Aereo
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Cronaca

La mini-odissea aerea della redazione di Barlettalife

Ritardi su ritardi rallentano il rientro, due redattori fermi a Roma. Filo diretto con Rio? Si, aerei permettendo...

Quando tutto in una trasferta lavorativa sembra andare alla perfezione, quando nemmeno i temporali estivi sembrano distrarti, quando anche le letture sembrano premiare il lavoro da Rio, come in un grande Monopoli, è la carta degli imprevisti a sovvertire programmi e orari di rientro. Quando non ti spaventano le aspre salite delle Alpi altoatesine, quando persino il treno dalla Germania arriva puntuale come un orologio svizzero, a guastare tale perfezione tipicamente rossocrociata arriva un malcostume tipicamente tricolore. A ridare il benvenuto alla redazione sportiva di ritorno da Rio di Pusteria, sede del ritiro del Barletta Calcio, ci ha pensato un aereo. La tanto amata vox populi insiste nell'affermare: "prendi l'aereo, si fa prima", "prendi l'aereo, costa un pò di più ma accorci le distanze". Niente di più sbagliato, d'altro canto siamo in Italia, la terra dei ritardi, e non poteva non esserci un ritardo nel nostro viaggio di ritorno. Ci abbiamo messo tanto impegno per evitare le 14 ore di viaggio necessarie all'andata per salutare la Città della Disfida e approdare nel ridente villaggio di Rio di Pusteria, ma non è bastato. Il ritardo, d'altronde, è sempre dietro l'angolo. L'aereo che da Roma Fiumicino (dove eravamo atterrati da Verona alle 16.15) doveva infatti portarci nella nostra amata Puglia con partenza alle 17.25 dopo quattro giorni di intenso lavoro, dopo i primi 50 minuti di routinario slittamento, ci "offre" ulteriori minuti di ritardo, dovuti ad una "rottura" del vetro della cabina piloti. Una consuetudine, ci assicura qualche passeggero abituale sulla rotta, questo ritardo "condito" di questo particolare inconveniente. Ci sarà concesso il dubbio sulla veridicità dell'accaduto. Niente di più strano, e così per magia il ritardo si accumula, e i minuti diventano ore. Assistenti di volo quasi preoccupati quanto noi, e purtroppo a volte incapaci di trasmettere tranquillità ai passeggeri in attesa di notizie, prima ci assicurano che entro le 19 dovremmo lasciare la Città eterna, ma quasi quasi proviamo ad abituarci alle bellezze romane.

Avremmo forse potuto provare a fondare Romalife, pensiamo nell'attesa, sarà forse più facile aprire un giornale che partire in aereo da Roma in direzione Bari? Intanto, cambiamo gate, insieme a tanti passeggeri dalle facce sconvolte e stravolte. Il caldo, mischiato all'aria condizionata che spadroneggia nello scalo capitolino, acuisce le fatiche dell'estenuante attesa. Arriverà il nostro turno, forse partiremo, quasi ci facciamo coraggio a vicenda con gli altri "compagni di sventura". Qualcuno, forse un agente di viaggio avvezzo a muoversi in volo, ride dell'ennesima peripezia; altri, meno soliti a girare la Penisola a migliaia di metri di altezza, reagiscono preoccupati agli annunci, altri ancora col passar dei minuti si arrabbiano con la "I" maiuscola. Alle 18:55 comincia un lungo imbarco sul volo che ci riporterà a casa. Alle 19.50, dopo che la compagnia aerea ha "sottratto" un velivolo diretto a Milano Linate alla sua flotta, partiamo. Finalmente, diremmo. In treno ci avremmo messo lo stesso tempo, pensiamo, o addirittura avremmo fatto prima. Ormai la frittata è fatta, all'arrivo volti stravolti come quelli di chi ha affrontato un'autentica avventura: ormai, come nella famosa pubblicità di quel "Parco dei Divertimenti", tutto ci sorprende, ma niente ci spaventa. "Prendi l'aereo" - si ostinano a ripetere le voci del popolino - ma la prossima volta ci penseremo due volte prime di optare per il rientro "alato"...

[In collaborazione con Luca Guerra]
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