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Come il mare pugliese sta cambiando

I problemi con la pesca, l'aumento delle temperature, l'omogeneizzazione del fondale: tutti sintomi di una salute malata del nostro mare

Tutto il territorio specialmente quello meridionale e compreso quello pugliese, è stato colpito dall'ondata di gran caldo africano, portando temperature molto elevate che ancora faticano a lasciare la nostra regione. Quello che preoccupa i più esperti sono le conseguenze perché una cosa è certa: di pari passo all'aumento delle temperature, molte specie scompariranno. La loro estinzione sarà dovuta all'ambiente divenuto inadatto alla loro sopravvivenza. Il problema storicamente è proprio l'uomo che ha intensificato in maniera forsennata la sua attività sulla terra, non preoccupandosi delle risposte che potesse dare.

Anche il mare cambia e sta cambiando: prima era molto più facile pescare i frutti della grande distesa blu. Si trovavano molluschi, patelle, ostriche e potremmo procedere ancora con una varietà molto ampia di pescato che il mare pugliese offre. Tutti frutti sempre più difficili da ricercare, complice la pesca eccessiva e illegale. Più risultano irreperibili, più si è costretti a spostarsi sempre più lontano dalla costa per raggiungere una temperatura più bassa del mare in cui i pesci vivono in condizioni migliori. Ne è un esempio il gambero rosso, tipico anche delle acque pugliesi come quello di Gallipoli, la cui pesca è diventata sempre più difficile. La qualità è pressoché la stessa, il vero focus della questione è l'intensificazione per trovarli, lo sforzo e l'impegno raddoppiato che possono farci capire pur senza dati, le condizioni di salute del nostro mare. Un'altra conseguenza percepibile è l'omogeneizzazione del fondale: pian piano la diversità è diminuita, adesso visibilmente. Vivono sempre meno specie arborescenti, spugne che rendono l'ecosistema più fragile, meno resistente.
Sono molteplici i fattori che hanno portato ad una vera e propria crisi del settore che si è propagata con la pandemia, denunciata più volte da Coldiretti. Anche il fermo pesca biologico dal 31 luglio al 29 agosto per i compartimenti da Manfredonia a Bari e dal 6 settembre al 5 ottobre per il resto della regione.
La pesca in Puglia sta attraversando dunque, uno dei periodi più complicati mai vissuti prima d'ora anche per avere perso 1/3 delle imprese e 18 mila posti di lavoro e contestualmente un aumento delle importazioni dal 27% al 33%. È importante rispettare l'ambiente, mitigare gli effetti già in atto del cambiamento climatico con un forte aiuto e sostegno della politica per la funzionalità ecologica del nostro territorio.
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