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Le ragioni sul Premio "Barletta Città Marinara"

Domani si terrà la premiazione, scrive Nicola Palmitessa

«Perché indire un premio annuale sotto l'emblematica egida di "Barletta Città Marinara 2015"? Premetto che da tempo ho proposto di promuovere un minimo di cultura e mentalità premialità. Una città che non premia se stessa od altri, sarebbe come rassegnata a un triste destino». Scrive Nicola Palmitessa, responsabile del centro studi "La Cittadella Innova". «Le ragioni di questo inusitato premio (per mercoledì 14 ottobre, alle 19,30 - Auditorium, chiesa sant'Antonio), vengono da lontano. E principalmente sarebbero almeno due. La prima, sarà un chiaro ringraziamento di gratitudine per tutti coloro (autorità istituzionali, studiosi, associazioni culturali e imprenditoriali, aziende balneari turistiche sportive e alberghiere) che hanno riposto attenzioni e fiducia alla complessa revisione storiografica, tutt'ora in atto, sulla 'insabbiata' risorsa culturale e produttiva di una città a i forte identità marinara e marittima. La seconda ragione, sarà il cercare di suscitare attenzioni sul destino delle coste: da ponente a levante e del porto commerciale. Insomma, - direbbero i professori Ruggiero Dellisanti e Ruggiero Quarto -cosa vorremmo fare di un mare come cloaca a cielo aperto e delle coste marittime sempre più inaccessibili e poco invitanti alla stessa balneazione di abitanti indigeni? La scarsa visione complessiva dei fenomeni sarebbe dovuta a disattenzioni da parte della governance e strutture tecniche locali? Probabilmente si. Frammentare la risorsa mare da quella del turismo di eccellenza, oppure ignorare la realtà portuale da quella dello stesso turismo e degrado delle coste, ha finora prodotto un cumulo di problemi irrisolti: per le coste siamo fermi dal 1990 a piani sempre riproposti e riaggiornati; per la realtà portuale con la diga fornaea ai piani regolatori del lontano 1970. Ma se i tempi di madre natura, mutano rapidamente a causa dell'intervento umano sul territorio, quelli del Palazzo sembrano statici. Cosa vorremmo fare del nostro territorio?

Ma vi sarebbe anche una terza ragione. Ad esempio, basta solo intercettare, tra le tante, una grande risorsa: quella di fruitori di sport marittimo che sono stati allontanati in altre città e coste dell'Adriatico, per mancanza non solo di normali piccole strutture di accoglienza, ma soprattutto per una atavica mentalità volta a scoraggiare il senso del nuovo che incombe, bene o male, sulle mutazioni del territorio, del tempo libero e del tempi di lavoro».
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