
La città
Giuseppe De Nittis, Lettera da Parigi sulla bellezza
Il testo dello scrittore Giuseppe Lagrasta
Barletta - domenica 22 febbraio 2026
12.08 Comunicato Stampa
Il 25 febbraio 2026, ricorre il 180° anniversario della nascita del pittore Giuseppe De Nittis, e in tale occasione, il prof. Giuseppe Lagrasta, terrà presso il Circolo Unione di Barletta, la Lectio Magistralis, su "Giuseppe De Nittis. Le fonti della luce". La Pomeridiana Giuseppe De Nittis, avvia le manifestazioni previste per omaggiare il prestigioso artista barlettano, all'interno delle quali, sarà sviluppato un percorso didattico dedicato alle giovani generazioni e che affronterà temi intrecciati, tra poesia, pittura narrativa, storia dell'arte ed ecologia figurativa. Qui pubblichiamo la lettera immaginaria sulla bellezza di Giuseppe De Nittis inserita nella Lectio del Prof. Lagrasta.
Parigi, Saint-Germain-en-Laye, 1884
Io so di quale luce s'illuminano gli orizzonti e gli occhi del mondo, e del dolore che provarono mio padre, mia madre e i miei fratelli; e ho conosciuto il bene con cui i nonni mi aiutarono a crescere, e ho ascoltato i silenzi profondi della nostra casa, e anche dei silenzi della città; io ho sentito dentro di me il dolore che ha vissuto mio padre, incarcerato. Ma ho avvertito, appena ragazzo, di qual bellezza la natura tutta, è capace di esprimere, nella stagione dell'umanità. E io, piano piano, ho imparato a vivere in mezzo alla natura, ad avvolgermi in essa e a nutrirmi dei suoi colori e profumi. Superando così, momenti cruciali.
Ma il gioco dell'apprendimento non è stato semplice: ho dovuto combattere con il teatro delle ombre in cui abitavo, in cui mi muovevo, ragazzo, non sapendo di tutti i rischi e i pericoli che incombevano sul far del giorno e sul far della notte della vita. Ma a Barletta imparai a crescere, a stare tra la gente, a frequentare le scuole con difficoltà. A Barletta imparai a vivere.
A Napoli, imparai a vivere, a sognare e a dipingere dal vero.
A Parigi, imparai a vivere, ad amare, a sognare, a crescere, a lottare, a soffrire. A Parigi, pur non sapendo, imparai, giorno dopo giorno, a morire.
Ma a Parigi ingaggiai anche la lotta sfrenata contro il tempo. Perché sentivo il tempo scorrere veloce nelle vene del mio sangue, nello sguardo di Léontine, negli occhi di Jacques. Avevo paura di perdere il tempo. Forse nelle mie opere non vedrete mai un orologio. Non ricordo, non so. Ma con gli orologi, non ho avuto pazienza.
Ora che il tempo riesco a frenarlo e a farlo scorrere tra i colori delle mie opere, ora che il tempo, è stato ingabbiato attraverso il teatro della mia memoria di luce, ora, ho fatto pace, a distanza di molti anni, con il tempo, aprendo il sipario del mio palcoscenico sulla bellezza della natura, sulla dolcezza delle persone che mi amano, sul cuore di Parigi, città intima che pulsa per me, e che mi invita a volare sull'azzurro del cielo, sul verde della Senna, sui suoi tramonti, sui boulevards che amai, e che silenziosamente, attraversai. Ma il mio scandagliare interiore si è sempre misurato con la bellezza del mondo: la bellezza della natura, la bellezza dell'umanità, la bellezza dei cuori umani. E per apprendere a sondare gli emblemi nascosti tra le bellezze del mondo, ho dovuto scontrarmi con la luce del male, con l'ombra del fuoco infernale, con le ceneri della sorte e della morte.
