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Dopo 9 anni il M5S è fuori dal Consiglio Comunale di Barletta

I grillini barlettani forse condannati alla disfatta da "scelte romane"

Si è svolto qualche giorno fa il primo consiglio comunale successivo alla rielezione di Mino Cannito a sindaco di Barletta. Quello che passerà alla storia come il primo consiglio comunale di Barletta con una maggioranza di centro-destra, è stato anche il primo consiglio comunale che dopo nove anni non vede ai nastri di partenza nessun eletto del MoVimento 5 Stelle, alla luce del disastroso risultato ottenuto alle comunali dello scorso 12 giugno dal partito guidato da Giuseppe Conte.

Candidata alla poltrona di primo cittadino di Barletta per i pentastellati era Mariangela Carone: uno degli elementi più produttivi in assoluto visti all'opera durante la scorsa consiliatura, nella massima assise cittadina. Così come del resto i suoi compagni d'avventura Antonio Coriolano e Giuseppe Basile.
Già,ma allora come si spiega l'apocalittica performance elettorale di una formazione politica giunta seconda, con oltre il 20%, dietro la colossale armata civica guidata da Mino Cannito solo quattro anni fa?
Cosa può aver provocato una tale e devastante slavina in termini di consensi?

Le spiegazioni possono essere molteplici: a partire dalla storica debolezza ( eccezion fatta per i clamorosi exploit del 2016 di Virginia Raggi a Roma e di Chiara Appendino a Torino) del movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio nelle consultazioni regionali e amministrative.
E poi non è certo da sottovalutare il pesante handicap per il MoVimento 5 Stelle di Barletta dovuto alla mancanza del cosiddetto fattore "C", laddove per mancanza di fattore"C", si intende la mancata presenza a Barletta durante la campagna elettorale del leader pentastellato Giuseppe Conte, la cui presenza si è materializzata praticamente ovunque in Puglia, tranne che nella città della Disfida.

D'accordo, a questo punto il lettore potrebbe facilmente confutare questa nostra analisi evidenziando il fatto che, a prescindere dalla presenza o meno di Conte, i risultati alle recenti amministrative del MoVimento 5 Stelle sono stati disastrosi un po' ovunque. Tuttavia è innegabile che anche una fugace capatina in quel di Barletta dell'avvocato di Volturara Appula sarebbe forse stata determinante per far scattare la soglia fatidica del 3%, necessaria ai pentastellati per entrare nel consiglio comunale di Barletta per la terza volta consecutiva.

E invece nulla di tutto questo è accaduto, forse, come dicono i maligni, a causa del fatto che a Barletta il MoVimento 5 Stelle ha deciso di presentarsi da solo, e non, come ad esempio accaduto nella vicina Canosa e in gran parte della regione, in coalizione con il Partito Democratico, nel nome del famoso e famigerato, a seconda dei punti di vista, " campo largo".

Del resto la sensazione che i grillini barlettani fossero stati in un certo senso mollati al loro destino dai piani alti del partito era già molto forte al tempo della "querelle Laricchia", quando tutti i rappresentanti pentastellati presenti nel consiglio comunale di Barletta si schierarono apertamente dalla parte della candidata alla Regione uscente Antonella Laricchia, fortemente contraria all'ingresso del MoVimento 5 Stelle nella giunta Emiliano.

Tutto questo ha fatto sì che la povera Mariangela Carone, elettoralmente parlando, ha praticamente dovuto fronteggiare a mani nude due armate di Panzer ( il centrodestra di Mino Cannito e il centro-sinistra di Santa Scommegna) è una divisione di artiglieria pesante (Coalizione civica di Carmine Doronzo).
Davvero un peccato per una compagine politica che, per ciò che concerne il livello di produttività messo in mostra durante la scorsa consiliatura, non ha certo demeritato più di altri.
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