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Barletta ai tempi del Covid-19: il ruolo (sottovalutato) dei social network

La bellezza della comunicazione digitale che unisce anche a distanza

Chi l'avrebbe mai detto che proprio ai tempi della drammatica emergenza Covid-19, a Barletta, ma un po' in tutta Italia, proprio grazie ai tanto vituperati social network avremmo riscoperto il piacere di ridere e scherzare in compagnia, di condividere insieme sfide calcistiche e culinarie, di tornare a scambiare battute con amici quasi dimenticati, di ritrovare in poche parole, seppur tramite lo schermo di uno smartphone o di un PC, quell'umanità e quella solidarietà che tante volte i nostri nonni, memori di periodi storici ben peggiori di questo, ci hanno raccontato.

Decisamente salvifica, dicevamo, si sta rivelando la presenza nelle nostre vite di piattaforme come Facebook, Twitter, Instagram ecc. Provate solo ad immaginare una situazione del genere solo venti o trent'anni fa. Provate un po' ad immaginare la vita di donne, uomini, bambini e adolescenti costretti rimanere chiusi in casa tra pesanti ristrettezze economiche e timori per la propria salute. Provate ad immaginare lo stato d'animo di ciascuno di noi senza poter interagire on-line con amici o parenti, senza poter confidarsi a vicenda paure e timori, senza poter trovare un momento di sano divertimento e svago tra palleggi con rotoli di carta igienica, video dedicati alla preparazione di pizze, focacce, dolci e quant'altro. Per non parlare poi dei dibattiti arroventati su cosa sia peggio, a proposito della nostra classe politica, tra pregare in tv, degustare involtini primavera o negare gli evidenti errori dei propri paladini con tale foga da far impallidire il grande Lucio Battisti quando nel brano "Non è Francesca" negava la presenza del terzo incomodo.

Certo, naturalmente non sarà la condivisione su Facebook di un meme o di una battutaccia in vernacolo barlettano stretto ad aiutarci a superare materialmente la grave situazione nella quale siamo precipitati a causa della pandemia da Coronavirus. Tuttavia, a giudicare da ciò che ognuno di noi posta sui vari social network, si avverte netta la sensazione che una volta superata l'emergenza forse guarderemo al prossimo con occhi diversi: più positivi, più solidali, più umani. E tutto questo grazie alla presenza dei vari Facebook, Instagram, Twitter, Whatsapp ecc.

Certo, come tutto ciò che è concepito dalla mente umana, anche i social network, in tempi di pandemia, hanno i loro lati negativi, a cominciare dal fenomeno del cosiddetto cittadino-sceriffo. Quello che nei giorni della quarantena obbligatoria, incurante delle norme sulla privacy, posta foto di assembramenti di persone con volti ben riconoscibili allo scopo di denunciare reati, completamente ignaro di commetterne a sua volta.

Infine, a proposito dell'uso dei social, è di strettissima attualità l'iniziativa di alcuni politici contro le cosiddette "fake news". Come se queste fossero nate con l'avvento dei social e non con la comparsa dell'uomo sulla faccia della terra. Non si ricordano infatti post su Instagram di Romolo e Remo allattati da una lupa. Così come non si hanno notizie di tweet di Maria Antonietta di Francia a proposito delle famigerate brioches. Come del resto non ci risultano post su Facebook di Colin Powell a proposito delle armi chimiche di Saddam Hussein. E poi, ironia a parte, un conto sono gli scoop farlocchi del tipo "condividi prima che lo censurino", facilmente smascherabili anche da un bambino di quinta elementare, un conto è bollare a prescindere come bufala, tutto ciò che a seconda di come tira il vento disturberebbe il manovratore, e che magari col tempo si scopre essere tutt'altro che fake.

Personalmente riteniamo che un pubblico ad alto tasso di scolarizzazione e mediamente bene informato, come quello che frequenta i social, sia tutto sommato in grado di distinguere ciò che è vero da ciò che è falso. A meno che non sia proprio questo a far paura ai cosiddetti cacciatori di fake news.
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