
La città
San Francesco e l’educazione alla cura del Creato
di Giuseppe Lagrasta, scrittore e saggista
Barletta - domenica 4 gennaio 2026
10.35
Nel 2026 ricorre l'ottavo centenario (800 anni) della morte di san Francesco d'Assisi avvenuta il 3 ottobre del 1226. La riflessione del prof. Giuseppe Lagrasta sottolinea la valenza educativa, poetica e spirituale del Cantico delle Creature del Santo d'Assisi, e rileva, come l'educazione integrale debba essere sostenuta da un percorso trasversale, in cui l'educazione alla cura del Creato partecipi alla costruzione di un percorso formativo per l'educazione all'ambiente, all'ecologia, alla poesia e alla crescita spirituale ed esistenziale di ognuno.
La Prefazione pubblicata dal prof. Cosimo Costa al libro: "San Francesco d'Assisi. Cantico delle Creature" (Anicia Edizioni), ci invita a riflettere sulla nostra condizione contemporanea, sottolineando quanto Papa Francesco esprime nella "Laudato sì": "Siamo creature unite da legami invisibili, in grado di formare una famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge a un rispetto, sacro, amorevole e umile." Papa Francesco ci indica la bussola da seguire per interpretare il Cantico delle Creature di San Francesco. La preziosa testimonianza è incarnata dalla scelta di san Francesco d'Assisi quale uomo e santo che, come scrisse san Buonaventura: "Contemplava nelle cose belle il Bellissimo e, seguendo le orme impresse nelle creature, inseguiva dovunque il Diletto. Di tutte le cose si faceva una scala per salire ad afferrare Colui che è tutto desiderabile." L'atteggiamento sostenuto da san Francesco d'Assisi racconta la scelta della povertà e della prossimità, espressione non soltanto di una decisione spirituale e religiosa ma rappresenta anche la testimonianza di una scelta etica e responsabile nel vivere tra poveri, lebbrosi, emarginati e ammalati. Nella Prefazione, il prof. Cosimo Costa, (docente presso la LUMSA di Roma), scrive: "In fondo l'uomo appartiene alla biosfera terrestre: nasce, si nutre e muore come ogni altro organismo, ma si comporta in modi diversissimi da una generazione all'altra. Solo egli può impadronirsi di tecnologie sempre nuove usandole con o senza saggezza. Per aderire pienamente a tale comportamento occorre un cambiamento di mentalità attraverso cui uscire dalle "tante morti" ed entrare in nuovi stili di vita mirati a far sentire il "creato". Non si tratta di un cambiamento esterno ma di un'inversione di marcia da perseguire con responsabilità. E questo cambiamento è finalizzato – continua il prof. Cosimo Costa – "a far sentire il mondo" che richiede alla persona di essere presente, di saper vedere. Essere presente perché l'intero universo riflette la grande presenza creatrice e tutti gli esseri umani si trasformano in testimoni di tale presenza; saper vedere in quanto l'occhio è l'organo che stabilisce rapporti, "che compie il prodigio di aprire all'anima quel che non è anima". (p. 9) Il Cantico delle Creature è un testo che consente di costruire percorsi per educare alla cura del Creato, superando il senso del vedere superficiale attraverso l'esplorarsi e il riflettersi, contestualizzandosi. E san Francesco, - annota san Bonaventura - "Considerando che tutte le cose hanno un'origine comune, si sentiva ricolmo di pietà ancora maggiore e chiamava le creature per quanto piccole con il nome di fratello o sorella: sapeva bene che tutte provenivano, come lui, da un unico Principio." Gli elementi considerati concorrono alla costruzione del percorso per l'educazione alla cura del Creato, in quanto, come ci insegna San Francesco, mentre l'uomo cura il Creato, scopre la presenza del Signore nel mondo, e riscopre il suo valore come uomo e come persona coinvolta nella relazione di prossimità con gli altri esseri. E nell'attenzione al Creato, si sviluppa la cura per le persone povere, per le persone fragili e per gli ultimi e San Francesco con il Cantico delle Creature, intensa lode all'Onnipotente, pone in primo piano, il rapporto che l'uomo deve sostenere con il Creato e la dimensione religiosa che l'uomo dovrà scoprire e sostenere per conoscere il Signore nella sua profondità divina. Annota Cosimo Costa: "Se è Dio che illumina l'uomo, l'uomo non può non essere che un riflesso della sua luce. E per tale motivo che nel Cantico […] san Francesco aggiunge: "Laudato sì, mì Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore. E