E' stato un gioco, giocato con le ombre e con le maschere umane. E spesso sono riuscito a renderle nude, quelle maschere, a stanarle. E lo studio del teatro delle umane ombre e delle umane emozioni e delle umane avventure che ho rappresentato, mi ha aiutato a interpretare la bellezza del mondo, vivendo le criticità esperienziali con coscienza e responsabilità. E il battito del mio cuore, vi assicuro, non sempre mi ha dato ragione. Anzi, ha sempre posto dei limiti, frenando le licenze e dando le misure, a cui, ho disobbedito. Ma vi assicuro che non è stato semplice, disobbedendo, scoprire il senso della bellezza del mondo attraverso la pittura e la scrittura del Taccuino e delle mie lettere. E vi assicuro, che, pur vivendo nel dolore, lo stesso, mi ha consentito di frequentare la scuola dell'umano, con circospezione, meditazione, riflessione e fiducia.
Ma anche l'elogio del sogno mi ha permesso di aprire varchi, dove perdevo contatti con la natura, disperdendomi tra mille raggi di luce sconosciuti, raggi, che non riuscivo a disegnare, che mi sfuggivano, fonti di luci che mi aggredivano, bruciandomi gli occhi. E quando le scissioni, tra immagini, colori e suoni, s'accendevano nei miei occhi, riducendo a cenere la mia luce visiva, allora mi fermavo, e trovavo in Léontine e in Jacques, le emozioni giuste per sopravvivere alla sopraffazione che mi afferrava, impedendomi di giocare con l'esercizio della pittura.
Nell'individuare le fonti della luce, allora, forse, sono riuscito a sondarla, ma non è stato sufficiente, perché la luce perenne, è illimitata, forte, diretta, autoritaria, senza nuance, è luce che combatte il buio e l'oscurità, a tutti i costi, e non perde mai tempo nel combattere quel buio sinistro che trascina l'umano, tra le coltri del Nulla. E allora, attraverso una ulteriore indagine, ho scoperto le fonti della luce seconda, l'istante della visione, che si compone di dettagli, nuance, sfumature, parvenze, lievi intensità, maggiori intensità, attenzione visiva, libertà cromatica con pennellate che mi permettevano di accentuare il senso di vibrazione e movimento del colore. E l'analisi della seconda luce, mi ha consentito: di creare nuove affinità cromatiche; di indossare le maschere della bellezza; di stabilire tramite l'equilibrio cromatico e la traduzione visiva l'architettura della luce seconda; di definire un catalogo delle maschere indossate nella vita quotidiana.
E ponendo al centro dell'esplorazione pittorica, sia la musica visiva che la musica dei colori, ho potuto dare voce alla tessitura cromatica dei raggi del sole, e la memoria della natura, la memoria urbana e la memoria esistenziale, sono state rese, vive nella loro radiosità e poste al centro del fuoco della controversia. Con la scoperta della grammatica della bellezza e con uno stile tutto personale, ho fatto un viaggio penetrante verso l'Altrove, quell'Altrove sempre sognato, rivisitato, abitato e sentito nel cuore. E in quel mare, come naufrago, in balia delle onde, ho lottato, intrecciando l'amore per la vita con la bellezza dell'umanità, stabilendo, tuttavia, uno scontro tra il mercato delle illusioni e il mercato narcisistico delle ombre.
La bellezza si scopre sconfiggendo il teatro delle illusioni e il circolo delle vanità, e aiuta a conoscere, nell'intimo, il male di vivere, e mi è parso che il destino mi fosse accanto, nei giorni e nelle notti parigine e londinesi, e che io mi affidassi al destino, tra le sue braccia, con molta fiducia. E questo destino è stato l'angelo mio custode, la meraviglia che ogni giorno ha illuminato i miei desideri e mi ha supportato nella loro conquista. Ma per dipingere la bellezza e descrivere la bellezza umana e naturale occorre essere anche poeti ed io, confesso, di essermi sentito un poeta, sì, un poeta, un poeta del colore, che invece di descrivere con i versi la bellezza del mondo si è preoccupato di scrivere la bellezza del mondo con la sua tavolozza sacra. Ecco che pittura e poesia, parole e immagini, colori e sogni, si sono incontrati al crocevia della bellezza del mondo e hanno prodotto la bellezza per chi sa apprezzarla, per chi si educa ad amarla e per chi l'ama, incondizionatamente.
