Una scena purtroppo comune nella stazione di Barletta
Una scena purtroppo comune nella stazione di Barletta
Servizi sociali

Senza tetto e dipendenti dall'alcool: a Barletta un dramma da risolvere

I volontari della Caritas si prendono cura di loro mentre si attende un protocollo operativo

Di giorno la mano è tesa a chiedere qualche spicciolo per procurarsi l'ennesima bottiglia. La notte, invece, un letto di fortuna mette fine alla giornata. A Barletta sono molte le persone senza fissa dimora affette da dipendenza patologica da alcool. È un «dramma» secondo Lorenzo Chieppa, direttore della Caritas cittadina. «Barletta – dice – ha una percentuale di alcolisti impressionante e questo ha un costo sociale enorme».

Li si incontra quotidianamente per strada, ma è più facile notarli a tarda sera su una panchina, all'ingresso della stazione o riversi su qualche marciapiede. Persino il bancone della biglietteria ferroviaria diventa un riparo per la notte. È la fine di una giornata faticosa che in molti casi porta con sé condizioni igienico-sanitarie precarie. Lo sa bene il dottor Vito Dibari, psicologo ed esperto di dipendenze patologiche: «C'è chi soffre di cirrosi – spiega – chi ha perso un occhio e chi si rifiuta di prendere i farmaci».

I volontari

Per loro la Caritas ha predisposto delle unità di strada. Ma questo non basta a salvarli. «Quando la sera incontriamo l'alcolista esanime – racconta Lorenzo Chieppa – non possiamo fare altro che portarlo in ospedale, ma la mattina dopo va già via». E la giornata si ripete uguale alla precedente. Il loro unico obiettivo, infatti, è procurarsi altro alcool.

La dipendenza impedisce che decidano di loro iniziativa di curarsi o di andare in comunità e il Trattamento sanitario obbligatorio (T.S.O.) diventa l'alternativa che si preferisce non percorrere. «Sono oltre sei anni – aggiunge Chieppa – che sollecito la stesura di un protocollo con la Asl per definire chi debba fare cosa. La Asl, in questo caso il SerD, dovrebbe accompagnare la persona verso una struttura». Invece, a seguire in prima linea le persone con dipendenza da alcool ci sono i volontari Caritas. Le monitorano, si aggiornano quotidianamente sul loro stato e le assistono con cibo, beni di prima necessità e farmaci. Sono i loro angeli custodi, la loro ombra.

Pasqualino

Lo vediamo con i nostri occhi quando Giuseppe, uno dei volontari, segue il passo di Pasqualino. È una vecchia conoscenza in città. Due anni fa, grazie alla collaborazione tra il suo Comune di residenza e quello di Barletta, Pasqualino fu accompagnato in una struttura specializzata del foggiano. Ma poi è andato via perché «una delle caratteristiche delle persone con dipendenza – spiega il dottor Dibari – è che hanno rapporti conflittuali con tutti: dalla famiglia agli operatori della casa di accoglienza».

In questi giorni ha girato le strade della città alla ricerca di spiccioli con cui acquistare del vino o una bottiglia di birra. Il passo incerto, con le ciabatte che di tanto in tanto si sfilano dal piede, i vestiti sporchi di feci e i pantaloni che cascano per il peso. Pasqualino si dirige in poco tempo dai giardini De Nittis a corso Vittorio Emanuele. Si ferma solo quando si è procurato altro alcool, per berlo. È in quei frangenti che Giuseppe gli porge del pollo e dell'anguria affettata. Oltre al cibo, gli lega in vita anche una cintura per reggere su i pantaloni. La pausa dura poco, Pasqualino addenta appena qualche boccone e poi prosegue per piazza Aldo Moro. Qualcun altro gli dà delle monete e il ciclo si ripete, fino a sera.

Soluzioni

Accadeva domenica pomeriggio. Dopo 24 ore ci sarebbe stata la tappa in ospedale. La mattina seguente, la fuga e il nuovo tentativo di accudirlo e disintossicarlo da parte dei volontari della Caritas. «Se a Barletta ci fosse una struttura dedicata a persone con dipendenze patologiche, il problema sarebbe risolvibile», l'appello del dottor Dibari. Si tratterebbe di strutture adibite a dormitori, con letti e servizi igienici, in cui poter tornare la sera.

«La mattina tornerebbero per strada – aggiunge Dibari – In questo modo non vivrebbero più in uno stato di totale abbandono, ma avrebbero almeno la possibilità di essere visitati e di ricevere cure». Una soluzione che fungerebbe da ponte con le comunità di recupero, ma che dovrebbe coinvolgere anche il sistema sanitario. È per questo che il direttore Caritas ribadisce: «Dare priorità ai servizi piuttosto che alle strutture. Per intervenire subito, bisogna elaborare un protocollo con la Asl».

Il disegno di legge

Sul tema delle dipendenze patologiche c'è anche un disegno di legge promosso dal senatore barlettano Ruggiero Quarto (M5S). Con l'intento di rafforzare l'assistenza sanitaria territoriale tramite i 7 miliardi di euro ad essa destinati dal Pnrr, il Ddl "introduce – si legge nel testo – un protocollo operativo che rende più semplice e tempestivo l'accesso dei soggetti affetti dalle dipendenze patologiche summenzionate ai programmi terapeutici e socio-riabilitativi predisposti dal Servizio sanitario nazionale e dai privati convenzionati".

Non solo. La proposta del senatore Quarto prevede anche l'istituzione di un Osservatorio nazionale e di Centri regionali per il monitoraggio, prevenzione e cura delle dipendenze patologiche "cui sono affidati precisi compiti di prevenzione, monitoraggio, cura e riabilitazione". Attualmente, il disegno di legge attende di essere esaminato dalla commissione permanente Igiene e sanità.
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