Santa Lucia
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Cara Barletta ti scrivo

Le meraviglie di Santa Lucia, ieri e oggi e il legame tra Barletta e Venezia

Il contributo del dott. Nicola Palmitessa del centro studi La Cittadella Innova

Le meravigliose devozioni di Santa Lucia, patrona di Siracusa, dal suo martirio in poi, saranno presto contese da città Città-stato come la potente Serenissima, cioè Venezia, dopo che le sue reliquie furono traslate in Costantinopoli. Barletta e Venezia, due potenze marinare che si contendono il Mediterraneo, riappacificate dal culto della stessa Santa. Una storia quindi tutta da riscoprire. Dalle origini ad oggi.

La narrazione storica del martirio. Lucia nacque a Siracusa nell'anno 280 circa in una famiglia ricca, nobile e cristiana. Divenuta orfana del padre quando era in tenera età (forse aveva 5 anni), Lucia rimase con la madre Eutichia (o Eutychia). Poiché la madre soffriva per flussi di sangue, Lucia, sperando in un miracolo, decise di portarla a Catania presso la tomba di Sant'Agata (Catania 230 – 251). Secondo la tradizione, mentre erano in preghiera vicino al sepolcro di Sant'Agata, Lucia cadde in estasi; tra due angeli le apparve Sant'Agata, che le disse: "Lucia, sorella mia, perché chiedi a me quel che tu sei in grado di ottenere per altri? Ecco, tua madre sarà sana per la tua fede". Terminata la visione, Lucia disse ad Eutichia: "Madre, la nostra preghiera, per intercessione di Sant'Agata, è stata esaudita; per grazia di Cristo tu sei guarita". E in quell'occasione le rivelò che aveva fatto voto di perpetua verginità per potersi dedicare tutta a Cristo. Ritornate a Siracusa, Eutichia, che era guarita, decise di assecondare il desiderio della figlia e cominciò a distribuire ai poveri la sua ricca dote. Un giovane pagano che desiderava sposare Lucia, sentendosi rifiutato e vedendo che i beni della famiglia venivano dati ai poveri, si convinse che la giovane fosse cristiana e la denunziò all'arconte (sommo magistrato) Pascasio, che la fece imprigionare. Chiamata a discolparsi Lucia confermò a Pascasio di essere seguace di Cristo e si rifiutò di abiurare. Dopo diversi tipi di torture, Lucia fu decapitata secondo gli Atti greci, trafitta al collo secondo la tradizione latina. Prima di morire Lucia predisse la destituzione di Diocleziano. In effetti Diocleziano abdicò nel maggio del 305. E la pace per la Chiesa, difatti nel 313 con la Pax costantiniana fu concesso ai cristiani di professare la propria religione. I cristiani siracusani tumularono il corpo di Lucia nelle catacombe, proprio nel luogo del martirio, e poi in quel posto edificarono un tempio.

Così si legge della Vita di Santa Lucia negli Atti greci (V secolo) e negli Atti latini (V-VI secolo) La devozione, alla santa è stata già promossa da san Gregorio Magno (590-604), san Giovanni Damasceno (674-754), san Adelmo d'Inghilterra (†709) abate e vescovo di Sherborne in Sassonia. Quindi, la Santa rifiutatasi di sacrificare agli déi, dopo vari supplizi evitati grazie alla prodigiosa protezione di Dio, sarebbe stata martirizzata il 13 dicembre 304 all'età di 13 anni. Una devozione ed un ricordo che non sono cessati né nei duecento anni circa di dominazione araba né nei lunghi secoli successivi. Sul luogo del martirio venne subito stato edificato un edificio di culto, mentre il corpo sarebbe stato sepolto nelle catacombe esistenti in situ e lì custodito ed occultato, durante la dominazione araba, sino al tentativo di riconquista della Sicilia operato nel 1039 dalle truppe bizantine capitanate da Giorgio Maniace. Prima della sua ritirata questi avrebbe prelevato il corpo, indicato come quello di Lucia da un vecchio siracusano, e l'avrebbe portato a Costantinopoli per farne dono all'imperatrice Teodora. Da qui durante la crisi dell'impero romano d'Oriente, i veneziani, nel 1204, avrebbero trafugato il corpo portandolo nella loro città dove tuttora si trova.

Le diverse narrazioni e il Codice Papadopulo. In particolare, la narrazione del martirio di Lucia sarebbe pervenuta in più versioni. Oltre il Codice Papadopulo, vanno ricordati altri codici (quello Vaticano greco n. 866 e quello Vaticano latino n. 1190, il codice greco n. 77 della Biblioteca Universitaria di Messina e il codice custodito nel Patriarcato di Phanar del sec. IX, da Costantinopoli). Tutti i codici sembrano rifarsi ad una narrazione precedente, cioè gli acta proconsularia, distrutti con l'invasione vandalica dell'anno 427. Secondo alcuni, sia la versione greca che quella latina sarebbero da attribuirsi ad un autore unico, un ecclesiastico erudito siracusano, vissuto nel sec. V. (Tratto da "Santa Lucia. La tradizione popolare a Siracusa" di mons. Sebastiano Amenta – edizioni tyche).

