Stella Mele
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Politica

Stella Mele commenta la difesa dell'«addetto stampa–non addetto stampa»

Integrale la nuova nota del segretario Provinciale “La Destra”. A Barletta è arrivata la “sindome di Scajola”

«Nel sistema penale statunitense, dove è possibile stare in giudizio senza la presenza di un difensore, si dice che l'avvocato che difende se stesso ha un pazzo come cliente, a sottolineare la difficoltà nel difendersi da soli anche per mancanza di serenità nella valutazione dei fatti e delle prospettive di accusa e difesa. E' evidente che questo brocardo "made in USA" trova efficacia anche in Italia, dove l'autodifesa processuale non è possibile ma dove, invece, è possibile estenderlo per analogia alla volontà di difendersi a mezzo stampa. Anche qui spesso manca la serenità di giudizio dei fatti e delle prospettive». Ancora Stella Mele, segretario provinciale de "La Destra" ad intervenire in una questione che sembra aver scosso più di un animo: non interveniamo lasciando spazio ad ognuno di formare una propria idea in merito leggendo questo intervento che ancora una volta pubblichiamo in forma integrale. «Ho letto la lunga difesa fatta dall'"addetto stampa-non addetto stampa" del Comune e devo dire che anche in questo caso manca la serenità di giudizio e di valutazione. Il sig. "addetto stampa" (è lui stesso a definirsi così!) scende dalle nuvole, deve essere arrivata a Barletta la "sindrome di Scajola", quella malattia mentale secondo cui se si riceve qualcosa si può facilmente dire che non se ne sa la provenienza. Scajola almeno sapeva di aver ricevuto una casa, "il nostro" non sapeva neanche cosa avesse ricevuto, però sa che si parla di lui».

«Lapalissiana contraddizione, come fa a sapere che si parla di lui se lui non avrebbe ricevuto niente? Ha letto la determina dirigenziale che, secondo lo stesso, però, sarebbe stata ritirata. Beh, alla luce di ciò, non ci resta che prendere atto che qui non si tratta più di un addetto stampa e neanche di un portavoce, ma di una persona in grado di determinare la volontà dell'amministrazione e della burocrazia comunale!! Ci piacerebbe sapere come fa lui ad affermare con assoluta certezza che la determinazione sarebbe stata ritirata? Capacità divinatorie o imposizioni esterne. Insomma, giacchè vuole fare chiarezza, ci piacerebbe sapere se è lui che decide la determina o se è il Comune che decide di quali figure professionali ha bisogno. Si, perché è strano che il Comune abbia bisogno di un addetto stampa, ma poi scopre che la persona designata non può fare l'addetto stampa e, quindi, decide che ha bisogno di un portavoce. Meno male che non è un ingegnere nucleare il prescelto, altrimenti avremmo avuto impellente bisogno di una centrale nucleare. Un tempo si facevano le raccomandazioni per i posti di lavoro messi a concorso, oggi si decidono quali posti di lavoro servono secondo le qualifiche delle persone da piazzare. Mi sembra un bel salto di qualità».

«Devo dire che, però, forse sono cattiva pensatrice io (ma "a pensare a male ci si azzecca sempre", diceva qualcuno). Magari è vero quello che "il nostro" dice, ovvero che il sindaco qualche mese fa gli ha detto che aveva bisogno di un portavoce ma, poi, ha comunicato agli uffici di avere bisogno di un addetto stampa o, magari, cosa ancora più grave ha comunicato agli uffici che a servire era un portavoce e questi hanno scritto che assumevano un addetto stampa. Quanta confusione! Una strana catena di comando, altro che addetto alla comunicazione, serve un addetto alla comprensione e alla trascrizione».

«Si tranquillizzi l'interessato, non volevo colpire nessuno, né lui, né altri dietro di lui (poi magari se mi dice chi sarebbero gliene sono grata), semplicemente rendere edotta la popolazione su quanto accade nel Palazzo. La democrazia si farà di parole, ma anche controllare gli atti di un'amministrazione, come spende i soldi pubblici, come gestisce le risorse e le priorità che ha, fa parte della parole della democrazia. Magari qualcuno ogni tanto, farebbe bene a ricordarlo. Si, si tranquillizzi, non c'era nessuna volontà vessatoria nel mio intervento, solo chiarimenti (che hanno, fra l'altro, maturato molti più dubbi). Del resto mi sono guardata bene dal fare il suo nome, limitandomi a chiedere chiarimenti in merito alle vicende, perché era quello che mi interessava fare. Certo si resta basiti quando si legge che il portavoce in pectore, ma quasi addetto stampa, chieda quale sia il nostro programma alternativo. Ci sarebbe da chiedere alternativo a cosa? Posto che non mi risulta che un addetto stampa abbia un programma. Ma forse sbaglio io?!?!?»

«E ancora una riflessione. Da cittadina prima e da militante dirigente politico poi, risulta davvero inquietante il riferimento all'attività gratuita fatta dallo stesso nelle campagne elettorali e nelle attività sociali. Tanti di noi l'hanno fatto, continuano a farlo e lo faranno gratuitamente e soltanto per amore verso la Città, senza sperare per questo di maturare titoli per un successivo impiego remunerato. Un grande cuore, una lucida passione, un genuino impegno, non ha colori politici. Può appartenere a tutti. Insomma, né trombe, né violoncelli, né ping pong di vittimismi asfissianti».

«Concludo sull'ultima vexata quaestio del compenso. 30.000 euro l'anno sono pochi perché il lavoro è precario, dice lui. Senza voler sottovalutare la sua competenza, quei 30.000 euro sono pagati dalle tasse di chi per molto meno fa lavori più precari, più pericolosi e più faticosi. Questi, però, poveretti non hanno la capacità di fare e disfare una determina dirigenziale. Magari vorrebbero che quei soldi servissero per servizi più efficienti per la città, ma, si sa, non tutti hanno le parole della democrazia».
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