sia lodato il Signore per sorella morte dalla quale nessuno può scappare". Una strofa che, come afferma Merino, sgorgò dal cuore di Francesco quando si sentì temporalmente finito e pronto all'incontro inesorabile con la morte. Sono strofe che aprono al drammatico dell'esistenza – continua Cosimo Costa - quando la convivenza tra gli esseri umani diventa impossibile. Francesco arriva a vincere il dolore, il conflitto, l'esistenza limitata perché la sua grande fede in Dio e nel creato lo hanno fatto sentire gioiosamente figlio e fratello". (p. 21). San Francesco, maestro di preghiera, con il Cantico delle Creature rappresenta la profondità e la grazia dell'incanto della parola che si fa canto divino, dove la luce permea le parole e le addolcisce, rendendole pure verità solenni, dove il cuore del Santo non s'impaura dell'infinito cosmico, né del vuoto del cosmo, perché vive in compagnia del cuore celeste, nello sguardo accogliente del Signore che protegge, che invita a conoscere e a vivere il dolore degli altri. E unamusica celeste empie l'anima di Francesco della luce del Creatore, e il santo, non più distratto dalle cose e dagli oggetti, viene coinvolto dalla musica del cuore di Dio che chiama e avvolge con gli occhi dell'amore eterno. "L'atteggiamento di san Francesco – sostiene Cosimo Costa – di fronte alla natura e alle cose naturali che nasce dal Cantico fu così eccezionale che è sempre stato ammirato, tanto da rimanere come modello per tutti gli uomini. Non può quindi dirsi che esso sia solo una espressione religiosa o poetica. In esso è racchiuso un grande contenuto antropologico e un meraviglioso comportamento esistenziale come modo di essere nel mondo e di convivere con le cose, valido e consigliabile, soprattutto in un momento come il nostro in cui sorella natura si trova minacciata" (p.22). Le pregevoli illustrazioni di Susanna Docciali, arricchiscono il testo di colori e simboli, intensi. I colori delle immagini e le parole illuminanti del Cantico, avvolgono di una luce meravigliosa il cuore del lettore, e quella luce sconfigge le tenebre e irradia di senso, l'esserci e l'essere, significando, come l'educazione alla cura del Creato possa trasformarsi in una scelta spirituale, esistenziale ed educante, che induce l'uomo a migliorarsi, al voler comunicare con l'altro, scoprendo che dove non arriva la parola smarrita, vi è un cuore luminoso che dona luce, all'umano, che tenta di salvarsi dalle spirali della società tecnologica e dei consumi.
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La Prefazione pubblicata dal prof. Cosimo Costa al libro: "San Francesco d'Assisi. Cantico delle Creature" (Anicia Edizioni), ci invita a riflettere sulla nostra condizione contemporanea, sottolineando quanto Papa Francesco esprime nella "Laudato sì": "Siamo creature unite da legami invisibili, in grado di formare una famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge a un rispetto, sacro, amorevole e umile." Papa Francesco ci indica la bussola da seguire per interpretare il Cantico delle Creature di San Francesco. La preziosa testimonianza è incarnata dalla scelta di san Francesco d'Assisi quale uomo e santo che, come scrisse san Buonaventura: "Contemplava nelle cose belle il Bellissimo e, seguendo le orme impresse nelle creature, inseguiva dovunque il Diletto. Di tutte le cose si faceva una scala per salire ad afferrare Colui che è tutto desiderabile." L'atteggiamento sostenuto da san Francesco d'Assisi racconta la scelta della povertà e della prossimità, espressione non soltanto di una decisione spirituale e religiosa ma rappresenta anche la testimonianza di una scelta etica e responsabile nel vivere tra poveri, lebbrosi, emarginati e ammalati. Nella Prefazione, il prof. Cosimo Costa, (docente presso la LUMSA di Roma), scrive: "In fondo l'uomo appartiene alla biosfera terrestre: nasce, si nutre e muore come ogni altro organismo, ma si comporta in modi diversissimi da una generazione all'altra. Solo egli può impadronirsi di tecnologie sempre nuove usandole con o senza saggezza. Per aderire pienamente a tale comportamento occorre un cambiamento di mentalità attraverso cui uscire dalle "tante morti" ed entrare in nuovi stili di vita mirati a far sentire il "creato". Non si tratta di un cambiamento esterno ma di un'inversione di marcia da perseguire con responsabilità. E questo cambiamento è finalizzato – continua il