Barletta contro la violenza, incontro con il commissario Alecci
Barletta contro la violenza, incontro con il commissario Alecci
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Barletta contro la violenza, BarlettaViva incontra il commissario Alecci

«I cittadini devono stringersi attorno alle istituzioni, la paura va trasformata in energia positiva»

Sulle pagine virtuali di BarlettaViva abbiamo lanciato un hashtag che è al contempo un impegno: #Barlettacontrolaviolenza. Per raccontare il senso di questa iniziativa abbiamo incontrato a Palazzo di Città il commissario prefettizio Francesco Alecci: a lui abbiamo simbolicamente consegnato una copia delle numerose lettere che sono giunte in redazione da parte di tanti concittadini dopo la morte di Claudio Lasala.

Obiettivo della nostra campagna di sensibilizzazione è trovare nuove strade di dialogo e confronto, mostrando un altro volto della città che non è solo quello sporco e violento come è balzato agli onori della cronaca nazionale, e in più avvicinare i cittadini che leggono le nostre pagine a quelle istituzioni così tanto spesso chiamate in causa per intervenire sui temi della sicurezza e della lotta alla criminalità.

L'onestà e il rifiuto come lotta alla sopraffazione

Il commissario Alecci, che ha alle sue spalle una lunga esperienza, ha indossato la divisa della Guardia di Finanza, ha lavorato al Ministero dell'Interno per 40 anni, di cui 16 anni come Prefetto, ha prima di tutto analizzato quello che è il contesto barlettano relativo all'ambiente dello spaccio e facendo un piccolo passo indietro: tornando alla notte tra il 29 e il 30 ottobre. «Dopo questo episodio ognuno di noi silentemente si è chiesto: "E se ci fossi stato io in quel momento?". La coltellata sarebbe arrivata anche a me perché io come Claudio Lasala mi sarei rifiutato di offrire da bere perché una persona onesta non accetta da nessuno un atto di sopraffazione. L'importanza di queste lettere è proprio quella di mandare un messaggio di rifiuto. Rifiuto non per la negazione della realtà, ma rifiuto nel senso più reattivo. Le persone stanno pensando che non si può più continuare così».

La Polizia locale sarà impegnata anche nelle ore notturne

Alla domanda concreta: «Come si vuole affrontare questa situazione?» il commissario ha risposto: «Una presenza costante quasi asfissiante dei controlli, tanto da indurre i criminali a non essere così presenti o coglierli durante l'atto illegale e cioè quello dello spaccio. La sintesi operativa è una maggiore presenza sul territorio. Il pomeriggio del 30 ottobre, il Prefetto Valiante ha messo in evidenza la necessità di uno sforzo per una maggiore presenza dei controlli sul territorio. Il primo passo è stato quello di raddoppiare i turni di servizio, allungandoli alla sera e anche alla notte».

«La polizia locale, infatti, sin dal pomeriggio del 30 ottobre, su ordine del Comandante Filannino, ha garantito il prolungamento del servizio anche nella fascia notturna. Questo sforzo ora deve essere sistematicizzato, soprattutto nel weekend. La Polizia Locale non deve essere l'unica protagonista. È uno sforzo anche loro, ma non esclusivo perché è più efficace se supportato da Polizia e Carabinieri. Contrastare significa anche pedinamenti e appostamenti fatti con tenacia e continuità. La continuità è proprio la chiave di volta per il successo dell'operazione, perché dopo questa azione di contrasto ci saranno risultati».

I cittadini si chiedono: «Dove sono le istituzioni?»

Gran parte delle lettere scritte dai nostri lettori chiedono un maggiore impegno da parte delle istituzioni, che vengono avvertite come lontane o addirittura assenti. «Commissario, come risponde a queste richieste?». «Mi sento di dire che le istituzioni ci sono; la scuola c'è perché sono stati realizzati gruppi di studio, giornate tematiche e anche progetti per contrastare e affrontare temi sociali; le associazioni ci sono. Invece dovremmo domandarci perché la comunità di Barletta ha fatto sì che da anni si verificassero queste cose e si è dovuto aspettare che Claudio Lasala perdesse la vita alla sua età. Siccome Barletta non è popolata da una manciata di persone, ma da quasi centomila persone che hanno tutto il desiderio di continuare a viverci, sicuramente questa situazione va infranta. Bisogna lanciare contro questo stato di cose delle vere "granate esplosive" fatte con un maggiore impegno nella scuola, nella cultura, nelle associazioni… Tutti devono parlare, i sindacati, la Curia, e a tal proposito è stato molto profondo e importante il discorso dell'arcivescovo: nella sua orazione funebre ha parlato col cuore, ha detto cose belle, semplici».

«L'azione repressiva - ha proseguito il dott. Alecci - finché rimane solo un aspetto di forza e di confronto con la criminalità, se non è accompagnato da una ribellione sociale, rimarrà estranea a un successo vero e stabile. Io credo che le istituzioni ci siano, come avviene per il settore Servizi Sociali del Comune di Barletta, o le associazioni del terzo settore come l'Osservatorio Giulia e Rossella. Se le luci delle strade sono accese e le strade sono pulite, vuol dire che le istituzioni ci sono. Sicuramente si può intensificare ad esempio l'illuminazione, come nelle aree delle litoranee: di certo non parliamo di zone squallide, ma dove saremmo orgogliosi di accompagnare un amico per una passeggiata».

Da queste testimonianze deve nascere una nuova energia positiva

Abbiamo riferito al commissario che i cittadini hanno paura, e dopo l'episodio di Claudio Lasala c'è anche tanta rabbia. «Certo, ciascuno di noi, di fronte ai grossi eventi, reagisce come possiamo reagire. Guardando queste lettere possiamo dire che il fenomeno di insoddisfazione sul come le istituzioni dimostrano la loro presenza è abbastanza esteso: basta guardare i telegiornali. La gente non è soddisfatta, ma è giusto che sia così davanti a certe situazioni».

Tuttavia la soluzione non è la critica, ma la partecipazione. «Dobbiamo stringerci attorno a queste istituzioni, non dobbiamo perderne le distanze - riferisce Alecci - Lasciarsi andare a critiche facili significa non sentirsi co-responsabili nel processo di trasformazione: in questo momento storico ciò che conta è reagire, esprimendo una potenza sociale che presuppone che tutti si dedichino a quel problema. E rivolgendosi ai cittadini di Barletta: «La loro insoddisfazione, le loro paure, le devono tramutare in energia positiva ed essere loro, come noi, come tutti, ad agire congiuntamente, senza essere schiacciati dalle critiche. Dobbiamo fare tutti qualcosa. Bisogna espungere le cose negative e metterci al loro posto i valori positivi».

Il commissario ha infine concluso: «Questo sistema va contrastato ma la reazione contro la criminalità non può far perdere di vista che concomitantemente si deve ricostruire la comunità, e questa comunità ricostruita in bonis la ritroveremo nella cultura, nel sano sport, nel sostegno sociale, nei rapporti umani. Ecco perché c'è bisogno di tutti. Da questa ricostruzione non si può sottrarre nessuno».
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