A Barletta un murale contro la violenza sulle donne
A Barletta un murale contro la violenza sulle donne
La città

A Barletta un murale contro la violenza sulle donne: insieme si può sconfiggere

L'opera è stata realizzata dall’Osservatorio Giulia e Rossella in collaborazione con Coop Alleanza 3.0

Non si tratta semplicemente di un fenomeno. Le donne vittime di violenza, in tutto il mondo, sono ben il 35% della popolazione femminile. Ogni tre giorni una donna perde la vita per mano di un uomo, nella maggior parte dei casi all'interno delle mura domestiche, coinvolgendo nella spirale di violenza anche i propri figli. L'Organizzazione mondiale della sanità lo ha definito "un problema di salute di proporzioni enormi".

Ma qualcosa si può fare: insieme si può sconfiggere la violenza. Barletta, nella giornata giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, lo ha voluto scrivere sui muri. Lo ha fatto con un murale, realizzato presso il sottovia Alvisi e presentato questa mattina dall'Osservatorio Giulia e Rossella e da Coop Alleanza 3.0, alla presenza delle autorità cittadine e di alcune scolaresche.
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«Lo scrive sui muri e soprattutto prende decisioni importanti e consapevoli – ha detto la Senatrice della Repubblica, Assuntela Messina – Essere qui oggi è un gesto simbolico, ma rafforza la volontà di comunicare che questi temi sono assolutamente urgenti e necessari. L'impegno di noi tutti e l'impegno della politica, accanto ai cittadini e alle cittadine, è ancora più importante. Sono importanti atti di consapevolezza e scelte conseguenti, è importante che le giovani generazioni, attraverso modelli di comportamento sani, possano essere avviati davvero a percorsi importati per la loro vita futura».

I dati nazionali sono allarmanti e restituiscono un quadro complesso che si compone di innumerevoli forme di violenza: da quella fisica e sessuale a quella psicologica, passando per quella economica e per lo stalking. «Il territorio ci restituisce altrettanti dati importanti – spiega Tina Arbues, presidente dell'Osservatorio Giulia e Rossella, da venti anni in campo per assistere le donne vittime di violenza – Tra il 2018 e 2019 abbiamo accolto nel nostro centro antiviolenza 130 donne le quali hanno rappresentato le proprie situazioni di violenza che hanno coinvolto anche i propri figli, perchè la mano violenta colpisce la donna ma anche i suoi figli, direttamente o indirettamente».

La donna che denuncia, tuttavia, subisce violenza due volte. Anche il percorso post denuncia, infatti, è pieno di insidie che rendono difficile una piena riappropriazione della propria libertà. A livello legislativo qualcosa sta cambiando. Con l'entrata in vigore del Codice rosso, lo scorso 9 agosto, il legislatore ha voluto fornire un intervento più rapido della giustizia a tutela della vittima. Ma questo, spiega Tina Arbues, non basta: «Dopo la denuncia c'è un vuoto. Con il codice rosso, entro le 72 ore sia la donna che l'uomo vengono ascoltati dai magistrati. Ciò significa che nel giro di pochissimo tempo l'uomo è informato della denuncia che la donna ha sporto nei suoi confronti. La donna è in estremo pericolo, è scoperta. Molte volte si consiglia alla donna di allontanarsi dall'uomo, di allontanarsi dalla propria casa. Non è cosi che deve funzionare. Noi non vogliamo questo. Chiediamo fortemente che non sia la donna con i propri figli ad abbandonare la casa, ma è l'uomo violento che si deve obbligare ad andare via».

«È importante – ha proseguito la Sentarice Messina – che noi donne, accanto agli uomini, mettiamo in campo azioni di formazione e prevenzione. Sono importanti i gesti politici che non si limitino solo a riscontare un dato di cose, ma soprattutto incidano con una certa determinazione su un humus che ha bisogno di un impegno costante. Gli uni accanto agli altri, le une accanto alle altre».
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