e la salvaguardia degli equilibri di bilancio, è stato motivato esclusivamente dalla necessità di tutelare i cittadini barlettani evitando che, dopo essere stati messi in ginocchio dagli effetti catastrofici della pandemia, subissero il colpo di grazia, quale sarebbe stato un commissariamento lungo durante il quale avrebbero potuto compiersi solo atti di ordinaria amministrazione, con il rischio di perdere tutte le opportunità di finanziamento previste dal PNRR e da altri strumenti di sostegno straordinari.

La coerenza che mi contraddistingue, in definitiva, mi ha imposto di evitare che il futuro della nostra città fosse lasciato in balia di se stesso per molti mesi, solo per il capriccio di chi, dopo aver amministrato per tre anni con il Sindaco Cannito, repentinamente e per l'insoddisfatta fame di potere, ha pensato di utilizzare il Partito Democratico e parte dell'opposizione per un regolamento di conti interno.

Evidentemente l'atteggiamento prono dei miei colleghi del PD, con il loro voto contrario, è quello di chi cerca spasmodicamente di battere un'amministrazione avversa non attraverso il voto democratico basato su programmi e progetti migliori, ma utilizzando ogni mezzo utile che non considera i gravissimi problemi che ancora oggi attanagliano i cittadini di Barletta. A dimostrazione di ciò, basti pensare che l'anno scorso sullo stesso provvedimento tecnico l'intero gruppo del PD decise di astenersi dal voto, senza che questa posizione fosse stata concordata con alcun organo di partito, forse volutamente tenuto lontano dalle dinamiche amministrative.

Rammento - inoltre - ai miei colleghi che il Partito Democratico, ad ogni latitudine, ha regole certe e non interpretabili. Chi ritiene che siano violate le norme dello Statuto, ha la facoltà di ricorrere agli Organismi di Garanzia preposti. Non è certo il "partito" - in persona di chi non è dato sapere - a potersi esprimere su vicende di questo genere. Il partito a cui i miei colleghi si appellano andava riunito e consultato prima del voto in aula, se davvero si aveva l'intenzione di assumere una posizione comune e condivisa. Questo partito, che viene evocato a seconda delle convenienze, deve spiegare perché, a partire dalla sfiducia al Sindaco Maffei, promossa da autorevoli rappresentanti del PD per mezzo di un notaio, ha irresponsabilmente agito all'insegna dell'ambiguità e trattando il PD come un albergo le cui porte girevoli fanno entrare e uscire chiunque utilizzi il partito per interessi personali.

Non si illudano, pertanto, i transfughi della maggioranza di trovare asilo nel Centrosinistra, e men che meno nel PD, perché chi abbandona un progetto e una coalizione per meri calcoli di potere, come è accaduto tre anni fa, non è degno di tornare a farne parte. Io, dopo essermi dimesso volontariamente da capogruppo consiliare, sono a pieno titolo nel Partito Democratico, sin dalla sua nascita, perché ne sposo e ne attuo i principi con coerenza e libertà di pensiero e continuerò a parlare a nome del PD, in Consiglio comunale come in Consiglio regionale e in Assemblea Nazionale di cui sono membro».
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