Le vicende delle reliquie. L'itinerario storico: da Siracusa, Costantinopoli e Venezia. La Chiesa di Santa Lucia al Sepolcro a Siracusa, è il Primo sepolcro della Santa. A causa delle razzie attuate dai saraceni, il corpo della santa fu prelevato da Siracusa nel 1040, e portato insieme alle spoglie di sant'Agata a Costantinopoli per farne dono all'imperatrice Teodora (dal generale bizantino Giorgio Maniace). Da lì fu trafugato nel 1204 dai veneziani che conquistarono la capitale bizantina a conclusione della quarta Crociata e fu portato a Venezia dal doge Enrico Dandolo. Arrivate a Venezia, le spoglie della santa furono trasferite nell'isola di San Giorgio Maggiore. Nel 1279, si decise di trasferire le reliquie nella Chiesa di Cannaregio, che venne intitolata alla santa. In seguito, nel 1861 la chiesa venne demolita. Infine l'11 luglio 1860 il corpo era stato definitivamente trasferito nella vicina chiesa di San Geremia in cui attualmente riposa. Nel 1955, il futuro papa Giovanni XXIII, all'epoca patriarca cardinale Angelo Roncalli, commissionò una maschera protettiva in argento a copertura del volto della martire per proteggerlo dalla polvere. Nel 1981, due ladri introdottisi nella chiesa rubarono le spoglie, poi ritrovate 13 dicembre nella zona lagunare di Montiron, e quindi ricomposto in un'urna di cristallo antiproiettile.

Le recenti itineranze invocate dal popolo cristiano: dal 2004 ad oggi dalle città di Siracusa, Brindisi (Eriche) e Barletta. Nel 2004, le sacre spoglie della Santa tornarono in via eccezionale a Siracusa per sette giorni in occasione del 17° centenario del suo martirio; per tornavi nuovamente dal 14 al 22 dicembre 2014. E nella cittadina di Erchie, Brindisi per alcuni giorni nel 2014 e nel 2019, insieme a quelle della patrona sant'Irene. A Barletta nella Parrocchia santa Lucia il 13 dicembre 2009 (la reliquia dell'omero destro che era in Siracusa); e nel 2016 dal 23 al 27 aprile, si ebbe un evento di grazia, forse irripetibile perché si ricongiunse la reliquia dell'avambraccio destro da Siracusa con l'intero corpo della santa proveniente da Venezia.

Alle origini delle chiese. Cosa accumuna Barletta e Venezia? Se a Venezia, già nel 1167 e 1182, esisteva già una chiesa dedicata alla martire si cercava volutamente di 'trovare' le reliquie della santa, nel 1792 le 'presunte' reliquie di Santa Lucia furono attestate come autentiche e collocate nuovamente sotto un importante altare. Intanto anche Barletta aveva ben due chiese dedicate a Santa Lucia con annesso Monastero sotto l'ordine di san Domenico: una extramoenia risalente al 1230 sull'antica via Andria; e l'altra intramoenia, ubicata ancora oggi in Via del Cambio (oggi Corso Cavour). Però, cosa degna di nota, è il fatto che il culto primigeno fosse stato introdotto in Barletta dai Cannensi per l'esistenza di una chiesa dedicata alla Santa esistente fin dall'XI secolo. La data 1204, oltre alla traslazione delle reliquie della Santa da Costantinopoli a Venezia, ci ricorda anche la tradizione storica della Statua di Eraclio abbandonata sulle rive del porto da parte di una nave Veneziana che trasportava i famosi Leoni di San Marco in Venezia. Inoltre, Barletta in origine - come attestano diversi nostri volumi pubblicati - andava in soccorso a Venezia (1303-1304) esausta dopo la disfatta contro Genova nella Battaglia navale di Kurzola. Dora in poi la città marinara di Barletta, per la Serenissima, resterà la città inconquistabile: sia per via delle armi che per via diplomatica.

Ci piace pensare che la gioia della traslazione delle reliquie in Barletta (del 2009 e del 2016), con lo straordinario fervore devozionale del popolo cristiano, sia stato un provvidenziale segno dal Cielo, per mettere fine a vecchi rancori sulla terra. Dante Alighieri, nel Convivio (il suo saggio dottrinario composto nei primi anni dell'esilio) afferma di aver subìto in gioventù una lunga e pericolosa alterazione agli occhi a causa delle prolungate letture (Convivio, III-IX, 15), ottenendo poi guarigione per intercessione della santa siracusana. Dunque alla Santa che illumina il cammino dell'uomo nella comprensione del Vangelo e nella fede in Cristo, si collega devotamente Dante, in aspra e aperta polemica con il contesto storico di decadenza morale, politica, civile del suo tempo, tema, peraltro, di fondo che percorre tutta l'opera dalla "selva oscura" all'ascesa verso l'"Empireo". Come un tempo le sue reliquie erano contese in tutto il Mediterraneo, oggi per sua intercessione, chiediamo, di fare vera luce nell'individuare cause e soggetti della cattiva politica, italiana e forse mundialistica, per scongiurare i popoli dalla drammatica e inarrestabile pandemia, ormai globale.
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