E il riverbero di questa bellezza illuminata da parole e immagini, raggiunge le anime, i cuori, gli occhi e gli sguardi dell'umanità, quando viene sollecitata alla scoperta dell'armonia della bellezza estetica, perché la bellezza, quella vera, non è mai, immediata, evidente e quando si presenta in tal modo, vuol dire, che spazia all'interno di un sistema di luoghi comuni e stereotipi nascosti. La bellezza va appresa, meditata, vissuta, mediata e riflessa, in modo da scoprire come l'alfabeto della bellezza nasce dal cuore e torna al cuore, con immensa poesia e immensa dolcezza e armonia.
Un caro saluto, vostro, Giuseppe De Nittis.
Riproduzione riservata
Parigi, Saint-Germain-en-Laye, 1884
Io so di quale luce s'illuminano gli orizzonti e gli occhi del mondo, e del dolore che provarono mio padre, mia madre e i miei fratelli; e ho conosciuto il bene con cui i nonni mi aiutarono a crescere, e ho ascoltato i silenzi profondi della nostra casa, e anche dei silenzi della città; io ho sentito dentro di me il dolore che ha vissuto mio padre, incarcerato. Ma ho avvertito, appena ragazzo, di qual bellezza la natura tutta, è capace di esprimere, nella stagione dell'umanità. E io, piano piano, ho imparato a vivere in mezzo alla natura, ad avvolgermi in essa e a nutrirmi dei suoi colori e profumi. Superando così, momenti cruciali.
Ma il gioco dell'apprendimento non è stato semplice: ho dovuto combattere con il teatro delle ombre in cui abitavo, in cui mi muovevo, ragazzo, non sapendo di tutti i rischi e i pericoli che incombevano sul far del giorno e sul far della notte della vita. Ma a Barletta imparai a crescere, a stare tra la gente, a frequentare le scuole con difficoltà. A Barletta imparai a vivere.
A Napoli, imparai a vivere, a sognare e a dipingere dal vero.
A Parigi, imparai a vivere, ad amare, a sognare, a crescere, a lottare, a soffrire. A Parigi, pur non sapendo, imparai, giorno dopo giorno, a morire.
Ma a Parigi ingaggiai anche la lotta sfrenata contro il tempo. Perché sentivo il tempo scorrere veloce nelle vene del mio sangue, nello sguardo di Léontine, negli occhi di Jacques. Avevo paura di perdere il tempo. Forse nelle mie opere non vedrete mai un orologio. Non ricordo, non so. Ma con gli orologi, non ho avuto pazienza.
Ora che il tempo riesco a frenarlo e a farlo scorrere tra i colori delle mie opere, ora che il tempo, è stato ingabbiato attraverso il teatro della mia memoria di luce, ora, ho fatto pace, a distanza di molti anni, con il tempo, aprendo il sipario del mio palcoscenico sulla bellezza della natura, sulla dolcezza delle persone che mi amano, sul cuore di Parigi, città intima che pulsa per me, e che mi invita a volare sull'azzurro del cielo, sul verde della Senna, sui suoi tramonti, sui boulevards che amai, e che silenziosamente, attraversai. Ma il mio scandagliare interiore si è sempre misurato con la bellezza del mondo: la bellezza della natura, la bellezza dell'umanità, la bellezza dei cuori umani. E per apprendere a sondare gli emblemi nascosti tra le bellezze del mondo, ho dovuto scontrarmi con la luce del male, con l'ombra del fuoco infernale, con le ceneri della sorte e della morte.
E' stato un gioco, giocato con le ombre e con le maschere umane. E spesso sono riuscito a renderle nude, quelle maschere, a stanarle. E lo studio del teatro delle umane ombre e delle umane emozioni e delle umane avventure che ho rappresentato, mi ha aiutato a interpretare la bellezza del mondo, vivendo le criticità esperienziali con coscienza e responsabilità. E il battito del mio cuore, vi assicuro, non sempre mi ha dato ragione. Anzi, ha sempre posto dei limiti, frenando le licenze e dando le misure, a cui, ho disobbedito. Ma vi assicuro che non è stato semplice, disobbedendo, scoprire il senso della bellezza del mondo attraverso la pittura e la scrittura del Taccuino e delle mie lettere. E vi assicuro, che, pur vivendo nel dolore, lo stesso, mi ha consentito di frequentare la scuola dell'umano, con circospezione, meditazione, riflessione e fiducia.