prof. Cosimo Costa – "a far sentire il mondo" che richiede alla persona di essere presente, di saper vedere. Essere presente perché l'intero universo riflette la grande presenza creatrice e tutti gli esseri umani si trasformano in testimoni di tale presenza; saper vedere in quanto l'occhio è l'organo che stabilisce rapporti, "che compie il prodigio di aprire all'anima quel che non è anima". (p. 9) Il Cantico delle Creature è un testo che consente di costruire percorsi per educare alla cura del Creato, superando il senso del vedere superficiale attraverso l'esplorarsi e il riflettersi, contestualizzandosi. E san Francesco, - annota san Bonaventura - "Considerando che tutte le cose hanno un'origine comune, si sentiva ricolmo di pietà ancora maggiore e chiamava le creature per quanto piccole con il nome di fratello o sorella: sapeva bene che tutte provenivano, come lui, da un unico Principio." Gli elementi considerati concorrono alla costruzione del percorso per l'educazione alla cura del Creato, in quanto, come ci insegna San Francesco, mentre l'uomo cura il Creato, scopre la presenza del Signore nel mondo, e riscopre il suo valore come uomo e come persona coinvolta nella relazione di prossimità con gli altri esseri. E nell'attenzione al Creato, si sviluppa la cura per le persone povere, per le persone fragili e per gli ultimi e San Francesco con il Cantico delle Creature, intensa lode all'Onnipotente, pone in primo piano, il rapporto che l'uomo deve sostenere con il Creato e la dimensione religiosa che l'uomo dovrà scoprire e sostenere per conoscere il Signore nella sua profondità divina. Annota Cosimo Costa: "Se è Dio che illumina l'uomo, l'uomo non può non essere che un riflesso della sua luce. E per tale motivo che nel Cantico […] san Francesco aggiunge: "Laudato sì, mì Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore. E sia lodato il Signore per sorella morte dalla quale nessuno può scappare". Una strofa che, come afferma Merino, sgorgò dal cuore di Francesco quando si sentì temporalmente finito e pronto all'incontro inesorabile con la morte. Sono strofe che aprono al drammatico dell'esistenza – continua Cosimo Costa - quando la convivenza tra gli esseri umani diventa impossibile. Francesco arriva a vincere il dolore, il conflitto, l'esistenza limitata perché la sua grande fede in Dio e nel creato lo hanno fatto sentire gioiosamente figlio e fratello". (p. 21). San Francesco, maestro di preghiera, con il Cantico delle Creature rappresenta la profondità e la grazia dell'incanto della parola che si fa canto divino, dove la luce permea le parole e le addolcisce, rendendole pure verità solenni, dove il cuore del Santo non s'impaura dell'infinito cosmico, né del vuoto del cosmo, perché vive in compagnia del cuore celeste, nello sguardo accogliente del Signore che protegge, che invita a conoscere e a vivere il dolore degli altri. E unamusica celeste empie l'anima di Francesco della luce del Creatore, e il santo, non più distratto dalle cose e dagli oggetti, viene coinvolto dalla musica del cuore di Dio che chiama e avvolge con gli occhi dell'amore eterno. "L'atteggiamento di san Francesco – sostiene Cosimo Costa – di fronte alla natura e alle cose naturali che nasce dal Cantico fu così eccezionale che è sempre stato ammirato, tanto da rimanere come modello per tutti gli uomini. Non può quindi dirsi che esso sia solo una espressione religiosa o poetica. In esso è racchiuso un grande contenuto antropologico e un meraviglioso comportamento esistenziale come modo di essere nel mondo e di convivere con le cose, valido e consigliabile, soprattutto in un momento come il nostro in cui sorella natura si trova minacciata" (p.22). Le pregevoli illustrazioni di Susanna Docciali, arricchiscono il testo di colori e simboli, intensi. I colori delle immagini e le parole illuminanti del Cantico, avvolgono di una luce meravigliosa il cuore del lettore, e quella luce sconfigge le tenebre e irradia di senso, l'esserci e l'essere, significando, come l'educazione alla cura del Creato possa trasformarsi in una scelta spirituale, esistenziale ed educante, che induce l'uomo a migliorarsi, al voler comunicare con l'altro, scoprendo che dove non arriva la parola smarrita, vi è un cuore luminoso che dona luce, all'umano, che tenta di salvarsi dalle spirali della società tecnologica e dei consumi.
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