Barletta...nella memoria
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“Barletta… nella memoria", lettere di nostri concittadini dai campi di sterminio

Un pezzo di storia di chi è stato costretto a vivere in condizioni di annullamento dell'umano. Per ripartire da noi stessi

Barletta, 1943. In una casa al pian terreno in via Milazzo 61, Cettina e i figli Gino e Mario insieme alla suocera Lucia attendono con ansia notizie di Gaetano, maresciallo dei carabinieri partito per il fronte con i suoi compagni, con coraggio pronti ad affrontare il nemico per poter proteggere la patria, sempre con il cuore alle proprie famiglie.

Le lettere e la fede in dio sono state l'ancora disalvezza che ha alimentato la forza di resistere e pensare di potercela fare, pensare che a breve quella atroce realtà sarebbe diventato solo un lontano ricordo con cui convivere dopo aver riabbracciato la propria famiglia, i bambini dei quali non ha potuto godere l'infanzia.

Il racconto epistolare di una pagina di vita famigliare, una pagina da non dimenticare della nostra storia vista sotto un aspetto intimo, personale, il più adatto per capire l'atrocità di quegli eventi ponendoci per un attimo nei panni di chi la storia l'ha vissuta in prima persona. E' questa l'importanza dei documenti storici che valgono molto più di una scarna e impersonale pagina di libro per quanto possa farci apprendere. I racconti, quelli vissuti, insegnano a vivere, segnano il proprio essere. Proprio da questa convinzione, alimentata dal ritrovamento in alcuni mercatini delle lettere di questo milite verso la sua famiglia nel pieno della seconda guerra mondiale, tra il 1943 e 1945 nasce circa otto mesi fa "Barletta... nella memoria", curata con il patrocinio dell'amministrazione comunale di Barletta dalla Cooperativa Sociale "CrescoCreando" e dal Centro Studi Barletta in Rosa. Una mostra-evento che si è tenuta nella serata di ieri nella Sala Rossa, moderata e fortemente voluta da Mariagrazia Vitobello, Vice Presidente Commissione Consiliare Cultura e P.I. conl'intervento del Sindaco Nicola Maffei, del Presidente Francesco Ventola nella persona di Luigi Antonucci e di Luigi Dicuonzo, storico Responsabile dell'Archivio della Resistenza e della Memoria.

Evento, questo, ultimo di una lunga e nutrita serie di iniziative proposte dall'Archivio, sin dalla sua istituzione avvenuta circa undici anni fa, testimonia il rigoroso stile di ricerca scientifica adottata nella programmazione delle attivitàorganizzate con la consapevolezza di proporre, anche nelle modalità dell'uso pubblico della Storia, una Memoria comune, europea, diretta a conoscere le atrocità perpetrate dai poteri dittatoriali, nel secolo scorso. Ancora un elogio alla nostra benemerita Città non solo per il conferimento delle Medaglie d'Oro al Valore Militare ed al Merito Civile ma anche per tutti gli atti eroici, i sacrifici, la generosità e l'umanità che nostri concittadini di ogni tempo hanno tramandato.

Una serata che ha visto la partecipazione viva di tutte le generazioni alle quali è stato consegnato un pezzo di storia che traspare nitido dalle lettere di chi è stato costretto a vivere in condizioni di annullamento dell'esistenza come essere umano, costretto a essere un animale per sopravvivere stringendo i denti nonostante i danni psicologici inflitti giorno dopo giorno vedendo morire uno dopo l'altro i propri compagni di ventura, tortura dopo tortura per aver cercato di ostacolare progetti di annientamento della dignità umana delle persone per poter attuare deportazioni di massa e di messa a morte avallate da false teorie scientifiche sulladiversità razziale. La storia di chi nonostante tutto ce l'ha fatta per sestesso, per la sua famiglia, per la patria, testimonianza tangibile di atrocità e cattiveria da debellare giorno dopo giorno, anche nelle piccole cose. Per ripartire da se stessi.
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