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Cara Barletta ti scrivo

Lettera al sindaco di Barletta, «ieri mi sono vergognata profondamente della mia città»

L'appello di una cittadina barlettana che lavora a Milano dopo una serata di movida

«Premessa: sono una cittadina barlettana. Lavoro a Milano, guadagno a Milano, ma le tasse le pago presso la Regione Puglia, avendo la residenza qui. Sono tornata a casa (dopo 3 mesi passati in isolamento) mettendomi in quarantena lontana dalla mia famiglia e rispettando ogni indicazione che il presidente Emiliano e i suoi collaboratori avevano fornito a chi rientrava legittimamente nella propria regione. Scrivo questa lettera al mio Sindaco perché, da ragazza nostalgica e allo stesso tempo fiera delle proprie origini, ieri sera mi sono vergognata profondamente della mia città. Ho avuto paura per me stessa, ma anche e soprattutto per tutta la gente che mi circondava. Ho passato 30 minuti in un rinomato lido barlettano (mi sono appartata in un angolo lontana il più possibile dalla confusione) che, sprezzante di ogni regola e del buon senso, ha accolto centinaia di persone ammassate senza alcuna preoccupazione.

Capisco la necessità di "guadagnare", capisco la voglia di divertirsi, ma com'è possibile che dall'altra parte non si percepisca il minimo pericolo e/o timore rispetto a ciò che, se non altro, è indubbiamente una regola da rispettare? È semplice e limpida: distanza di un metro tra una persona e l'altra e, laddove non sia possibile rispettarla, è obbligatorio portare la mascherina. È una regola che nei supermercati si rispetta, nei più variegati esercizi commerciali anche, negli ospedali è rigidissima e rispettatissima; e allora perché durante le serate nei lidi no? Davvero vogliamo arrivare a scottarci prima di capire che la mano sul fuoco non bisogna metterla? Davvero è necessario sentir passare un'ambulanza ogni 10 minuti per capire che questo virus colpisce tutti indistintamente? Io le ho ascoltate quelle ambulanze in Lombardia; ho visto il terrore negli occhi della gente che era davanti e dietro di me in coda al supermercato. Il mio desiderio più grande è che qui non si arrivi mai a una situazione del genere, ma se così non fosse? Se per caso in mezzo a tutta questa gente ci fosse un solo positivo, cosa succederebbe? Perchè siamo disposti ad accettare il rischio in alternativa al senso civico o, in casi estremi, alle sanzioni applicabili?

Io la prego, da cittadina e da amante della mia città, faccia qualcosa! Riunisca i titolari dei locali e dia delle direttive chiare. Se poi questo non ha proprio il tempo e/o la voglia di farlo, inizi a fare dei controlli; venga a vedere con i suoi occhi e mi dica se le sembra normale o rispettoso avere delle situazioni come questa.

Grazie!».
  • Movida
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