Ma anche l'elogio del sogno mi ha permesso di aprire varchi, dove perdevo contatti con la natura, disperdendomi tra mille raggi di luce sconosciuti, raggi, che non riuscivo a disegnare, che mi sfuggivano, fonti di luci che mi aggredivano, bruciandomi gli occhi. E quando le scissioni, tra immagini, colori e suoni, s'accendevano nei miei occhi, riducendo a cenere la mia luce visiva, allora mi fermavo, e trovavo in Léontine e in Jacques, le emozioni giuste per sopravvivere alla sopraffazione che mi afferrava, impedendomi di giocare con l'esercizio della pittura.
Nell'individuare le fonti della luce, allora, forse, sono riuscito a sondarla, ma non è stato sufficiente, perché la luce perenne, è illimitata, forte, diretta, autoritaria, senza nuance, è luce che combatte il buio e l'oscurità, a tutti i costi, e non perde mai tempo nel combattere quel buio sinistro che trascina l'umano, tra le coltri del Nulla. E allora, attraverso una ulteriore indagine, ho scoperto le fonti della luce seconda, l'istante della visione, che si compone di dettagli, nuance, sfumature, parvenze, lievi intensità, maggiori intensità, attenzione visiva, libertà cromatica con pennellate che mi permettevano di accentuare il senso di vibrazione e movimento del colore. E l'analisi della seconda luce, mi ha consentito: di creare nuove affinità cromatiche; di indossare le maschere della bellezza; di stabilire tramite l'equilibrio cromatico e la traduzione visiva l'architettura della luce seconda; di definire un catalogo delle maschere indossate nella vita quotidiana.
E ponendo al centro dell'esplorazione pittorica, sia la musica visiva che la musica dei colori, ho potuto dare voce alla tessitura cromatica dei raggi del sole, e la memoria della natura, la memoria urbana e la memoria esistenziale, sono state rese, vive nella loro radiosità e poste al centro del fuoco della controversia. Con la scoperta della grammatica della bellezza e con uno stile tutto personale, ho fatto un viaggio penetrante verso l'Altrove, quell'Altrove sempre sognato, rivisitato, abitato e sentito nel cuore. E in quel mare, come naufrago, in balia delle onde, ho lottato, intrecciando l'amore per la vita con la bellezza dell'umanità, stabilendo, tuttavia, uno scontro tra il mercato delle illusioni e il mercato narcisistico delle ombre.
La bellezza si scopre sconfiggendo il teatro delle illusioni e il circolo delle vanità, e aiuta a conoscere, nell'intimo, il male di vivere, e mi è parso che il destino mi fosse accanto, nei giorni e nelle notti parigine e londinesi, e che io mi affidassi al destino, tra le sue braccia, con molta fiducia. E questo destino è stato l'angelo mio custode, la meraviglia che ogni giorno ha illuminato i miei desideri e mi ha supportato nella loro conquista. Ma per dipingere la bellezza e descrivere la bellezza umana e naturale occorre essere anche poeti ed io, confesso, di essermi sentito un poeta, sì, un poeta, un poeta del colore, che invece di descrivere con i versi la bellezza del mondo si è preoccupato di scrivere la bellezza del mondo con la sua tavolozza sacra. Ecco che pittura e poesia, parole e immagini, colori e sogni, si sono incontrati al crocevia della bellezza del mondo e hanno prodotto la bellezza per chi sa apprezzarla, per chi si educa ad amarla e per chi l'ama, incondizionatamente.
E il riverbero di questa bellezza illuminata da parole e immagini, raggiunge le anime, i cuori, gli occhi e gli sguardi dell'umanità, quando viene sollecitata alla scoperta dell'armonia della bellezza estetica, perché la bellezza, quella vera, non è mai, immediata, evidente e quando si presenta in tal modo, vuol dire, che spazia all'interno di un sistema di luoghi comuni e stereotipi nascosti. La bellezza va appresa, meditata, vissuta, mediata e riflessa, in modo da scoprire come l'alfabeto della bellezza nasce dal cuore e torna al cuore, con immensa poesia e immensa dolcezza e armonia.
Un caro saluto, vostro, Giuseppe De Nittis.
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